·Il calcio d’estate·

Per chi è appassionato di calcio, questo è il periodo migliore dell’anno.  

In uscita dallo stress per i campionati appena conclusi, si comincia a pregustare la stagione nuova. Si viene da un po’ di stress, sì.  Mica è facile seguire la propria squadra sulle montagne russe dei risultati e delle competizioni, facendo la gimcana tra i giorni e gli orari sempre diversi degli appuntamenti calcistici. Dal venerdì al lunedì sera, oramai, è un lunghissimo week end di passione e, soprattutto per i tifosi di certe squadre, come la mia, quasi mai di soddisfazione. “Mai ‘na gioia”, secondo un’espressione cittadina divenuta di rilevanza nazionale. 

Adesso è frequente il lunedì sera calcistico. Dicono: ci avvicina ai migliori campionati esteri, ci rende molto europei. Nella versione inglese, denominata “Monday night”, suona benissimo, come un’elegante sera di festa. Nella versione italiana, “Lunedì sera”, suona decisamente più ordinario. Come un piatto di zucchine al sugo, di contorno a un ovetto sodo. I tifosi della Roma, in trasferta a Firenze per il primo lunedì calcistico della storia del pallone nazionale, velarono di ironia il disagio per l’anomalo appuntamento con un “Semo tutti parrucchieri”. 

Dopo il lunedì, c’è il blocco centrale della settimana, il martedì-mercoledì-giovedì, che in genere è appannaggio delle coppe europee. Se pure non hai la tua squadra direttamente impegnata, però, che fai, non butti un occhio sulle coppe? 

Quella del tifoso è una permanente condizione dello spirito; significa non potere o non volere essere neutrali. Significa che se ci sono due squadre in campo, che siano Tottenham e Liverpool o Cittadella e Benevento, tu, che nella carta d’identità stavi per scrivere, come stato civile, “tifoso di calcio”, devi necessariamente prendere posizione. E allora poi che vinca l’una o l’altra squadra non è indifferente. Perciò ti stressi. 

A volte il blocco centrale della settimana è libero dalle coppe, è vero.

In quei casi, però, si inserisce il turno infrasettimanale del campionato, che, non avendo a disposizione sufficienti fine settimana per le sue giornate, tracima pure sui martedì/mercoledì/giovedì.

Se non c’è nemmeno il campionato, allora vuol dire che gioca la nazionale.

Insomma non si scappa. E’ così per tutto l’anno. Uno stress dolce e avvincente, fino a che ne sei avviluppato, ma dal quale, a un certo punto, ti devi riprendere.

Arriva giugno, che, negli anni dispari, quelli senza mondiali o europei, coincide con la fine della stagione calcistica e l’inizio di un breve periodo di vacanza.

Il periodo migliore, però, non è ancora giugno ma ora. A luglio. Quando, superato lo smarrimento per la mancanza di impegni ufficiali, smaltito rapidamente lo stress del campionato terminato da poco, come un tossico in crisi di astinenza cominci a riavvicinarti alle pagine sportive dei giornali.

E qui vivi l’esaltante fase del calcio mercato.

Ipotesi iperboliche, scambi lunari, scenari ultraterreni.

E’ la fase dei sogni, in cui diventa percorribile pure l’ipotesi di vedere Messi al Campobasso o Bale all’Ascoli.

Il calcio mercato in corso, le squadre ancora in ritiro, nessun impegno sportivo ufficiale.

E’ il momento in cui tutto è possibile.

Tutte le squadre sono potenzialmente in grado di vincere il campionato al quale sono iscritte. Tutte.

Niente è precluso. Almeno sino a che non si gioca la prima partita. Tutte le squadra hanno gli stessi punti in classifica.

E’ una fase esaltante.

A me ricorda, dal punto di vista esistenziale, quella fase esaltante, appunto, compresa tra l’esame della maturità e la vita dopo la scuola.

Quando nessuna scelta è compiuta e tutto è ancora possibile.

Forse è per questo che mi piace il calcio.

Per vivere, ogni anno, questa sensazione inebriante.

Di forza, di opportunità.

Di scudetto, o di coppa, che poi vuol dire di sogno a portata di mano.

Va oltre il calcio, il campionato, la squadra.

Il sogno.

È ciò che vuoi.

E prima o poi l’avrai.




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