·Non c’è posto per Giorgio·

Com’è bello e com’è brutto lavorare per il pubblico: dipende da chi sei, cosa fai e soprattutto con chi stai.
Per esempio: Giorgio D’Ambrosio, i cui fasti appartengono ormai a epoche giurassiche, è stato sospeso dal Comune di Pescara dopo la condanna per peculato per l’uso improprio dell’auto dell’Ato. Lui, ex di tutto e da qualche tempo segretario del Psi, si era accontentato da qualche mese di un posto da impiegato nel gruppo consiliare del partito al Comune di Pescara, di cui è dipendente da tempo immemorabile, pur avendo lavorato poco e niente per via della politica. Ad affidarglielo un vecchio compagno, Riccardo Padovano. Ma in carica è durato pochissimo: è bastata una condanna per farlo defenestrare. Provvedimento disciplinare, rigida ed esemplare applicazione della legge che prevede, in caso di condanne per determinati tipi di reati, la sospensione immediata. Detto fatto.

Giorgio D’Ambrosio

Tutta un’altra storia quella che si discuterà martedì davanti alla Corte dei Conti: un direttore generale della Provincia di Pescara che non ha mai lavorato e pur non avendo mai lavorato ha intascato la bellezza di un milione e mezzo di euro che ora l’ex giunta provinciale rischia di dover rimborsare di tasca propria. Uno scandalo di 17 anni fa: Edoardo Barusso fu nominato nel 2000 ma poi la Provincia ci ripensò: un po’ perchè le polemiche che si scatenarono dopo la nomina raccontavano di un incarico attribuito senza alcuna comparazione con altri curricula, e poi perchè Barusso aveva lavorato in precedenza a Trieste ma il suo rapporto di lavoro si interruppe a causa di due inchieste, aspetto che non appariva nella domanda presentata alla Provincia di Pescara. Insomma, non proprio una nomina ineccepibile. Nonostante tutto, lui fece causa e ottenne un sostanzioso risarcimento, che gli fu confermato anche dalla Cassazione. Ora la Corte dei Conti dovrà decidere se la giunta dell’epoca (presidente Giuseppe De Dominicis, ora nella segreteria del vice presidente della Regione Giovanni Lolli) dovrà rimborsare quella cifra: presidente e assessori rischiano quindi la condanna per danno erariale e potrebbero essere chiamati a restituire la bellezza di un milione e mezzo di euro, circa 200 mila euro a testa.

Pino De Dominicis

ps: è chiaro che la paura fa novanta: e con D’Ambrosio, dopo la condanna, nessuno vuole rischiare.




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