·Il selfie di stampo brigatista·

Comincio a credere, senza tema di smentita, che i più “felici” per questa concentratissima campagna elettorale siamo io e i tipografi. Ah, in effetti forse anche i benzinai! Dopo “gli avvocati a 34 denti” di ieri oggi è la volta di due opposti sotto tanti, forse tutti, i punti di vista. Enrico Di Giuseppantonio e Maurizio Acerbo. Entrambi in pienissima campagna elettorale (per la verità da sempre come se in Italia si votasse dodici volte all’anno) anche loro sono caduti nella tentazione del selfie social con risultati come dire…discutibili.

Enricone (l’altissimo figlioccio della Nenna D’Antonio, aspirante giornalista, ex presidente della provincia di Chieti il cui cognome è ormai sinonimo di Fossacesia) si è postato in una foto che sembra riportarci ai terribili anni dei rapimenti delle Brigate Rosse. Come non pensare, guardando questo post di Di Giuseppantonio, alle foto che i brigatisti facevano ai loro prigionieri politici con in mano il quotidiano del giorno e la salvifica data in bella vista? Ma io dico: un’altra posa, un’altra espressione o semplicemente uno sfondo meno lugubre no?

Acerbo, dal canto suo, non ha invece una sola fotografia senza il pugno chiuso. Non trattandosi certamente di crisi d’identità politica, visto che in Abruzzo è tra i 3/4 politici che non solo non hanno mai cambiato casacca ma nemmeno il maglioncino rosso, possibile che l’anti palazzinari per eccellenza non si lasci mai andare ad una posa meno …schierata e ovvia?

A scorrere il suo profilo Face, vedendolo sempre e dico sempre col pugno alto in bella vista verrebbe da pensare che ci dorma pure così! Crampi ne abbiamo Acerbo?  Nulla contro lo storico saluto comunista ci mancherebbe, piuttosto un invito ad essere leggermente più contemporaneo: comunista e contemporaneo se si può. Ad Enricone, invece, consiglio di sfruttare un pò di più, Burian permettendo, trabocchi e dintorni lasciando perdere quell’espressione da sequestrato.




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