·Il lavoro perduto·

Scendono gli occupati, non crescono i disoccupati. In Abruzzo va così, va che vince la rassegnazione, che la gente non cerca più lavoro tanto sa che non lo trova. Non sono cifre alle quali guardare con ottimismo, o da sbandierare, o da esibire come trofei: no davvero.

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Nel quarto trimestre del 2015 gli occupati erano 485 mila mentre nel primo trimestre del 2016, a distanza di un anno, scendono a 481 mila, con una flessione di 4 mila unità. Il decremento è dello 0,9 per cento contro lo 0,7 del dato nazionale. In termini percentuali il tasso di occupazione nel primo trimestre del 2015 è stato del 55,4%, più basso del dato nazionale pari al 56,6%, mentre nel primo trimestre del 2016 il tasso abruzzese del 55,2% rimane più basso del 56,3% dato nazionale ed è inferiore anche al 55,4 per cento del quarto trimestre 2015 in Abruzzo.
Addirittura è nel commercio e nelle attività ricettive che si registra il dato più preoccupante (meno 14 mila), flessioni meno consistenti ma sempre clamorose nell’industria (meno seimila) e nelle costruzioni (meno seimila), mentre gli occupati crescono in agricoltura (più 10 mila) e negli altri servizi (più 12 mila). Insomma, i lavoratori dipendenti scendono di seimila unità, mentre quelli indipendenti crescono di 2 mila unità.

La protesta degli interinali di Attiva

La protesta degli interinali di Attiva

Il tasso di disoccupazione è tutta un’altra storia, secondo i dati diffusi da Aldo Ronci della Cna: nel quarto trimestre del 2015 è stato del 12,7 contro l’11,9% dell’Italia. Nel primo trimestre del 2016 il tasso abruzzese rimane invariato rispetto al quarto trimestre 2015 ma più alto rispetto al 12,1 % dell’Italia.
Per spiegare questa apparente incongruenza bisogna guardare il tasso di inattività: in Abruzzo nel quarto trimestre 2015 è stato del 36,3%, più alto del 35,5 nazionale; nel primo trimestre 2016 il tasso abruzzese pari al 36,6 %, rimane più alto del 35,8% italiano ed è più alto anche rispetto al 2015.

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Quindi sì, è vero, i disoccupati in Abruzzo rallentano e fanno registrare un decremento dello 0,8 per cento in controtendenza rispetto al dato italiano che riporta un segno più: cioè un incremento dell’1,1%. Ma è da osservare con preoccupazione il dato, allarmante, della diminuzione degli occupati: 4 mila in meno. E’ qui, in questa cifra, che si nasconde la disperazione e la povertà dell’Abruzzo. Un dato ignorato, dimenticato, nascosto. Solo per dare l’immagine dell’eterna regione felice.

ps: e la rassegnazione, gli ex lavoratori che non cercano più occupazione, fanno comodo alla politica da passerella, a quella delle reti Tent-t e degli aeroporti farlocchi perché scompaiono dagli sportelli degli uffici del lavoro, ma non dalla realtà, e poi riemergono in questi dati. Riemergono sempre. Sapevatelo.




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