·Il Pd e le condizioni di Legnini·

Sabato, è atteso per sabato, il giorno della conferenza programmatica del Pd, il sì di Giovanni Legnini. L’ago della bilancia pende in quella direzione: l’ex vice presidente del Csm sembra intenzionato a candidarsi, almeno secondo Renzo Di Sabatino. E’ sicuro?

“Siamo molto fiduciosi che lui accetti”,

liquida il segretario regionale.

Il Pd aspetta il Principe azzurro-Legnini

In realtà Legnini, che non ha la tessera Pd ormai da parecchi anni, e non parteciperà alla conferenza programmatica di sabato prossimo, sta verificando quanti pezzi di società civile potrebbero schierarsi al suo fianco e non ha ancora deciso un bel nulla. Il suo progetto è quello di una costellazione di liste civiche guidata da lui, con un pool di garanti: nomi autorevoli, espressione del mondo dell’industria, del sindacato e del sociale, che partecipino alla ripresa del centrosinistra, un laboratorio da sperimentare in Abruzzo e poi esportare a Roma.  Il Pd in questo caso rappresenterebbe una delle tante liste di supporto che correrebbe col proprio simbolo ma senza un candidato presidente. Un progetto inedito, un polo innovativo, non certo un centrosinistra camuffato che lui, l’ex presidente del Csm, non accetterebbe mai.

Renzo Di Sabatino

Ed è per questo forse che a Legnini occorrerà ancora un po’ di tempo. Per capire se ci sono le condizioni per realizzare questo grande polo, per aspettare le risposte del mondo civico, per verificare se riuscirà davvero ad andare oltre il confine delle vecchie coalizioni. E per farlo bisognerà necessariamente capire cosa farà il centrodestra: non solo il nome del candidato presidente, ma soprattutto l’effetto che questo nome farà. Nel senso di verificare quali e quante delle liste civiche che ora gravitano intorno a quel mondo e al mondo di Fabrizio Di Stefano, resteranno nell’area centrodestra, magari pensando di salire sul carro del (presunto) vincitore, e quante invece potrebbero sposare il progetto di un polo diverso, che vada oltre l’orizzonte delle vecchie coalizioni e dei vecchi partiti e scegliere lui.

Giovanni Legnini

Insomma, per sciogliere la riserva forse occorrerà più di qualche giorno: solo se si verificheranno tutte queste condizioni, Legnini si candiderà.

Bisogna aspettare quindi, visto che il centrodestra è ancora a carissimo amico: in settimana ci saranno incontri importanti, il tavolo con le liste civiche, il tavolo romano con i tre coordinatori di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia e i coordinatori nazionali, l’incontro con Di Stefano e con Donato Di Matteo, una liturgia che prevede tempi non proprio brevissimi. Il nome, che sarà pescato nella lista degli 11 visto che la famosa terna di Fdi non riscuote molti consensi, non uscirà prima dell’8 dicembre, dicono i bene informati. E al Pd toccherà stare alla finestra ancora per un po’. E risolvere alcuni problemi di non poco conto: come quello della lista civica che sta preparando l’ex governatore Luciano D’Alfonso, con nomi a lui graditi, che probabilmente Legnini vuole evitare a tutti i costi. Anzi, nessun accostamento dovrà essere fatto tra lui e l’attuale senatore Pd. Un altro problema riguarda il nome di Silvio Paolucci, sul quale in molti hanno messo il veto. Due gatte da pelare per il segretario Di Sabatino.

D’Alfonso e Paolucci

Nonostante tutto, il segretario è fiducioso:

“Sono consapevole che la partita sia molto difficile, che i numeri delle ultime elezioni ci ricordano che i Cinquestelle hanno preso 300 mila voti, il centrodestra  270 e il Pd (con Leu, Bonino e Lorenzin) solo 150 mila. Ma io confido in tre fattori: che le elezioni regionali sono diverse, che i nomi in campo possano fare la differenza e che riusciremo a presentare un programma chiaro e convincente. Per tirare le somme: io dico che con Giovanni Legnini vinciamo, dobbiamo vincere per forza, per non consegnare questa regione a due poli che non sono attrezzati per governare”.

Al piano B, Renzo Di Sabatino non vuole neanche pensare, anzi non vuole proprio nominarlo:

“Anche se c’è, deve esserci un piano B: nel caso in cui Giovanni decidesse per il no, il nome di riserva non sarebbe comunque quello di Silvio Paolucci (che ha un difetto: ha un atteggiamento troppo bocconiano) ma comunque un nome estratto tra gli assessori o i consiglieri regionali in carica”.

Insomma, un vuoto a perdere.

ps: il tempo stringe, e i nomi dei candidati a questo punto li troveremo probabilmente sotto l’albero.





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