·La scelta·

Da un po’ di tempo a questa parte sogno di non riuscire a fare ciò che devo.

Nel sogno, cerco di partecipare ad un incontro di lavoro ma indosso tuta e scarpe da ginnastica. Ho avuto l’accortezza di portare con me anche vestiti adeguati, ma non ho modo di cambiarmi. Nel palazzo dove si tiene l’incontro non riesco a trovare la sala. Quando infine la trovo, non riesco a comprendere ciò che accade. E’ come se i partecipanti parlassero una lingua diversa dalla mia. Sono io fuori posto, loro perfettamente inseriti nel contesto. Non riesco a dire nulla. Nemmeno il saluto che pure vorrei rivolgere.

* * *

In questo periodo ho incontrato molte persone che mi hanno rivelato interessi altri rispetto al lavoro che svolgono. Chi suona, chi recita, chi canta, scrive, cucina e chi dipinge. Tutte persone che, se avessero potuto, avrebbero volentieri fatto di quelle passioni il loro lavoro. 

Solo che. 

Solo che non ci hanno mai nemmeno provato. 

* * *

Intercetto per caso una versione di latino che transita in un pomeriggio di sabato. Il titolo è: “La scelta della propria strada”. Mia figlia, nel tradurre, sbuffa e si snerva. Eppure la versione affronta un tema eterno e a lei più vicino di quanto non immagini; il testo, che risale a duemila anni fa, colloca il momento decisivo per la scelta del proprio destino nell’adolescenza.

E’ certamente così. Voglio dire: quello è sicuramente un momento fatidico.

Per provare a capire cosa si vuole.

E poi per iniziare a provarci, almeno. 

* * *

Bisognerebbe non smettere mai di cercare se stessi. 

Fare in modo di essere ciò che si si fa. 

Questa corrispondenza non impedisce di misurarsi con le difficoltà di fare fronte a ciò che si è chiamati a fare.

Anche un pittore, uno scrittore o un musicista possono avere il complesso della tela, del foglio o dello spartito bianchi. E non sarebbe meno angoscioso di quanto non sia per chi svolge un qualunque altro lavoro.

Ognuno vede della propria dimensione le difficoltà e di quelle degli altri i pregi. 

Ignorando, spesso, le fatiche, i rischi, i timori che si incontrano in ogni percorso.

E’ sicuramente confortevole dipingere o cantare o scrivere quando se ne ha voglia. Lo è molto meno quando lo si debba fare in un tempo dato, in un momento definito e deciso da altri.

Pure un impiego alla scrivania può essere visto come una chimera quando non si riesca a comporre la canzone che per contratto devi fornire entro pochi giorni al discografico.

E probabilmente anche a un musicista pop capita di sognare che deve andare a Sanremo e di non trovare il teatro Ariston, e quando poi lo trova, di non riuscire a orientarsi, a farsi comprendere, circondato da gruppi di musica metal  scandinava. 

E magari, quando poi si sveglia, pensa che se rinascesse farebbe di tutto per conquistare un impiego alle poste.

E chissà cosa sogna un impiegato delle poste.

* * *

La ricerca di se stessi è un impegno che dura una vita. Anche perché non c’è un unico se stesso da trovare. Siamo in continuo divenire e cambiare. Il punto di equilibrio si sposta sempre. 

Forse è proprio in questa fase di aggiornamento che capitano i sogni nei quali non ci si orienta più nel contesto noto.

Non si tratta di rivoluzionare la propria vita ma di aggiornarla. Fare un upgrade. 

Stanotte spero di sognare questo. Che mi propongano l’aggiornamento del  sistema operativo. 

Se mi chiedono che viglio fare, accetto di installarlo. 

Sperando che il mio hardware non sia troppo obsoleto.




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