·La legge-vergogna: sanità e aiuti solo ai residenti·

Prima gli abruzzesi.

La Costituzione è carta straccia, in Abruzzo. La Regione a guida centrodestra ha presentato un progetto di legge firmato dalla Lega che introduce il principio della residenzialità per erogare prestazioni sociali e sanitarie, socio-assistenziali, per il trasporto pubblico, la casa e i servizi scolastici. Un’applicazione in formato ridotto dello slogan salviniano “Prima gli italiani”, che qui diventa una farsa tragicomica. L’iniziativa è di Pietro Quaresimale, Sabrina Bocchino e Fabrizio Montepara. Una norma che si salda con quella presentata dalla stessa Bocchino con Lorenzo Sospiri e Guerino Testa che introduce invece il “Fattore famiglia” come criterio di accesso alle prestazioni socio-sanitarie. Ma che probabilmente si fonderanno, quanto prima.

Per i firmatari della Lega (e per chi del centrodestra approverà questa legge) questo significa che se non sei abruzzese e soprattutto sei povero, stai a casa, non hai diritto all’assistenza sociale e sanitaria, non ti curi, non mangi, non prendi il bus, non mandi i bimbi a scuola. Una legge che fa carta straccia del principio di uguaglianza, della Carta costituzionale, dei valori di solidarietà. Una legge aberrante, tra l’altro concepita con la consapevolezza che leggi simili sono state impugnate e dichiarate illegittime dalla Consulta, ma la propaganda prima di tutto. Vale la pena riscriverlo l’articolo 3 della Costituzione:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

Eccola, la legge della vergogna: la Regione istituisce il fattore della residenzialità quale specifico strumento per la determinazione dell’accesso alle prestazioni erogate dalla Regione o da altri soggetti che beneficiano di finanziamenti elargiti dalla stessa Regione. Un principio che si salda con la legge presentata da Sospiri & c. che prevede il fattore famiglia e agevolazioni in base al numero dei componenti, alla presenza o meno di persone anziane o affette da disabilità, all’età dei figli, anche questa però con molti dubbi di costituzionalità.

In particolare, la Lega stabilisce come criteri preferenziali: l’attività lavorativa esclusiva i principale in Abruzzo; da almeno cinque anni (punti 5); da almeno 10 anni (punti 10); da almeno venti anni (punti 20). Insomma, una graduatoria in piena regola su chi è più abruzzese degli altri.

Anche il Fattore famiglia, secondo i suoi ideatori, trova applicazione nei seguenti ambiti: prestazioni sociali e sanitarie, comprese le compartecipazioni alla spesa; servizi socio-assistenziali; misure di sostegno per l’accesso all’abitazione principale; servizi scolastici, di istruzione e formazione, anche universitari, comprese l’ erogazione di fondi per il sostegno al reddito e per la libera scelta educativa; trasporto pubblico locale.

Ci sarà quindi un Osservatorio per l’attuazione del Fattore famiglia, e ci sarà un altro osservatorio che dovrà stabilire chi è più meritevole in base al criterio dell’abruzzesità, che vuole introdurre la Lega: verificando magari da quante generazioni sei abruzzese, controllando il luogo di nascita di nonni e bisnonni. E siccome per l’accesso alle prestazioni è necessario anche lavorare in Abruzzo, sarà svantaggiata la famiglia il cui coniuge è costretto magari a lavorare lontano da casa. 

Una manovra elettorale, propagandistica, destinata ad essere cancellata, che ieri è stata comunque portata in Quinta commissione. 

La Bocchino con Salvini

E pensare che ci hanno pure studiato, per vedere se altre Regioni avessero adottato provvedimenti simili. 

In effetti, la Provincia autonoma di Trento nel 2012, per dare finanziamenti alle persone non autosufficienti, aveva stabilito il requisito di almeno 3 anni di residenza continuativa per un “assegno di cura”; oppure il Friuli Venezia Giulia nel 2011 almeno due anni per i fondi contro povertà e disagio sociale e assegni di studio; o la Valle d’Aosta nel 2013, almeno otto anni. Tutti interventi che sono stati dichiarati costituzionalmente illegittimi dalla Corte Costituzionale.

In altri casi, dove cioè vengono stabiliti solo “criteri di precedenza” e non di accesso puro e semplice, come in Veneto dove era prevista la residenza  o il lavoro nel territorio per almeno 15 anni, guarda un po’, anche qui la legge di due anni fa è stata bocciata perché illegittima. 

Tutti casi annoverati nella relazione di accompagnamento dalla Regione Abruzzo che indefessa, va avanti per la sua strada, sfidando buon senso, leggi e senso di giustizia.

Guerino Testa

Ieri in commissione è andato in onda uno scontro durissimo: il capogruppo Pd Silvio Paolucci ha presentato migliaia di emendamenti. Alcuni in chiave ironica, anche se c’è davvero poco da ridere: come l’istituzione di un tribunale speciale per la verifica del grado di abruzzesità, o le prove a cui dovranno essere sottoposti le famiglie che hanno bisogno di sostegno, come la prova del rostello o quella del dialetto. 

ps: Da sganasciarsi dalle risate, se non fosse che questo è l’Abruzzo che siamo diventati. E più che ridere, fa davvero piangere.




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