·La direzione Pd come un saloon·

Poteva finire a botte e per un pelo non è successo. La direzione regionale del Pd ieri sera ha messo all’angolo il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, già reduce da una giornata nervosa. Uno scontro durissimo con Maurizio Teodoro si è concluso a male parole, con un’appendice a direzione conclusa, in una via del centro storico di Pescara quando un gruppo composto da Enzo Cantagallo, Antonio Castricone, Teodoro e Leila Kechoud ha incrociato, faccia a faccia, il governatore con due persone. Quasi come in un film western i due gruppi si sono guardati ma solo quando il presidente della Regione li ha apostrofati con un “allora?” e poi li ha superati, un insulto è stato indirizzato alle sue spalle. Per fortuna non ci sono state reazioni.

Ma il momento più caldo si registrato proprio durante la direzione quando, al microfono il parlamentare Toni Castricone, Dalfy si è alzato dalla sedia per tentare di controbattere e Maurizio Teodoro, dietro di lui, gli ha intimato di sedersi:

“Tu ti devi sedere, tu non vali niente”,

gli ha urlato. A quel punto il governatore si è messo anche lui a strillare:

“Cosa ci fai tu qui?”

e rivolgendosi al segretario regionale Marco Rapino:

“Che ci fa Teodoro qui, lui che cambia partito ogni tre mesi?”.

A quel punto sono arrivati quasi alle mani. Qualcuno ha fatto notare a Dalfy che in quell’occasione non era prevista una votazione e quindi Teodoro, che non è più organico al Pd anche se è stato consigliere regionale (e il fratello è in giunta a Pescara), avrebbe potuto tranquillamente assistere al dibattito.
Ma il primo a far perdere la pazienza a D’Alfonso era stato proprio Castricone, che lo aveva messo pesantemente in mora per aver insultato il segretario del Pd Enzo Cantagallo, colpevole di aver lanciato la sfida per il capoluogo di Regione.

“Tu Luciano non ti puoi permettere di dire che un esponente del tuo partito dice cose che sono frutto dell’alcol, anche perché come sai Cantagallo non ne fa uso”.

Toni Castricone

Anche Cantagallo ha preso la parola per ricordare che all’assemblea di Napoli si era detto che il Pd deve essere un partito moderato.

“Mi sono ritrovato invece in un partito non mio – ha detto l’ex sindaco di Montesilvano davanti ai colleghi aquilani come Cialente, Lolli, Pezzopane – Non mi meraviglio degli insulti che sono arrivati da chi non conosco e non mi conosce, mi meraviglio del fatto che D’Alfonso, che invece conosce me e i miei figli e la mia famiglia, e soprattutto conosce le mie vicende molto simili a quelle da lui vissute, si sia espresso così nei miei confronti. Lui, che si sta laureando in giurisprudenza, conosce sicuramente anche il concetto di reiterazione del reato, e così quando ha scritto e detto in duplice sequenza che le mie affermazioni erano folcloristiche e dettate dall’alcol, ha reiterato il reato. Tutto ciò è reso ancora più grave dal fatto che lui sa benissimo che io non bevo”.

Ma il bello doveva ancora venire: il carico da undici alla fine ce l’ha messo Tommaso Ginoble, parlamentare Pd di Teramo, nemico numero uno del governatore.

“E adesso non pensare che decidi tutto tu e che deciderai tu le candidature dei collegi per le elezioni politiche. Tu con la tua aria di superiorità stai rovinando il partito. Noi ci troveremo intorno a un tavolo col segretario regionale e diremo la nostra, noi stiamo sul territorio, tu devi stare al posto tuo”.

Insomma, un parapiglia mai visto: si doveva parlare di candidature, di Nuova Pescara, e del capoluogo, ed è finita in rissa.
ps: Ma forse è il segno che il Pd si sta svegliando.




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