·Il Tar mette in riga Biondi·

Hanno diritto ai buoni pasto, ne avevano diritto già un mese fa e invece sono rimasti senza, senza soldi e senza aiuti, nel periodo della massima emergenza, esclusi dalla lista dei bisognosi per la vergognosa impuntatura del sindaco dell’Aquila. 

Una esclusione illegittima, ha stabilito ieri il Tar dell’Aquila che ha riammesso la famiglia di Bitonto (difesa dall’avvocato Fausto Corti) al bando della Protezione civile. Un bando che include tutti i bisognosi e non esclude i non-residenti, così come aveva stabilito arbitrariamente Pierluigi Biondi, stravolgendo la natura e gli obiettivi dell’ordinanza del 18 marzo scorso con cui venivano stanziati 400 milioni di euro.

La famiglia pugliese era rimasta fuori, perché non residente, e con lei anche gli extracomunitari: la delibera del primo cittadino ricalcava perfettamente, purtroppo, gli orientamenti di tantissime amministrazioni di destra. E dopo la sospensiva del Tar di una decina di giorni fa, ancora peggio: per stizza, rabbia, orgoglio ferito, Biondi aveva rilanciato, sospendendo tutto e lasciando duemila famiglie in mezzo alla strada in piena emergenza Coronavirus. Tutto il cucuzzaro.

No, ha ribadito il Tar, l’intento della Protezione civile non era quello, non restringeva l’ambito di applicazione ai soli residenti, “in ragione delle ampie finalità di generale tutela sociale (e indirettamente di ordine pubblico) che erano state poste a base dell’introduzione stessa della provvidenza”. Un principio condiviso anche dall’Unar (l’ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni della Presidenza del consiglio): “Qualora fosse richiesto il requisito della residenza nei Comuni interessati, questo requisito avrebbe l’effetto di discriminare i potenziali beneficiari (senza fissa dimora) individuabili senza dubbio come soggetti in evidente stato di altissima fragilità sociale”.

Vale per gli homeless, figuriamoci quindi se non vale per la famiglia di Bitonto, composta da moglie, marito e un bimbo che frequenta la scuola media Carducci. Lui, il papà, che lavora dal 2019  in un cantiere della ricostruzione, si è visto sospendere il contratto a febbraio scorso, con lo scoppio dell’emergenza Coronavirus ma presto potrebbe tornare a lavorare. Vivono all’Aquila, non hanno reddito, nessun altro tipo di aiuto ma per Biondi non avevano diritto all’assistenza.

Alla fine il sindaco, probabilmente dopo aver visto la piega che avevano preso le prime decisioni del Tar, ha sostenuto che il criterio della residenza era previsto nell’ordinanza della Protezione civile, che collegava la ripartizione della somma al numero dei residenti.  Un artificio poco credibile, perché l’ordinanza è chiarissima alla lettura, e come ricorda il Tar nella sentenza di ieri, “tale parametro aveva un rilievo meramente distributivo e contabile e si esauriva con la quantificazione delle somme e la loro assegnazione ai singoli Comuni”. Insomma, come abbiamo letto, sentito e capito tutti, le somme sono state ripartite ai Comuni in base al numero dei residenti: da qui a stabilire che le somme sarebbero dovute andare solo ai residenti, ce ne passa. 

L’avvocato Fausto Corti

La famiglia di Bitonto era quindi domiciliata all’Aquila, in stato di bisogno, impossibilitata a tornare in Puglia: insomma, aveva tutti i diritti di partecipare alla ripartizione degli aiuti, ha concluso il Tar.

Forse sarebbe bastato un po’ di buon senso, di carità, di solidarietà. Sarebbe bastato ragionare con la testa (e col cuore) ed evitare queste inutili sofferenze a tante, tantissime famiglie. 

Che brutta figura, sindaco Biondi.




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