·La sanità dei desideri·

E’ arrivato al ministero della Salute il nuovo piano di riqualificazione del servizio sanitario d’Abruzzo. Atteso a luglio, anticipato a settembre e formalizzato soltanto ora, alla vigilia del tavolo di monitoraggio previsto per l’11 novembre. Ma è ancora solo e soltanto una bozza. E manca il piano effettivo sulla rete ospedaliera: e non si sa se per tattica (per evitare che insorgano di nuovo tutti i territori) o perché le idee alla Regione non ce le hanno ancora chiare.

Silvio Paolucci e Luciano D'Alfonso

Silvio Paolucci e Luciano D’Alfonso

Intanto, il commissariamento: l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci scrive che è intenzione della Regione uscire dalla gestione commissariale entro il 30 novembre e dal piano di rientro al termine del prossimo triennio. Per farlo, dovrà però presentare due decreti commissariali: uno per l’aggiornamento della classificazione dei presidi ospedalieri nell’ambito della rete di emergenza -urgenza; l’altro per indicare in quali tempi trasferirà le spettanze residue dal bilancio regionale al bilancio della sanità. E non sarà facile.

E finalmente, nero su bianco, c’è l’Azienda unica, quindi un manager unico sotto il quale ci saranno cinque sottosezioni con un direttore operativo di territorio (che sovrintenda alle attività ospedaliera e territoriale) e un responsabile sanitario. L’Azienda unica quindi concentrerà le funzioni contabili e amministrative eavrà un centro unico di acquisto: d’altronde le prove generali sono state già fatte a Pescara poco tempo fa quando la Asl del capoluogo adriatico ha gestito il bando sociale per l’assistenza sanitaria integrata per tutte e quattro le Province.

Ma la nuova geografia sanitaria, che nel disegno delle aree omogenee e delle reti ospedaliere prevede l’accorpamento di Sulmona con Popoli e Castel di Sangro, schiaccia prepotentemente le ambizioni aquilane, e qui infatti le resistenze sono fortissime.

medici

La riqualificazione della rete ospedaliera comporterà una riduzione del personale del sei per cento rispetto all’attuale dotazione. E poi nel piano ci sono tante, tantissime buone intenzioni: tipo quelle annunciate dal presidente Luciano D’Alfonso in campagna elettorale che finora si sono tradotte in bruscolini. Eccone alcune:

“La Regione intende imparare ad ascoltare e a rispondere velocemente alle esigenze dei pazienti e delle loro famiglie; incentiverà l’assistenza domiciliare dei malati cronici; concentrerà gli ospedali per specialità; potenzierà la medicina del territorio”.

C’è un altro problema da superare, ed è quello della forte mobilità passiva: l’Abruzzo nel 2014 ha avuto un saldo di -71,6 milioni di euro. I pazienti abruzzesi vanno a curarsi prevalentemente nelle Marche (38%), nel Lazio (20), in Emilia (15), Lombardia (7) e Molise (5). E’ Pescara che detiene il record della mobilità passiva (2.794 casi), seguita a ruota da Teramo (1.589 casi).

Silvio Paolucci

Silvio Paolucci

Per questo piano, la Regione ha impiegato quasi un anno e mezzo di lavoro. Ascolto, è la parola che Silvio Paolucci usa di più nel piano presentato a Roma: ascolto dei pazienti e ascolto dei professionisti della sanità. Per far questo, aggiunge, “occorre che gli operatori del servizio sanitario siano orgogliosi di essere parte di un sistema che funziona, che valorizza i professionisti rimettendo il merito quale unico parametro per indirizzare gli investimenti”.

Bello da leggere, difficile da mettere in pratica. Ed è troppo tempo che i malati aspettano.




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