·Il telefono squillò fino all’una di notte·

Qualcuno lì sotto a mezzanotte e passa di quel maledetto 18 gennaio 2017 era ancora vivo. Qualcuno lì sotto probabilmente si sarebbe potuto salvare se i soccorsi fossero arrivati in tempo. La prova è nelle telefonate che partono dal cellulare di Fabio Salzetta, un dipendente della società Gran Sasso resort spa che nel primissimo pomeriggio del 18, uscendo dall’hotel Rigopiano per andare a prendere il pellet per le stufe (mancava l’elettricità), dimentica il telefono dentro l’albergo. Lui si salverà: proprio in quell’istante viene giù la valanga seppellendo l’hotel e 29 persone. Ma lì dentro, qualcuno, troverà quel cellulare e da lì proverà a mandare disperate richieste di aiuto, fino a mezzanotte. Inutilmente: i soccorsi non arriveranno che il mattino dopo.

Ma questa incredibile scoperta, riportata ieri da Ezio Cerasi al tgr dell’Abruzzo dimostra, ormai senza ombra di dubbio che non è vero, come ha sostenuto l’accusa, che se anche i soccorsi fossero arrivati prima non sarebbe cambiato molto: sì, sarebbe cambiato che qualcuno probabilmente si sarebbe potuto salvare. E quel qualcuno è sicuramente quello che ha usato il telefono di Fabio Salzetta

Ci sono almeno tre chiamate vocali perse nel WhatsApp della fidanzata di Fabio, qualcuno che chiama incessantemente: alle 00.4 e alle 00.6 del 19 gennaio, e poi ancora alle 00.56 sempre della mattina dopo la tragedia. La fidanzata quelle telefonate le scaricherà dopo, parecchio tempo dopo perché anche lei era isolata in un paese di montagna.

“Dopo fa prima scossa di terremoto tutti i clienti e Giancaterino Alessandro uscirono dall’Hotel ed iniziarono a pulire le macchine dalla neve per potere andare via, infatti posizionarono le autovetture in fila lungo il viale d’ingresso – racconta Salzetta ai Forestali – Nel frattempo continuava a nevicare ed io ho continuato per tutto il tempo a cercare di tenere pulito il viale dalla neve, verso le ore 11:00 ricordo che Del Rosso avvisò i clienti che si trovavano sul piazzale che la Provincia avrebbe liberato la strada dalle are 15:00. Alle ore 14:00 sono rientrato in Hotel per mangiare e qui ho appreso direttamente da Gabriele D’Angelo, cameriere dell’Hotel, che lui stava provando a contattare la Prefettura tramite un amico del 118 per invitarli a liberare la strada. Nel primo pomeriggio, verso le ore 15:00, alcuni ospiti che la mattina avevano caricato le valigie in macchina le hanno riprese e riportate in hotel forse perché avevano capito che la strada non sarebbe stata pulita. Verso le ore 16:00 gli ospiti erano rientrati tutti in hotel mentre io continuavo a pulire il viale dalla neve”.

Ma ecco il momento importante, quello in cui Fabio si salva, dimenticando il cellulare nell’albergo:

“Alle ore 16:45 mi stavo organizzando con Gabriele D’Angelo, Alessandro Giancaterino, e Dam per ricaricare il pallet nelle caldaie, io entrai nel locale caldaia mentre gli altri mi seguivano ad una distanza di almeno 30-40 metri. Appena entrato nel locale ho potuto avvertire come un rumore di neve che cadeva dal tetto ed ho visto che si accendevano le luci di emergenza. Mi sono reso conto che ero rimasto bloccato all’interno del locale ed ho iniziato a chiamare aiuto. Vedendo che nessuno rispondeva ho rotto una finestra con un martello che si trovava all’intero del focale e sono uscito. Mi sono subito reso conto che una valanga aveva investito l’Hotel. Ho cercato invano di chiamare qualcuno ma nessuno rispondeva. Dopo una decina di minuti, arrivato in prossimità della zona spa, ho incontrato Giampiero Parete, ospite dell’Hotel, intento alla ricerca di persone: quando ho parlato con lui mi ha detto che aveva già allertato i soccorsi tramite 1! 118 e comunque abbiamo continuato a cercare superstiti. Ho pensato di raggiungere a piedi il paese più vicino Farindola, ma non ho ritenuto opportuno avventurarci viste le proibitive condizioni della strada dovute alla ingente presenza di neve”.

Il resto lo sappiamo. Ma quel telefono, recuperato molto dopo la tragedia, svela un particolare drammatico, che molti familiari delle vittime hanno spesso sospettato: non è vero che tutti sono morti sul colpo, e qualcuno, forse più d’uno, è rimasto disperatamente attaccato a quel cellulare per tentare di farsi aiutare fino all’una di notte. Inutilmente.

ps: e intanto domani, alla commemorazione della tragedia, ci sarà un’inutile sfilata di politici. Il comitato ha invitato le più alte cariche dello Stato: Mattarella, Conte, Salvini, Di Maio, Bonafede. Finora hanno confermato solo Salvini e Di Maio, con i loro rispettivi candidati. Una strumentalizzazione che poteva essere evitata.




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