·Il Gal, la proroga e le mail tra Pepe e Ruffini·

Ci sono altri particolari che emergono dall’inchiesta della procura della repubblica dell’Aquila sulla proroga del bando per i Gal abruzzesi. Sono gli stessi particolari che sono balzati agli occhi dei giudici amministrativi quando a settembre scorso, dichiarando illegittima la proroga firmata dalla Regione Abruzzo, fatta per favorire il Gal Terreverdi di Teramo, hanno poi mandato tutti gli atti alla procura. E adesso toccherà alla magistratura accertare anche l’esistenza di profili di carattere penale. Una vicenda scabrosa, di pressioni e insistenze, di rinvii negati e poi concessi, di censure e procedimenti disciplinari nei confronti dei funzionari non allineati. E l’inchiesta dovrà verificare anche le singole responsabilità, chiarire chi ha avuto ruoli e a chi realmente interessava quella proroga. 

Per esempio.

Agli atti della procura c’è uno scambio di mail tra il braccio destro di Luciano D’Alfonso, Claudio Ruffini e l’assessore teramano Dino Pepe. Ma non solo.

Dall’analisi degli atti la richiesta di proroga, predisposta dal responsabile dell’ufficio assistenza specialistica dell’Attività normativa di impulso del presidente Giuseppe Spedicato, non è stata mai realmente sottoscritta dall’ex presidente della Regione Luciano D’Alfonso. C’è solo una prima richiesta, siglata da Spedicato, in cui compare la firma di D’Alfonso ma il giorno dopo i dirigenti scrivono che l’atto formale non esiste ancora, e quindi probabilmente mettono in dubbio che quella lettera sia effettivamente stata sottoscritta dall’ex governatore. 

Luciano D’Alfonso

Tutti gli atti portano la sigla del dirigente ma soprattutto c’è una mail che dimostra che quell’atto non era pronto: il 9 settembre del 2016, alle ore 12.23 il direttore del dipartimento Antonio Di Paolo, dopo un netto no,  scrive al suo dirigente Giuseppe Di Fabrizio e per conoscenza all’assessore all’Agricoltura Dino Pepe, teramano, per informarli sull’esito della proroga:

“La richiesta in questi termini è amministrativamente compatibile. In attesa della nota ufficiale, ti autorizzo a predisporre un comunicato che pubblicheremo nel pomeriggio appena riceveremo la comunicazione formale”. 

La “comunicazione formale” dovrebbe avere la firma di Dalfy, ma non arriverà mai. Ciò che arriva è una richiesta di proroga con sotto stampato “Il presidente, dott. Luciano D’Alfonso, d’ordine Claudio Ruffini” ma non c’è firma. Poco prima, Ruffini scriverà a Pepe, è il 9 settembre e son le ore 12.06:

“Ho mandato il messaggio al presidente. Sto aspettando la risposta. Intanto ti faccio avere il testo”.

Dino Pepe

Nella mail senza firma si chiede al direttore Di Paolo di autorizzare la dilazione del termine di scadenza del bando fino alle ore 14 del 12 settembre. Una insistenza che fino a oggi era stata attribuita solo all’ex governatore. In quella mail, tra l’altro si legge che la proroga avrebbe consentito “ai soggetti interessati”, visto l’approssimarsi delle giornate di sabato e domenica, di poter concludere le relative istanze di candidatura al fine di depositarle secondo le modalità prescritte dal bando”. 

Di Fabrizio però continua a rifiutarsi:

“Amministrativamente si può fare – scrive al suo direttore Antonio di Paolo-ma in tempi non sospetti…fare ora una proroga è sicuramente non fattibile a seguito delle comunicazioni formulate solo ieri in forma ufficiale, e comunque tra l’altro il sabato per le poste e corrieri mi sembra non siano giorni utili, solo per essere più chiari nel confermare quanto già espresso nella mia precedente e-mail che ti riallego”.

Di Fabrizio alla fine verrà sottoposto a procedimento disciplinare per non aver dato seguito agli ordini del suo direttore. 

Insomma, a questo punto la procura sta cercando di mettere in fila tutti questi atti per capire chi voleva a tutti i costi quella proroga.

ps: E soprattutto di scoprire chi erano davvero gli organi di decisione politica a cui stava tanto a cuore che il Gal Terreverdi tornasse in partita.




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