·La strada della vacanza·

La strada della vacanza inizia nel tardo pomeriggio. 

Gli stessi chilometri di sempre. 

Ai lati è tutto uguale, solo un po’ più rovinato, vissuto, in qualche caso abbandonato.
Le case, sempre quelle. Il solito motel, chissà quando mai è stato in esercizio. Mi ci imbatto sempre nel percorso per andare al mare. Forse è per questo che sa di vacanza, di spiaggia e di sale. 

Ecco il solito ristorante. Chiuso, da molti anni. Un’insegna sbiadita promette ancora una sala per banchetti e piatti genuini. 

Gli alberi resistono nel primo tratto, corrispondente al vecchio tracciato di questa strada consolare. Poi cominciano le fabbriche. Per lo più diroccate. C’è stato un tempo in cui la zona era ricca di attività, iniziative, profitti. Al tempo in cui percorrevo questa strada con i miei genitori mi sembrava così. Negli anni 70 e 80. Un percorso vivo. A ogni passaggio una nuova fabbrica, un’abitazione, un negozio, un ristorante.

Le cose sono cominciate a cambiare negli anni 90. A ogni passaggio una insegna in meno, una luce che si spegneva, un’attività che chiudeva. 

Da lì in poi un lento ma inesorabile declino. 

Sulla strada della vacanza resistono i benzinai, i vini “produzione propria”, gli ortofrutta. In realtà ci sono pure nuove attività. Per esempio quel centro commerciale. E quel fast food. Non mi sembrano compensativi, però, di tutto ciò che si è perso. Solo una percezione soggettiva? Una proiezione dello stato d’animo? Può darsi. 

Il profilo del promontorio alla mia destra mi avverte che manca poco. In silenzio, a differenza del navigatore satellitare dal molesto e incongruo accento.     

Nel viale alberato di destinazione arrivo che è sera. Anche questo residence non ha più l’entusiasmo di quando è stato eretto. L’asfalto curvato dalle radici degli alberi, i muretti sbrecciati, i colori stinti. 

Da un po’ di tempo a questa parte i cambiamenti mi fanno pensare a un declino. Chi era bambino è ragazzo, chi era giovane è adulto, chi era anziano non c’è più. 

L’odore di pini e mare, che una volta irrompeva dai finestrini aperti, è respinto dall’aria condizionata che soffia nell’abitacolo. Accosto, spengo il motore della macchina, scendo. Lo sento ancora. L’odore di pini e mare. Una certezza che rassicura.

La strada della vacanza finisce all’ora di cena.

Non tutto è declino, però.

Perché chi non c’era adesso è qui. 

Una luce nel buio.

Ed io mi sento più forte.




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