·Il gran ballo elettorale·

Salvini conquista Di Stefano ma la cena salta

All’ultimo minuto la cena è saltata. Doveva essere una cena decisiva, quella di ieri sera tra Giuseppe Bellachioma e Fabrizio Di Stefano, per decidere il ritorno a casa dell’ex parlamentare di AnDecisiva non solo per il centrodestra ma anche per il centrosinistra. Non è indifferente per Giovanni Legnini, che ha atteso tanto per ufficializzare la sua candidatura in attesa di scoprire chi sarebbe stato il candidato del centrodestra e  se  la coalizione avversaria avrebbe corso compatta o divisa; e non è indifferente per Marco Marsilio, che senza Di Stefano sarebbe  condannato a morte (cioè sconfitta) sicura. La terza, Sara Marcozzi, candidata dei 5 stelle, continua la sua metodica corsa, dopo aver incassato una sostanziale indifferenza mediatica (ma non solo) alla visita di Luigi Di Maio a Pescara e all’Aquila, organizzata in quattro e quattr’otto per bilanciare, senza molto esito, il successo  pescarese di Matteo Salvini (che però a Teramo e all’Aquila è stato sonoramente contestato).

Fabrizio Di Stefano

Di Stefano però ieri ha dato buca, l’incontro con Bellachioma è stato spostato a oggi e non si sa ancora con certezza se accoglierà le richieste della Lega (cioè riempire la loro  lista con un po’ di suoi nomi e poi presentare una propria lista in appoggio a Marsilio), oppure se le accoglierà solo in parte, magari rinunciando a correre e lasciando in libertà uomini e voti. Oppure ancora, tirando dritto per la sua strada.

Bellachioma: “Vi racconto come è andata”

Bellachioma la racconta così:

Bellachioma con Salvini

“Fabrizio grazie alla sua esperienza politica potrà diventare protagonista dei futuri scenari nazionali ed europei. Di poltrone al momento non parlerei, perché è un discorso che va fatto con tutta la coalizione e perché sono dell’idea che dovremo smettere di affidare incarichi solo in base ai riferimenti politici, dobbiamo piuttosto tener conto delle competenze”.

Ma Salvini, a quanto pare, gli ha dato carta bianca.

“Quando gli ho posto il problema di Di Stefano, e gli ho prospettato l’esigenza di farlo rientrare nel centrodestra, visto che la sua presenza è ritenuta fondamentale per la vittoria, Matteo mi ha risposto: “E’ cosa buona e giusta”, tanto che ho deciso di invitarlo alla cena all’Alcione e durante la serata ho buttato le basi per ricostruire un rapporto con lui”. 

La grana Gerosolimo e Udc

Un’altra grana per il centrodestra è quella dell’Udc: probabilmente si cercherà un punto di mediazione, accettando la candidatura della moglie di Andrea Gerosolimo, Marianna Scoccia, perché a dispetto del braccio di ferro della scorsa settimana, il partito di Lorenzo Cesa, che vuole candidarsi con Forza Italia alle prossime Europee, non può permettersi di rompere col centrodestra. 

Gerosolimo con la moglie

La lotta per le poltrone

E a dispetto di tutto, di poltrone si parla, eccome se si parla in casa centrodestra ma anche altrove: quella da vice presidente della Regione, se Marsilio dovesse vincere, è la poltrona più ambita. La vorrebbe Gianfranco Giuliante, che ha fatto un abile lavoro di tessitura su Pescara da quando la Lega non era ancora così forte, la vorrebbe, e questa è la notizia più accreditata, Caterina Longo,  moglie di Piero Fioretti, che è stata la prima dei non eletti al Senato lo scorso 4 marzo. Una specie di compensazione: la Longo vede sfumare il suo ingresso in Senato al posto di Bagnai che a quanto pare, non sarà più candidato alle Europee perché la Lega ha l’esigenza di mantenere in aula persone competenti e ascoltate.

La corsa di Legnini 

A questo punto, la corsa di Legnini sarà più faticosa, anche se il consenso intorno a lui sta crescendo. Domenica scorsa, nel giorno del suo compleanno, l’ex vice presidente del Csm ha inaugurato il comitato elettorale di Pescara alla presenza di tantissima gente. Entusiasmo, passione, applausi sono tutti per lui. Un po’ meno per molti suoi candidati.


Legnini col gatto di casa, un trovatello

Assente Luciano D’Alfonso, che si è affrettato a pubblicare su Facebook insolite foto familiari per giustificarsi: era il compleanno del padre, che andate trovando.

Dalfy con padre e figlio

La sfida di Di Marco e la minaccia di Dalfy

Fanno muro i due candidati sui quali Legnini aveva espresso il veto: l’ex presidente della Provincia Antonio Di Marco che ieri ha organizzato al porto turistico, proprio nel padiglione  usato da Legnini per ufficializzare la candidatura, una convention per la quale D’Alfonso si è sperticato invitando qua e là e dando fondo a tutti i nomi della sua agenda, molti dei quali tartassati anche con tre telefonate al giorno. Moderatore dell’evento l’assessore Pd del Comune di Pescara Marco Presutti, in prima fila D’Alfonso, sul palco il sindaco di Vicenza e Grazia Francescato, amica storica di Di Marco e cittadina onoraria di Abbateggio, paese di cui è sindaco l’ex presidente della Provincia. 

In prima fila Dalfy e Moreno Di Pietrantonio

Insomma, uno schiaffo in faccia a Legnini, utile però solo ad appagare le insaziabili smanie di protagonismo dell’ex governatore e la sua voglia di imporsi e di decidere, a dispetto di tutto e di tutti. L’obiettivo è quello di mostrare una sala stracolma quanto e più di quella di Legnini e di lanciargli un messaggio: vedi quanta gente ci sta qui? Ma non servirà a molto, Rigopiano deve restare fuori dalle elezioni, è questo il diktat.

Il discorso dell’ex governatore 

D’Alfonso alla fine sale sul palco: si prende lui l’incarico di dettare la linea. L’ex presidente della Provincia non si candiderà, farà la mossa del cavallo:

“Fai uno scaccomatto, facciamo vincere quelli che devono vincere, quelli che ti vogliono fuori, ma poi vi prometto che l’11 febbraio prenderò la bacchetta. Chi ma messo in campo astuzie e cattiverie dopo  l’11 febbraio conoscerà la mia bacchetta”.

Riferimenti per chi? Per Enzo Del Vecchio, suo ex fedelissimo ora passato con Legnini, per lo stesso Legnini e chissà per quanti altri ancora. Prima, l’ex governatore si era prodotto in una difesa d’ufficio di Di Marco, in una sviolinata celebrativa, lui che ha preso un piccolo Comune come Abbateggio che era un insieme di canne di bambù e lo ha fatto diventare uno splendore, lui che ha lavorato senza mai avere una contestazione giudiziaria. Poi precisa: mai indagato per corruzione, peculato, concussione. “C’è solo una contestazione in merito a quel disastro”.

Quel disastro, cioè Rigopiano: non lo nomina mai D’Alfonso, non pronuncia quel nome, ma aggiunge che lui come presidente di Provincia non poteva fare di più. Tocca le corde più patetiche, “lui che ha ospitato dentro il suo corpo cancro”, rivolge riferimenti sprezzanti ai “balbuzienti per cattiveria”, quelli “che si incontrano nelle aree di servizio”. A chi andranno quei voti, i voti di quella sala, se davvero il sindaco di Abbateggio dovesse fare quel passo indietro mai pronunciato davvero da D’Alfonso nel suo linguaggio un po’ barocco? Davvero si impegneranno per far vincere Legnini? Nessuno ci crede.

La resistenza del Pd di Ortona

Resistenza anche dalla candidata di Ortona Cristiana Canosa: il Pd di Ortona a quanto pare ha ribadito ieri di voler convergere sul suo nome:

“Il Circolo nel pieno rispetto dell’autonomia del Partito e della autonomia del candidato Presidente non pone limiti all’azione di alcuno, ma non può accettare per nessun motivo ingerenze da parte di chi vuole condizionare o peggio ancora dirigere dall’esterno le scelte del Circolo PD di Ortona”.

Insomma, il partito rispedisce al mittente veti e consigli. Ma Legnini per tutta risposta fa candidare nella lista di Di Matteo Giorgio Marchegiano, il candidato sindaco del centrosinistra a Ortona, nel periodo in cui la Canosa appoggiava invece l’ammiraglio Verì che poi, dopo pochi mesi, ha tentato il salto nei Cinquestelle.

La Canosa con Luciani e D’Alessandro

Il Pd con poco Teramo

Nella lista del Pd di Teramo invece non ci saranno teramani doc, ma correranno Dino Pepe, Luciano Monticelli, Teresa Ginoble, Maria Grazia Marinelli, Gianni di Giacomantonio, Maria Maddalena Marconi, Ana Sarà. Con la lista “Legnini presidente” correrà anche Checco Mancini, fratello del manager Asl di Pescara Armando e il nipote, il figlio dell’avvocato Peppe Amicarelli, Bruno Paolo, l’avvocatessa di Dalfy Carla Tiboni. Con Di Matteo, che presenterà oggi la sua lista, ci saranno anche il sansalvese Fabio Travaglini e Annalisa Paolozzo. E sempre con Legnini, ma non ancora è chiaro se nella lista Pd o in quella dei Cattolici, correrà l’ex parlamentare  Vittoria D’Inceccco che si troverà nello schieramento opposto il cognato Giuliano Diodati che non si candidera’ ma con la Santavenere si è schierato con Gianluca Zelli è il centrodestra

ps: parenti uniti e parenti divisi: succederà anche questo alle prossime elezioni.





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