·La vendetta della Lega parte da Regione e Comune di Pescara·

Non vogliono solo la testa di Mauro Febbo, vogliono un rimpasto nella giunta regionale d’Abruzzo che finalmente rimetta in equilibrio i rapporti di forza all’interno del centrodestra, vogliono le poltrone e gli assessorati  che non hanno ottenuto dopo le elezioni regionali per la debolezza dell’ex coordinatore Giuseppe Bellachioma, vogliono spezzare l’asse Marsilio-Febbo-Sospri, vogliono vendetta: perché loro, i leghisti, ogni volta che c’è stato da far eleggere un candidato di Forza Italia anche indigesto, vedi Carlo Masci a Pescara, si sono impegnati a testa bassa; ma ogni volta che si giocava al contrario, con un leghista da far eleggere, Forza Italia si è defilata. Anzi, peggio: ha tradito. E i leghisti hanno perso. 

Di Stefano con D’Eramo e Bellachioma

E’ scattata la resa dei conti mercoledì sera a Chieti, in un ristorante defilato che li ha accolti a mezzanotte inoltrata: c’era il parlamentare Luigi D’Eramo, il candidato sindaco sconfitto Fabrizio Di Stefano, il presidente della Tua Gianfranco Giuliante, il consigliere regionale Vincenzo D’Incecco, e poi Bagnai, Bellachioma, Sabrina Bocchino, il presidente del consiglio comunale di Pescara Marcello Antonelli e tanti altri. 

Marcello Antonelli

Hanno il coltello tra i denti, i leghisti: la sconfitta di Chieti e di Avezzano non la mandano giù, e Febbo deve pagare. Non solo perché sono convinti che l’apparentamento del ballottaggio di Mauro Febbo sia stato una finta, non solo perché alla fine sono mancati i voti di Forza Italia, ma per tutto quello che è accaduto prima, durante la campagna elettorale. Sia a Chieti che ad Avezzano la Lega è il primo partito, è chiaro che se i candidati sono stati sconfitti è perché Forza Italia prima e Febbo poi (almeno a Chieti), hanno giocato al massacro.

Così hanno scritto una lettera a Marsilio, che verrà consegnata oggi nel corso di un incontro tra il presidente della Regione e una piccola delegazione leghista che si presenterà con un fucile caricato non certo a salve, come è accaduto le ultime volte che D’Eramo ha lanciato un ultimatum, senza successo, alla Regione. Minacciano, i leghisti, di far saltare tutte le commissioni (e ieri è già si verificato un primo piccolo assaggio, col rinvio della Commissione Bilancio che doveva votare un finanziamento per il Napoli a Castel di Sangro), e non solo alla Regione ma anche e soprattutto al Comune di Pescara. Colpiranno anche qui, nel regno finora incontrastato di Carlo Masci, il primo sindaco di Forza Italia che ha beneficiato della lealtà leghista: un episodio, questo, che è stato ricordato nel corso della riunione notturna di mercoledì a Chieti da Luigi D’Eramo, che ha fatto l’esempio di Marcello Antonelli che lealmente, nonostante l’esclusione (a fregatura) dalla candidatura a sindaco di Pescara, poi si è messo alacremente al lavoro per fare eleggere Masci che si era fatto raccomandare a Roma da Nazario Pagano

Mauro Febbo

Sotto tiro quindi finiranno Regione e Comune di Pescara: nel mirino c’è la testa di Mauro Febbo (il cui assessorato  viene ora rivendicato a forza dai leghisti) ma anche la rivendicazione del ruolo e della forza della Lega rispetto a Fratelli d’Italia e alla stessa Forza Italia. Le sconfitte di Chieti e di Avezzano pesano, e la colpa, sostiene la Lega, è del resto della coalizione che non ha fatto il suo dovere. Gli effetti sulla Regione si vedranno nei prossimi giorni.

ps: una considerazione: quando il pd vince, non è per merito proprio, quasi mai e mai nel caso di Chieti e di Avezzano. Ma per demerito o tradimento di una parte del centrodestra. Una lezione che non imparerà mai.




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