·La notte io, non so·

La notte io, non so.

Un interruttore, da qualche parte, si posiziona sul tasto on.

Si alza la pelle e sento tutto. Il tempo, la vita. Quello che ho trovato e quello che mi è sfuggito. 

E’ un momento diverso. Salgono le lacrime. Le ho addosso. Le mie e quelle di tutti. 

Perchè la notte sono io, sono tutti.

Sono chi mi ha cresciuto e chi cresco. Sono chi mi sta accanto. Sono le persone che ho incontrato, sfiorato, intravisto. 

La notte io, non so. 

Non so, Amore mio.

Nel silenzio, ascolto tutte le voci che mi hanno parlato, anche se non le ho volute sentire. Perché è specialmente di notte che certe voci ti vengono a cercare, ti chiamano e raccontano. 

Rivivo i dolori e le gioie. 

Perché la notte ha dato e portato via. Amori, sogni, persone. 

Maledetta e dolce notte. 

E maledetto me. Quella volta in cui non c’ero. 

La notte scrivo, perché di giorno non posso. 

Così ho di nuovo un juke box e un divano sul quale far tardi. 

Il telefono invece no. Al massimo un gettone. Messo da parte per una chiamata. Quella ancora da fare. 

La notte è buia, eppure vedo chiaro. Così mi sembra, almeno. 

Prendo decisioni che resistono al mattino dopo.

E’ un momento espanso. 

Sconfiggo i ladri, riprendo tutto quello che mi è stato rubato o che non ho saputo difendere. 

Perché la notte, eh, la notte, vi ho tutti con me. Insieme ai sogni miei. Non vi lascio più andare via.

Certe volte, invece, la notte fa paura. Dal passato porta i dolori. Nel futuro proietta le ombre. 

Ho di nuovo quindici anni. Un attimo dopo sono molto più in là.

Ritrovo il desiderio di diventare grande. Vivo la paura che sia tutto alle spalle. 

Perché io ho letto, su una lavagna, scritto da chi sapeva mancargli poco, il timore di perdersi. 

La notte io, non so. 

Non so, Amore mio.




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