·Lapsus, inchieste e fuoco amico·

“Il consenso, la preparazione, la competenza e la passione saranno gli elementi che distingueranno i prossimi assessori della giunta Mascia”, dice il candidato sindaco del centrodestra Carlo Masci (senza la A). Insomma, Freud fa brutti scherzi e ti si mette di traverso proprio in uno spot elettorale: eh sì, forse il Carletto aspirante sindaco dal 2003 in cuor suo lo sa che quella candidatura spettava più ad altri che a lui (Luigi Albore Mascia ma forse di più a Marcello Antonelli). Lapsus freudiani, appunto.

La consigliera delle pari opportunità

Cosa non si fa per un voto. La candidata della Lega Maria Luigia Montopolino si fa fotografare, orgogliosamente, mentre pulisce il pavimento del suo candidato preferito, Vincenzo D’Incecco e titola così: “Perché sono una di voi”. Ed è pure esponente della commissione pari opportunità della Provincia. Proprio no, non sei una di noi, cara Maria Luigia, mentre pulisci il pavimento del tuo candidato preferito.

Ci sono violenze importanti e altre no

Ora, non è per accanirsi. Ma sempre questa candidata, Maria Luigia Montopolino, pensando di fare la simpatica, si fa un video mentre si trucca per andare a firmare la proposta della Lega sulla castrazione chimica e lo posta su Facebook. Dice di essere contraria a ogni tipo di violenza (mentre la castrazione cos’è?), e poi tanta la foga e  il rimmel che sbavava, se n’è uscita dicendo che “ci sono violenze importanti”, e altre no. Ma andiamo, dai. (Poi il video lo cancella, ma Maperò ha fatto in tempo a vederlo: sopra c’è la prova).

Tra mamma e papà non mettere il candidato

E adesso pure Marinella come Marsilio. Lui il candidato straniero alla Regione ora governatore dell’Abruzzo, per accreditarsi come abruzzese doc, fece un video col papà nella casa di famiglia di Tocco, parlando pure uno sforzatissimo slang abruzzo-romanesco. Ora Marinella, per non essere da meno, gioca la carta della mamma, nel giorno della festa delle mamme. Funziona sempre, hai visto mai.

Palka sogni d’oro

Qui abbiamo invece il candidato Giandomenico Palka, genetista di fama, che dopo essere stato consigliere comunale a Pescara col Pd, si candida con Carlo Masci: nella foto ascolta, con interesse, il programma del candidato sindaco. Deve essere interessante, molto interessante eh.

La smart city formato centrale atomica

Qui Carlo Masci dà  il meglio di sè: non bastavano fiume e mare puliti (non si sa come), ma adesso sogna una smart city, una “città intelligente, che sfrutta la tecnologia, che affronta la sfida della globalizzazione” eccetera eccetera. E a corredo di questa interessante ambizione, pubblica una foto copiata pari pari (con tanto di descrizione, copiata pure quella) dal sito “FuturioX”, dove si illustrano le smart city e i progetti per la gestione intelligente delle risorse. La foto, però, sembra quella di una centrale atomica. Cantonata.

Il presidente senza balcone

E alla fine il presidente non si potrà più affacciare dal balcone (non per ora, almeno): per Francesco Pagnanelli, presidente del Consiglio comunale di Pescara, è stato chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio, abuso edilizio e falso commesso sulla casa in costruzione in via Fabrizi. Un bell’inciampo, in campagna elettorale.

Erika senza i big

Insomma, la brava Erika Alessandrini, candidata sindaca dei 5 stelle, appare un po’ isolata in questa campagna elettorale: niente big, niente marce trionfali come è stato per Sara Marcozzi in occasione della candidatura alle Regionali. E non è certo la conseguenza della fuoriuscita di Massimiliano Di Pillo, transfuga poi accolto da Carlo Costantini, che non è stato mai percepito come un pentastellato doc. Piuttosto per l’assenza proprio della capogruppo alla Regione Sara Marcozzi agli eventi elettorali pescaresi. Adesso, che tra i due gruppi grillini di Chieti e Pescara non corresse buon sangue, si sapeva da un bel pezzo. Resta da capire se l’assenza di Sara Marcozzi sia dovuta: 1) al fatto che non va d’accordo con Erika Alessandrini & Enrica Sabatini 2) al fatto che i grillini pescaresi la tengono lontana come fa il Pd con D’Alfonso, perché non incontra molti consensi e magari non porta bene, visto che le elezioni le ha perse. Misteri della fede (pentastellata).

Nostalgia del manganello, vergogna leghista

Un candidato da poco passato con la Lega. Un consigliere comunale. E pure avvocato. Su Facebook inneggia al manganello: con la scusa di commentare lo sfacelo trovato in via Lazio, su Facebook posta il seguente commento: “Via Lazio 61, un solo sentimento: vergogna! #manganelli #mancapoco #tolleranzazero”. E’ Anthony Hernest Aliano, cittadino di Montesilvano. Il manganello vale per chi delinque, commenta. Chissà se vale anche per chi ha truffato 49 milioni. Nostalgia del Ventennio. Si sentono già il Comune in tasca, promettono violenza, per i neri, è sottinteso. Questa è la Montesilvano che cresce sotto lo sguardo silente e compiacente di tutto il centrodestra e dei coordinatori della Lega. La vergogna sono loro. 

Non ancora governano e già litigano

Non ancora governano e già litigano: per due motivi e manco di poco conto. I primi a battibeccare a mezzo stampa sono stati l’assessore regionale Mauro Febbo, teatino doc e il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, pescarese di ferro. L’argomento del contendere è il Dea di secondo livello, che dovrebbe sorgere a metà del guado, tra Chieti e Pescara. Solo che Sospiri giorni fa se n’è uscito con una battuta infelice (per Febbo) e ha detto che il mega ospedale dovrà sorgere a Pescara, e a Chieti poi le briciole.  Apriti cielo: Febbo replica a stretto giro sostenendo che quello di Sospiri è solo un “auspicio elettorale” e che semmai né Chieti né Pescara hanno i requisiti richiesti e che quindi occorre lavorare tutti insieme, combattendo i campanili. 

Marcello Antonelli

Ma questo è niente. Lo scontro più duro si è verificato tra Sospiri e la Lega. Lui, il nipotissimo, se ne esce dicendo che la prima cosa che farà la giunta Masci al governo di Pescara (se vincerà le elezioni, naturalmente), sarà la chiusura del mercato etnico. Gli  rispondono in conferenza stampa Vincenzo D’Incecco e Marcello Antonelli con una specie di “Sospiri stai sereno”, perché non si può rischiare di finire sotto processo alla Corte dei Conti. Insomma, diversità di vedute e scintille imbarazzanti: non proprio belle premesse, per Carlo Masci





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