·La rivincita dell’analogico·

Leggo che la cosiddetta “intelligenza artificiale” prenderà presto il sopravvento su quella umana. Secondo le previsioni degli esperti, fra tre anni i computer saranno in grado di batterci in qualunque gioco: Ruzzle, Candy Crush, Poker, Briscola. Fra dieci anni potranno scrivere un buon tema di liceo e comporre canzoni di successo. Fra trenta scriveranno best seller e saranno degli ottimi chirurghi. Fra 45 anni sapranno fare qualunque lavoro meglio di noi. Entro i successivi ottanta anni, l’uomo diventerà ininfluente. Scenari apocalittici e inquietanti.
Al tempo stesso, leggo pure di un’altra tendenza, certamente più riassicurante, e che viene definita “la rivincita dell’analogico” (dal titolo di un libro, non ancora edito in Italia, del giornalista canadese David Sax). Anche questa tendenza, come la progressiva sostituzione delle nostre abilità con quelle delle macchine, è sotto gli occhi di tutti. Già da qualche anno sono tornati a vendersi i dischi in vinile e quindi pure i piatti per la riproduzione e le puntine. Di recente, invece di sparire, hanno ripreso vigore le vendite dei rullini. E’ ricomparsa persino la cara, vecchia Polaroid, quella che stampava le foto subito dopo lo scatto (il marchio ha cambiato proprietà, ma poco importa). Per un regalo della prima comunione, con la Polaroid si fa un figurone. Sembra di essere di nuovo nel 1978. A trainare le vendite non sono, come si potrebbe pensare, i 40/50/60 enni ed oltre, ma la generazione Millennial, quella nativa digitale, che si avvicina a questi dispositivi, che per tutti noi “anta” sono reperti, come a dei prodotti tecnologici. In effetti, per chi è nato con le immagini immagazzinate nella memoria del telefonino, scoprire che una foto si può toccare, che ha un odore, che si può impolverare, incorniciare, strappare, è un qualcosa che può persino stupire. Un’invenzione.

Nel 2016, a sorpresa, si è invertito il rapporto tra libri cartacei ed e-book: dopo quasi un decennio, i primi sono tornati a vendere di più ed i secondi di meno.
Pare che tutto questo corrisponda anche ad un bisogno legato alla conoscenza. Non basta l’intelletto. L’uomo ha ancora bisogno di assaggiare, mordere, toccare, annusare. Anche quando legge. Anche per imparare. La rivincita della carta e dell’acaro.
Le due tendenze, quella delle future e pervasive applicazioni dell’intelligenza artificiale, e questa del ritorno al mondo analogico, sono effettivamente in contraddizione?
Non saprei dire. Per quanto mi riguarda, ho cominciato a comprare i libri in doppio formato. Quello cartaceo, che preferisco, lo uso quando sono a casa. Quello digitale, che mi piace meno, ma ha il pregio, grazie al telefonino, di essere sempre disponibile, lo uso in metropolitana o in sala attesa, nei tempi morti che, ogni tanto, capitano pure nella vita frenetica in cui ci dibattiamo. E’ grazie a questo doppio formato che ho ricominciato ad arrivare alla fine di qualche libro.
Il rapporto tra intelligenza artificiale e rivincita dell’analogico, forse, sta più o meno nel medesimo meccanismo. Tra il tutto analogico ed il tutto digitale, ci sarà un punto di equilibrio in cui convivranno l’uno e l’altro, ciascuno per ciò che di meglio sarà dare.
Ora io dico una cosa: teniamoci pronti, nel momento in cui ci dovessimo sentire minacciati nelle nostre prerogative e competenze, a combattere e ad alzare le barricate. Potremmo anche provare, però, a condurre una trattativa per un’equa divisione dei compiti, secondo le rispettive attitudini. Ai computer di domani potremmo fare una proposta: “Visto che siete così bravi, facciamo che voi costruite, vendete, giudicate, insegnate, in una parola lavorate, e noi sentiamo dischi, leggiamo libri, gustiamo cibi, guardiamo il tramonto, in una parola viviamo”. Secondo me ci cascano.




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