·La discarica e i nomi eccellenti·

C’è anche Massimo De Cesaris, l’imprenditore arrestato nel 2008 insieme all’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso per lo scandalo Housework (entrambi assolti), tra i dieci indagati nell’inchiesta sulla discarica Santa Lucia di Atri, sequestrata qualche giorno fa su ordine del pm Davide Rosati, accolto dal gip Domenico Canosa.

E non è l’unico indagato eccellente: con lui anche Franco Gerardini, attuale responsabile del servizio Rifiuti della Regione Abruzzo, che all’epoca era direttore generale del consorzio Piomba Fino. De Cesaris è il legale rappresentante di Atri ambiente, ditta esecutrice dei lavori; Nicola Frattura, direttore tecnico del consorzio, Nicolino Luongo, direttore generale del consorzio, Davide Pompei, direttore tecnico, Vincenzo Di Cretico, direttore dei lavori, Amedeo D’Aurelio, responsabile unico del procedimento, Carlo Centorame, collaudatore, Francesco Rosmarini, direttore tecnico dal 2017 fino a oggi e Primo Falcioni, direttore dal 2015 al 2017.

Franco Gerardini

Tantissime le irregolarità contestate che da tempo erano al centro delle proteste dei residenti. Prima fra tutte l’ampliamento del 2015, non conforme al progetto autorizzato secondo l’accusa, e quindi con una quantità di rifiuti superiore alle volumetrie. I reati contestati sono la violazione al testo unico ambientale. Secondo il magistrato, i dieci indagati

“realizzavano la discarica in assenza della prescritta autorizzazione dell’ Aia (l’autorizzazione integrata ambientale (ndr) del 6 febbraio 2009 rilasciata dalla Regione Abruzzo, la stessa risultava essere inosservata in quanto l’attuale invaso della discarica non era conforme al progetto approvato relativo alla citata autorizzazione”.

Secondo la Procura quindi

“l’invaso della discarica realizzato in difformità al progetto approvato (pertanto con una capacità superiore al citato progetto) necessitava del prescritto procedimento di riesame della predetta Aia al fine dell’esercizio della discarica in questione, procedimento che non veniva perfezionato”.

La discarica, che ospita rifiuti di Roma, ha quindi contenuto più immondizia di quella autorizzata.

“Visto lo stato del riempimento attuale emerge ad avviso del ct del pm, facendo riferimento ai quantitativi di rifiuti abbancati e considerando il più alto valore di compattazione, che tale invaso era stato realizzato con una volumetria superiore a quella del progetto e che le volumetrie autorizzate, sempre sulla base dei quantitativi abbancati, erano già state superate con conseguente contrasto dell’attuale esercizio della discarica con l’autorizzazione attualmente vigente”.

E continua il provvedimento:

“Tale difformità, seppur comunicata alla Regione Abruzzo ed al titolare dell’autorizzazione, di fatto non veniva mai sanata, tanto che oggi l’invaso realizzato e gestito risulta difforme rispetto al progetto approvato del 2009. Con apposita strumentazione l’Arta ha rilevato, in data 9-11-2017, uno sforamento di 9.387 mc in più rispetto a quelli assentiti.

La Regione ha comunque detto no a un nuovo ampliamento.

Col sequestro eseguito dal Noe, finalmente una risposta ai tanti interrogativi e alla mobilitazione dei cittadini. Il comitato di Santa Lucia, in prima linea contro l’ampliamento della discarica, fino all’estate scorsa aveva sollevato interessanti interrogativi: “Da anni noi subiamo l’andirivieni di camion, la puzza, la paura di vivere a fianco ad una grave fonte di inquinamento che nessuno sa neppure come bonificare. E per cosa? Perchè i dirigenti del Consorzio Piomba-Fino continuano a voler ampliare l’invaso di Santa Lucia? Conviene economicamente? Sicuramente no per il nostro Comune, che ha un debito di quasi 500.000€ (ancora da inserire in bilancio, peraltro). Conviene ai cittadini atriani? No, i Comuni del Consorzio (Atri, Silvi, Pineto e la Valfino) non conferiscono nella discarica di cui sono proprietari ma pagano altre discariche e altri gestori. Conviene alla salute? No, il nostro territorio tra qualche anno farà i conti con le migliaia di tonnellate di spazzatura di dubbia natura accumulati in 30 anni e senza i soldi per la bonifica, mai accantonati dal Consorzio (come invece prevedeva la legge).”




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