·La corsa ai ripari della Regione·

Forse a qualcosa è servita, la tragedia di Rigopiano. E’ servita a mettere giudizio. E la Regione, che aveva lasciato scoperto per un anno l’Ufficio Valanghe, che aveva trasferito il dirigente al servizio Energia, che non aveva letto il bollettino Meteomont né pubblicato l’allerta del 17 gennaio, quella che indicava con punteggio 4 su 5 il rischio valanghe nella zona di Rigopiano, ieri alle 15.22 ha diramato un comunicato stampa, addirittura, per annunciare il nuovo bollettino Meteomont:

“In data odierna – si legge – è stato emesso il Bollettino Meteomont relativo al pericolo valanghe sui principali massici della regione Abruzzo. Il bollettino mette in risalto come le precipitazioni attualmente in atto e quelle previste per le prossime 24 ore, nevose sin dalle quote medie, potranno raggiungere forte intensità sul versante nord orientale del gruppo Gran Sasso, determinando in questa area un aumento localizzato del grado di pericolo sino a “Forte 4”.

Il sottosegretario delegato alla Protezione civile

Tutto quello che sarebbe bastato fare quel maledetto 17 gennaio. Ma non si ferma qui la corsa ai ripari. Sempre ieri il sottosegretario Mario Mazzocca ha annunciato l’istituzione di un Servizio regionale multirischio, al quale, sostiene, stava lavorando già da un anno. Nei giorni successivi alla tragedia è una gara a riempire uffici scoperti, a nominare dirigenti, a mettere le pezze nella gestione fallimentare della Protezione civile: così il 27 gennaio, una settimana e poco più dopo la tragedia di Rigopiano, la giunta regionale nomina in stretta sequenza Giancarlo Misantoni dirigente del Servizio Genio civile Teramo del dipartimento Opere pubbliche e governo del territorio; Vittorio Di Biase dirigente del Genio civile di Pescara e ad interim anche di Chieti; Domenico Longhi diventa dirigente del Servizio Valutazioni ambientali del dipartimento opere pubbliche e governo del territorio; Carlo Giovani viene nominato dirigente del Servizio Genio civile dell’Aquila nell’ambito del dipartimento Opere pubbliche e governo del territorio; Franco Gerardini dirigente del servizio Gestione dei rifiuti ma sempre nello stesso dipartimento che contempla anche le Politiche ambientali; e Sabatino Belmaggio (il dirigente trasferito a giugno 2016) torna al Servizio prevenzione dei rischi di Protezione civile mentre a Iris Flacco viene riattribuito l’interim dell’Energia prima diretto da Belmaggio.

Soccorritori all’opera a Rigopiano

Tutte toppe messe quando è troppo tardi, che equivalgono a una confessione, ad ammettere che prima non erano in regola.

E l’inchiesta della Squadra mobile di Pescara d’altronde punta più indietro nel tempo, punta a fare luce su quanto avvenuto almeno nelle 48 ore precedenti la tragedia di Rigopiano, più che sul ritardo nei soccorsi. E lo fa basandosi su due atti della Regione Abruzzo datati 2011 e 2013. Il primo conta quindici pagine di minuziosa casistica, sotto il titolo Protocollo d’intesa-Sistema di allertamento regionale multirischio. Il secondo è la delibera di giunta dell’11 novembre 2013 che dà attuazione pratica al protocollo istituendo lo strumento operativo del Centro funzionale Abruzzo. Due documenti importantissimi per la prevenzione dei rischi sul territorio di una regione montuosa e accidentata come l’Abruzzo.


I due documenti, all’attenzione delle forze investigative, servono a stabilire chi ha fatto la sua parte e chi no. Basta leggere, per focalizzare il clamoroso peccato originale del sistema di Protezione civile regionale, che non prevede il rischio valanghe come ipotesi autonoma di disastro naturale. Sono quattro le categorie elencate dal Protocollo multirischio: “Fenomeni di carattere meteorologico, idrogeologico e idraulico, innesco degli incendi boschivi e fenomeni sismici e antropici”. Le valanghe, nella regione più montuosa dell’Italia centro-meridionale, non sono che una faccia del rischio meteorologico e idrogeologico ma non vengono mai chiamate col loro nome.

Decisamente più chiara, a pagina 15 del documento, la catena delle responsabilità che in caso di allarme vincola ad agire la Regione (Presidente e assessore delegato, specifica il testo), le Prefetture e gli enti locali a valle, in questo caso provincia e Comune di Farindola. Con una mission chiara: “Adottano tutti i provvedimenti a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e della pubblica e privata incolumità”. Quello che è mancato nella notte di Rigopiano.
ps: Delibere e Protocolli di intesa che non servono a nulla. Non sono serviti a nulla. Neppure nel giorno precedente la tragedia.




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