·Privati, i manager contro la Verì: due lettere di fuoco·

Quattro lettere durissime. Scritte in tandem dal manager di Chieti Thomas Schael e da quello dell’Aquila Roberto Testa. Le prime due a fine novembre e le altre il 4 dicembre scorso, con lo stesso contenuto: un secco altolà alla Regione. 

Thomas Schael
Roberto Testa

No, quei contratti non li firmiamo: è questa la sostanza delle lettere dei due manager abruzzesi, entrambi nominati dal centrodestra, indirizzate all’assessore alla Sanità della Regione Abruzzo Nicoletta Verì e a Giuseppe Bucciarelli, direttore del Dipartimento Sanità. Sono irricevibili.

E il perché è sotto gli occhi di tutti: da quei contratti sono spariti quei pochi paletti e controlli sulla spesa da parte delle Asl che avrebbero evitato ai privati di fare di testa propria e in più ci sono regali alle cliniche che esporrebbero le aziende sanitarie a spendere tantissimi soldi in più. Un milione di euro in dieci mesi solo per la Asl dell’Aquila. Insomma, un ulteriore aumento mascherato dei budget delle cliniche.

E’ la risposta, ferma, al tentativo messo in atto dall’assessore Verì di ignorare le censure del Tavolo di monitoraggio e di far rientrare dalla finestra tutti quei regali alle cliniche che erano stati approvati dalla giunta regionale a giugno scorso e che poi, proprio per la censura romana, erano stati revocati con la delibera 602. E che ora rispuntano sotto mentite spoglie nei contratti. Ecco perché i due manager sono saltati sulla sedia, e con le due lettere, scritte d’accordo e all’unisono, si sono ribellati mettendo l’assessore alla Sanità con le spalle al muro.

Scrive il manager dell’Aquila che lo schema dei contratti risulta in contrasto con la delibera 602 nei seguenti punti: “l’utilizzo flessibile dei posti letto nell’ambito della stessa Afo è consentito a carattere di eccezionalità in quanto il superamento delle degenze giornaliere previste per le singole specialità non è consentito alle case di cura private, se non in via d’eccezione; di confermare pertanto l’obbligo per gli uffici competenti di procedere alle verifiche del tasso di occupazione giornaliero, per disciplina, da effettuarsi attraverso il file di produzione allegato alla fattura oltre che mediante la verifica in qualunque momento sull’accessibilità, appropriatezza clinica ed organizzazione, legittimità e congruità delle prestazioni svolte dall’erogatore; che il ricorso all’oscillabilità, previa tempestiva comunicazione all’Asl di afferenza, è per sua natura eccezionale in ragione dell’invalicabilità del tetto di spesa annuale e dell’obbligo, per l’erogatore, di garantire la continuità delle prestazioni per l’intero anno”.

Insomma, il manager sottolinea che nei contratti non c’è traccia di tutti i paletti che erano stati inseriti nella delibera regionale, sia pure dopo i rilievi del Tavolo di monitoraggio, e in più le cliniche, con quei contratti, verrebbero autorizzate ad applicare l’oscillabilità del 20 per cento sul fatturato non in casi eccezionali ma a propria discrezione, in pratica quando vogliono loro, previa semplice comunicazione alla Asl. 

Marco Marsilio

Un regalo che avrebbe effetti disastrosi sull’azienda, spiega Testa nella lettera, tanto che la Asl dell’Aquila, se si applicassero i contratti previsti da Marsilio & Verì, dovrebbe pagare un maggiore importo alle cliniche di 1.010.241,13 per il periodo gennaio-ottobre 2019. Più di un milione di euro, solo per dieci mesi. Niente male.

Quindi, secondo il manager Roberto Testa, i contratti così come sono stati previsti, non determinano alcuna possibilità di controllo della spesa e delle prestazioni erogate da parte delle Asl e anzi potrebbero determinare un aumento di contenzioso tra pubblico e privato.  

In conclusione, il manager Testa invita la Regione a riesaminare i contratti in modo da renderli coerenti con la delibera 602, inserendo  perlomeno una semplice dizione: “Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale del presente contratto”. Ma finora la Regione non l’ha fatto. Eppure, sarebbero bastate solo queste due righe.

Dello stesso tenore la lettera di Schael del 4 dicembre scorso: i contratti dei privati non recepiscono i contenuti della delibera regionale e quindi il nuovo testo “non consente di superare le criticità rappresentate e costituisce una fonte certa di contenzioso che esporrebbe la parte pubblica a maggiori esborsi. Non comprendo – aggiunge Schael – le ragioni che ostano al recepimento nel testo di contratto delle clausole di salvaguardia della delibera 602, si chiede di prendere visione del parere espresso dall’Avvocatura regionale”, e conclude allineandosi alle considerazioni svolte dal manager aquilano.  

Roberto Testa in visita all’ospedale

Adesso resta da capire come andrà a finire il braccio di ferro tra il centrodestra abruzzese e i due manager.

Un fatto è certo e rivela l’enormità del comportamento della Regione: in quei contratti ci sono tali e tanti regali alla sanità privata che persino due direttori generali nominati da pochissimo tempo dallo stesso centrodestra si rifiutano di firmare, dimostrando così autonomia e serietà ma anche facendo affiorare la gravità di quanto sta accadendo. 

Sivio Paolucci

E nello stesso giorno delle due lettere il capogruppo del Pd Silvio Paolucci ha scritto alle 4 Asl abruzzesi (a Pescara a quanto pare la clinica Villa Serena ha però firmato il contratto nella formulazione prevista dalla Verì), per chiedere se i contratti con i privati relativi al 2019 siano stati firmati e nel caso di risposta contraria, il motivo dei ritardi.

“Appare del tutto superfluo evidenziare l’importanza di ultimare la definizione delle negoziazioni al fine di assicurare la continuità assistenziale”.

scrive Paolucci.

ps: come se la gravissima situazione dei servizi sanitari abruzzesi dipendesse dai contratti con i privati. 




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