·De Vincenti e due misure·

E’ l’argomento politico del momento, molto utilizzato dai detrattori del Pd ma maneggiato con cura anche dai sostenitori democrat: è il Pd il vero carburante dei grillini, e se non accade sempre, accade comunque molto spesso.
Per esempio. Lunedì il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti è stato in Abruzzo, accolto naturalmente con tutti gli onori. Nell’agenda del presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e nel programma del ministro sono indicate due tappe: alle 15.30 all’Aquila e alle 18 a Mosciano Sant’Angelo. Il ministro arriva con l’auto blu e con gli onori che merita, e ci mancherebbe pure.

De Vincenti lunedì all’Aquila

Tanto che nel primo pomeriggio nel capoluogo di regione partecipa al comitato di indirizzo e di controllo per la gestione del Patto per lo sviluppo della Regione. Lui presiede, addirittura, insieme al governatore,

“allo scopo di valutare direttamente lo stato di attuazione degli interventi previsti ed esaminare eventuali criticità”.

De Vincenti ha un rapporto stretto con D’Alfonso, tanto che durante il governo Renzi le visite dalfonsiane, ben documentate da foto in tutte le salse e in tutte le pose, avevano periodicità asfissiante. Poi alle 18, via di corsa a Mosciano Sant’Angelo, centro congressi Blu Palace, per l’assemblea regionale del Pd a sostegno della candidatura di Matteo Renzi. Alla presenza del ministro. Che così mischia sacro e profano, cioè attività governativa a quella politica. Come successe in occasione del referendum, quando l’ex premier venne a Pescara, invitato al Festival delle letterature.

L’argomento è delicato: la linea di demarcazione è sottile, e se un ministro usa l’auto blu e tutti i benefit delle trasferte per un evento legato alla sua attività per carità non c’è nessun abuso, neppure se a quell’evento poi si abbina una manifestazione politica che niente ha a che fare con l’attività di ministro. Ma oltre alle procure e alle ipotesi di reato c’è l’etica, il buon gusto, l’eleganza, che però non fanno parte del corredo dei politici dei nostri tempi. E figuriamoci.
Se le denunce dei grillini per l’uso improprio di auto blu e dei benefit ministeriali vengono tacciate di populismo, bene: sono però denunce populiste ma giustissime. Perchè non si possono sempre prendere i classici due piccioni e perchè è politicamente scorretto abbinare il patto per lo sviluppo ai referendum o alle manifestazioni pro-Renzi.

L’Abruzzo ci è già passato nell’autunno scorso, congelato e immobilizzato da una campagna referendaria ventre a terra per quattro mesi buoni, così come invitava a fare il governatore abruzzese, per poi ritrovarsi in condizioni disastrose, a cominciare dai fondi comunitari per la nuova programmazione 2014/2020. Ma che fa, adesso bisogna fare campagna elettorale per Renzi.
ps: alla fine della fiera, tra frizzi lazzi referendum e campagna congressuale, se ne saranno andati dieci mesi di lavoro, altro che storie. E dovremo ringraziare Renzi: si fa per dire, eh.





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