·Il migliore papà è per caso·

#FamigliaAll’improvviso (Regia: Hugo Gèlin. Con: Omar Sy, Clèmence Poèsy, Gloria Colston, Ashley Walters, Antoine Bertrand. Genere: Commedia)

Questa storia a tratti assurda ma vera, troppo vera nella sostanza, non ha timore di affrontare temi importanti e difficili, con un linguaggio semplice, comprensibile proprio a tutti. Al di là della trama, che è spesso divertente, anche grazie all’energia incontenibile del protagonista, il film ci racconta che si diventa genitori casualmente, talora contro la propria volontà. Che questo evento fa virare la nostra vita in modo da noi stessi imprevedibile: l’abituale egoismo (quello che ci portiamo in giro dall’infanzia) si tramuta in incredibile capacità di adattamento e di sopravvivenza alle difficoltà. Si impara a fare il padre (o la madre) in modo casuale, senza manuali, contro i consigli degli esperti e degli insegnanti, tacitando ogni regola prestabilita. E lo si impara a prescindere, come diceva Totò. A prescindere dall’effettiva esistenza di un legame genetico con quel bambino e dal fatto che vi sia, intorno a quella nuova vita, un ordinario nucleo familiare, quello da Mulino Bianco, tanto per capirci. Gloria cresce con Samuel e Bernie, due uomini: il primo è suo malgrado papà, il secondo è un produttore di telefilm di successo, sempre a caccia di ragazzi attraenti da “rimorchiare”. La mamma, quella biologica, è sparita volutamente a pochi giorni dalla nascita di Gloria: si sentiva inadeguata al ruolo, quindi ha preferito non provarci nemmeno. Samuel invece ci prova, supera la paura, come da piccolo ha imparato da suo padre. La paura. Un tema centrale del film: paura delle responsabilità, della malattia, della morte. Ma non è quest’ultima da temere, dice Samuel. Piuttosto il non vivere deve fare paura, negarsi ai salti che ci capita di dovere fare. Spesso, nel racconto, ci sono lanci nel vuoto, il terrore dell’altezza da superare, delle vertigini che ognuno ha quando deve affrontare una sfida. Non a caso il protagonista fa lo stunt-man. Ed un altro tema del film è proprio quello della famiglia, come avrete ben capito (il titolo non tradisce i contenuti): declinata in modo irregolare, perché l’amore, quello vero, non ha bisogno di qualifiche e tantomeno di processi, ordini, imposizioni, avvocati, giudici imparruccati. Lasciarsi andare su uno scivolo che finisce in una piscina di palline di gomma. Giocare a basket per strada. Ballare e cantare all’unisono. Lavarsi i denti a vicenda. Sorridere, ogni giorno, ostentatamente e ostinatamente. Questa è la strada per essere un buon genitore e per avere dei figli (biologici o no, poco conta) davvero felici. Alla fine, rimane anche e nonostante tutto, la speranza di trattenere dentro di sé, nonostante le beffe crudeli della vita, la gioia del ricordo e di ogni minuto passato insieme. Che poi, per me, questa è l’immortalità.





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