·La figuraccia di Liris·

Il fascino delle doppie poltrone colpisce ancora. Solo che è andata male, malissimo a Guido Quintino Liris medico e assessore regionale al Bilancio della Regione Abruzzo (Regione che anche in piena emergenza Coronavirus continua a incartarsi con incarichi, consulenze e nomine), che alla fine di un incredibile teatrino, ha rimediato una porta in faccia.

Guido Quitino Liris

E così qualche giorno fa Liris, di Fratelli d’Italia, a quanto pare dopo uno scontro col presidente Marco Marsilio, ha inviato una nota al direttore generale della Asl dell’Aquila Roberto Testa per chiedere “l’interruzione dell’aspettativa a suo tempo concessa” e il reintegro nella struttura “da te diretta”. Insomma, l’assessore ex An e poi Forza Italia voleva tornare a fare il medico. In Abruzzo i fedelissimi applaudono a scena aperta: ma che bravo Liris che in emergenza Coronavirus torna in trincea. Ma quale trincea. E quale camice.

Il manager Roberto Testa

Nello stesso giorno il direttore generale della Asl prontissimamente risponde, e lo riaccoglie a braccia aperte. Ma non in trincea, bensì nello staff della direzione generale, con contratto part time, dietro una scrivania.

“E’ con vivo piacere ed entusiasmo che sono a rilasciarle il mio nulla osta a una sollecita riassunzione in un momento così particolare di emergenza sanitaria, nel quale la sua esperienza di medico igienista e il suo impegno sociale costituiscono quel connubio di cui l’azienda ha bisogno – scrive Testa – Nell’accoglierla a bordo di questa azienda, vorrà concordare le modalità di rientro e di svolgimento della sua attività condivisa con lo scrivente pari al 30 per cento del suo debito orario settimanale che vorrà svolgere in staff a questa direzione”.

Pagato quindi due volte: una come consigliere regionale e un’altra come dipendente Asl. Per il Pd e per la parlamentare Stefania Pezzopane che presenta un’interrogazione parlamentare, è uno scandalo morale e politico: il controllore (cioè un assessore) che nomina i direttori generali, ottiene un incarico dal controllato (cioè il direttore della Asl, che riceve dalla giunta regionale i voti ogni tot mesi del suo mandato). 

Ecco cosa scrive la Pezzopane al ministro Speranza:

“Sconcertanti le affermazioni di Marsilio e di Biondi (che avevano sostenuto la richiesta di Liris) evidentemente complici di questa allucinante operazione fatta in disprezzo delle leggi e delle competenze interne alla Asl che certo vengono per l’ennesima volta umiliate. Marsilio, Biondi, Testa ed i suoi dirigenti sono tenuti a conoscere le leggi. E non possono ignorare la legge 165/2001 ed altre norme in materia di anticorruzione. Con tutta questa faccenda, come è chiaro, il camice bianco ed il ritorno all’impegno in corsia non c’entra proprio nulla. Chiedo al Ministro di fare luce su questa vicenda allucinante e che vengano acquisiti gli atti anche attraverso una ispezione ministeriale”.

E in effetti tutto avviene mentre l’Abruzzo è in piena emergenza Covid con medici e infermieri che lavorano senza tutele e senza tamponi.

“Le risorse per la direzione strategica all’assessore Liris le trovano, mentre per il personale no. Davvero una vergogna”,

conclude Pezzopane.

E in effetti la Asl è un ente pubblico e “gli incarichi dirigenziali, interni e esterni, nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici o negli enti di diritto privato in controllo pubblico sono incompatibili con la carica di componente della giunta e del consiglio”, così stabilisce la legge.

Il centrodestra minimizza, la Asl va avanti per la sua strada e riammette in servizio l’assessore che torna al lavoro il 2 aprile, senza informare la Regione. Liris, dopo lo scandalo e le interrogazioni, si affretta a riscrivere al direttore generale rinunciando allo stipendio ma a quel punto, nello stesso giorno, il dg fa dietrofront e con Marsilio sempre silente, revoca la nomina.

L’entusiasmo e il piacere di riaccogliere l’assessore da parte del dg Roberto Testa quindi scompaiono di fronte all’offerta di un lavoro volontario. E tutto finisce a tarallucci e vino: Liris non torna a fare il medico, sia pure dietro una scrivania, ma il fatto, il carteggio, i silenzi, rimangono. E la figuraccia pure.




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