·Il Tavolo: troppe coccole ai privati·

Usa i guanti bianchi la Regione Abruzzo con le cliniche private. Talmente bianchi che di nuovo il ministero è costretto a bacchettare: ecco qui il verbale dell’ultimo tavolo di monitoraggio romano del 30 novembre scorso, non è certo rose e fiori per l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, anzi tutt’altro. “Relativamente ai rapporti con gli erogatori privati, sollecitano la regione a garantire un corretto rapporto con gli stessi”.
Rapporti non proprio corretti, quindi, quelli dell’Abruzzo con gli imprenditori della sanità privata.  E il ministero della Salute lo sottolinea alla pagina 10:

“Il costo per prestazioni da privato è pari a 192,2 milioni di euro; la proiezione 2017, pari a 383 milioni, risulta in aumento di 2,4 milioni di euro rispetto al consuntivo 2016 e in aumento di 18,9 milioni di euro rispetto al programmatico 2017”.

Ma non è solo l’aumento delle prestazioni a essere censurato: il tavolo chiede da tempo immemorabile che ai privati che superano i tetti di spesa venga revocato l’accreditamento ma la Regione fa orecchie da mercante. “Non è pervenuto alcun chiarimento in merito e anzi nella dir 634/2017 non è inserito alcun riferimento”.
Insomma, la Regione non ha nessuna intenzione di mettere in mora gli operatori della sanità privata, neppure se si fanno beffe di tetti di spesa e limiti di budget. Il Tavolo chiede altresì alla Regione di attivarsi affinché le cliniche “fatturino in maniera corretta” e chiarimenti in merito “agli accordi di confine, chiedendo l’accelerazione”. Accordi che eviterebbero alle cliniche di guadagnare due volte, una con le convenzioni regionali la seconda con la mobilità passiva. Ma il ministero torna a sollecitare ancora la Regione sulle note di credito dei privati, che non sono state ancora ricevute.
Ed è ancora più netto il giudizio in questo campo: il tavolo scrive espressamente a pagina 12 che

“rileva una insufficiente governance da parte della regione con particolare riferimento alla mancata definizione del piano di fabbisogno di personale, al rapporto con gli erogatori privati, con riferimento alla mancata ricezione delle note di credito, all’incompleta sottoscrizione dei contratti e alla mancata attiazione dei processi di sospensione dell’accreditamento”.

Proprio sulle note di credito viene espresso il giudizio più duro:

“Tavolo e comitato, nel rappresentare che delle azioni intraprese non risulta comunicazione sul sistema documentale dei piani di rientro, ribadiscono il gran ritardo nella ricezione delle note di credito ed evidenziano che la regione non ha intrapreso le opportune iniziative volte a garantire il corretto e leale rapporto con gli erogatori privati accreditati”.

E aggiunge che la regione dovrebbe adottare opportune iniziative

“sia con riferimento alla contrattualizzazione di strutture che non emettono le previste noe di credito, sia nei confronti dei propri direttori generali, anche prevedendo sanzioni serie in caso di inerzia”.

E ricorda che “di tale inerzia regionale se ne terrà conto in sede di verifica adempimenti 2016”. La Regione quindi è avvisata: la coccola continua ai privati, anche rispetto alle note di credito, non è passata inosservata.

E sui famosi Dea di secondo livello, i maxi ospedali previsti a cavallo di Chieti e Pescara e di Teramo e L’Aquila, ecco cosa dicono i ministeri della Salute e dell’Economia:

“E’ stato condiviso che la regione dovrà trasmettere un documento tecnico che delinea la strategia di integrazione tra gli ospedali di Chieti e Pescara. Tale strategia dovrà essere completa della chiara definizione dei percorsi di integrazione funzionale tra le due strutture, con specifico riguardo, tra l’altro, ai seguenti aspetti: individuazione del presidio di afferenza dei mezzi di soccorso; gestione dei trasferimenti secondari inerospedalieri in continuità di soccorso; percorsi gestionali, organizzativi e assistenziali in integrazione funzionale tra le unità operative dei due ospedali, con garanzia di continuità in servizio in h24 per tutte le equipes multiprofessionali e multidisciplinari coinvolte, con particolare riguardo a quelle operanti nell’ambito della rete dell’emergenza-urgenza e delle reti tempo-dipendenti. Relativamente invece, all’analoga tematica concernente gli ospedali dell’Aquila e Teramo, restano in attesa dei risultati dello studio di fattibilità”.

Ma ci sono rilievi importanti che riguardano i conti. Già a marzo 2017 il tavolo aveva sottolineato che non era pervenuto il bilancio consolidato 2015 e aveva chiesto chiarimenti. A novembre, tutto come prima, e viene evidenziato “il ritardo nell’adozione del bilancio rispetto ai termini di legge”.
C’è per la verità una nota positiva, l’unica: vengono valutati favorevolmente i risultati degli indicatori Lea del 2015, “che denotano ampi miglioramenti in tutti i settori dell’assistenza”. Ma per il resto, buio pesto.
Al termine, il Tavolo invita la Regione Abruzzo a rispettare le scadenze di legge per l’approvazione del bilancio preventivo 2017. E soprattuto invita l’assessore a mettere in ordine i conti: il disavanzo ipotizzato dall’advisor, 28,1 milioni di euro, non è coerente con il piano programmatico, che viene sforato di circa 5 milioni di euro.
ps: non proprio bruscolini.





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