·Il monito dei vescovi·

Un assist al centrosinistra e a Giovanni Legnini, un monito ai cattolici che applaudono Salvini: arriva ieri mattina la lettera agli abruzzesi di monsignor Bruno Forte, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, una lettera per le elezioni condivisa con tutti i vescovi. E che spiega, anzi fa il paio, con l’assenza di monsignor Valentinetti,  vescovo di Pescara, alla commemorazione delle vittime di Rigopiano il 18 gennaio scorso.

Monsignor Bruno Forte

Ci sono alcuni “sì” e alcuni no: il prelato introduce così la lettera dei vescovi indirizzata ai cittadini cattolici, lettera che prende spunto dal messaggio di Papa Francesco. Non si può essere cattolici senza la cultura dell’accoglienza, senza rispetto per la persona, per chi arriva dal mare per esempio. Eccoli i “sì”:

“Essi riguardano anzitutto il rispetto della dignità di ogni persona umana, quale che sia il colore della sua pelle, la sua storia, la sua provenienza. Da un tale rispetto conseguono i doveri di solidarietà verso i più deboli e di accoglienza verso chi bussa le nostre porte, fuggendo spesso da fame e violenza alla ricerca di un futuro migliore per sé e i propri cari”.

Certo, questo sì, aggiunge monsignor Forte, deve coniugarsi con un appello all’Unione europea perché si lavori a promuovere l’Europa dei popoli nel gestire il flusso epocale delle migrazioni.


“Un altro sì necessario e quello all’impegno prioritario da parte di chi sarà eletto nei confronti dell’emergere e delle allargarsi delle povertà del lavoro dei giovani, della situazione di emergenza del posto terremoto”.

E poi la sanità: certo, è opportuno e urgente il riassetto della rete  ospedaliera, aggiunge monsignore, ma

“non si può non segnalare la necessità di tener conto dei bisogni della gente sul territorio, perché si appaiono a volte sotto valutate a favore di una logica aziendale, che non si addice ai doveri di un servizio pubblico.”

E in molti leggono in queste righe un riferimento alla necessità di salvaguardare i piccoli ospedali. E poi ambiente, rifiuti, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la distribuzione e la certificazione della qualità dell’acqua.

E ora tocca ai no, ed è questo il richiamo più forte per i cattolici: 

“Innanzitutto no all’esclusione, ad ogni esasperato atteggiamento identitario e a qualsivoglia rifiuto pregiudiziale del diverso. Per sua natura il cristiano sa di essere chiamato ad uno spirito di fraternità universale, fondato sull’esempio del Cristo e sul suo “comandamento nuovo”, la carità”.

Il riferimento che ci si legge è all’uomo nero, ai migranti, ai poveri, ai disperati.

Poi, va anche rifiutato ogni atteggiamento di rinucia al cambiamento “e all’audacia imprenditoriale”, e così “ogni operazione di delocalizzazione rivolta unicamente al maggior profitto”.

A questo proposito si ricorda la visita che monsignor Forte fece ai lavoratori della Honeywell di Atessa prima della delocalizzazione. Ci andò solo lui ai cancelli della fabbrica, per manifestare solidarietà ai 420 lavoratori in sciopero da 40 giorni.

“Faccio un appello forte perché si rispetti la dignità del lavoro e non si facciano scelte solo in base al profitto ma si accetti di interloquire aprendo un tavolo di dialogo con i lavoratori”,

disse in quell’occasione.

Monsignor Forte alla Honeywell nell’ottobre 2017

“Anche in questi ambiti si esprime la speranza della fede, nella concretezza di iniziative imprenditoriali avviate con responsabilità e creatività personale, ma non di meno con generosità e cura del bene comune”.

Non sono semplici raccomandazioni, niente affatto. La Conferenza episcopale istituirà un Osservatorio territoriale sulla promozione del bene comune nella vita sociale e politica,

“che avrà il compito di monitorare urgenze e problemi presenti sul territorio e di incoraggiare approfondimenti e proposte per affrontarli nel modo più adeguato possibile”.

Insomma, le promesse e gli impegni teorici non serviranno: i vescovi hanno intenzione di accendere una luce e di monitorare quello che accadrà in Abruzzo dal 10 febbraio in poi. 

Infine, l’appello:

“In quanto pastore del popolo a me affidato, invita i cattolici a impegnarsi con decisione e generosità al servizio del bene di tutti e ad essere vigili affinché il sì e il no proposti siano recepiti e si è data risposta concreta ed efficace alle urgenze segnalate”.

No, non basta limitarsi ad andare in chiesa: bisogna osservare i valori cristiani, accoglienza e carità. Chi urla contro i migranti è bene che lo sappia.




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