·Intuculo a Cavour·

#CettoC’èSenzadubbiamente (Regia: Giulio Manfredonia. Con: Antonio Albanese, Nicola Rignanese, Caterina Shulha, Gianfelice Imparato, Davide Giordano, Lorenza Indovina. Genere: Commedia)

Se qualcuno avesse ancora bisogno (coi tempi che corrono) di avere una rappresentazione iconografica del politico populista, vada al cinema a vedere che fine ha fatto Cetto, dopo essere emigrato in Germania ad esportare le sue “idee” e il suo stile di vita. Questo film è il terzo di una trilogia sul geniale personaggio creato da Antonio Albanese, dopo Qualunquemente, del 2011, e Tutto tutto, niente niente, del 2012. Vi avverto: il primo è il vero capolavoro comico; il secondo, come ricorderete, non ha avuto lo stesso successo. Cetto c’è è consigliato (solo) ai super appassionati, perché non aggiunge molto a quanto avrete già apprezzato di lui. Semplicemente continua sulla scia degli avverbi spericolati e approfondisce con ulteriori amenità una figura che ormai è (purtroppo) entrata nel nostro DNA di cittadini elettori: quella del politico che fa delle promesse (non mantenute) il suo strumento di caccia, che scientemente prende in giro, e con un certo gusto, chi ha l’ingenuità o forse la stupidità di ascoltarlo. La cosa migliore del film è in alcune “tirate” di Cetto su come prendersi gioco del popolo, dandogli a bere di quanto sia necessario tornare alla monarchia e abbandonare l’ormai vetusta, abusata ed inutile democrazia. La battuta fulminante “intuculo a Cavour” vi dà la misura di ciò che vi aspetta. D’altronde il protagonista, spinto dal richiamo del sangue (la vecchia zia che lo ha cresciuto è in punto di morte), si precipita in Calabria, portando con sè la moglie tedesca (appartenente a una famiglia di neonazisti): il ritorno alla terra natía porta con sé una sconcertante scoperta sulle sue reali origini e immette nel film il tema (ogni tanto serpeggiante) della necessità, oggi, di una “sana” dittatura, del capo assoluto e magnanimo, che dispone a suo piacimento della vita dei sudditi. Insomma, Cetto infarcisce delle ultime vette di qualunquismo la sua storia, ricordandoci a quali incredibili sciocchezze (infiocchettate dal leader di turno) a volte crediamo, annullando il nostro senso critico. Albanese è sferzante su questo, sembra parlare proprio del presente davvero poco esaltante che viviamo, ci mostra, arrivando al paradosso, chi sono davvero i politici pontificanti che ogni giorno invadono gli smartphone di tutti, che dietro tutte quelle parole non c’è proprio niente.
Mi chiedo: abbiamo ancora bisogno di vedere Cetto per capire che non è un personaggio inventato ma che è solo più divertente del quotidiano spettacolo politico che siamo costretti a subire?
Una menzione speciale merita il brano finale Io sono il re (ascoltatelo qui: https://youtu.be/-MjWIE_urHs) cantato da Albanese con Gué Pequeno. Ecco uno dei passaggi chiave della canzone: “la gente non apprezza la democrazia
si troveranno bene con la monarchia
forse non lo sanno, stanno già aspettando
che ritorni il re, uomo solo al comando”.
Vi ricorda qualcosa?
Meno di 3 ciak 🎬 🎬🎬, per la sola maestria di Albanese, non posso dare, ma credo che si tratti di un sequel un po’ tirato per i capelli! Nonostante la simpatia per Cetto ho preferito il suo Contromano, recensito qui: 
https://cinedecimamusa.blog/2018/04/14/contromano/




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