·I guastafeste·

E alla fine se proprio deve essere crisi, almeno rinviatela, diamine. L’ultima preghiera rivolta dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso ai tre ribelli quando ha capito che non sarebbe riuscito a convincerli al dietro-front, è stata questa: la conferenza stampa rinviatela a sabato, così non mi guastate la festa con Renzi. Invece no: gli assessori Donato Di Matteo e Andrea Gerosolimo e il presidente della Commissione Sanità Mario Olivieri ieri mattina hanno ufficializzato l’ultimatum, o cambi registro o sono guai, e la festa è bella che andata. Perchè oggi il premier al suo arrivo a Pescara troverà sì una città imbandierata a festa, con gli striscioni di benvenuto fuorilegge gli spot elettorali sui silos di Walter Tosto e sui cartelloni elettronici, ma anche la notizia che alla Regione è in atto una crisi niente male e che Dalfy ha una pistola puntata alla tempia.

La conferenza di ieri mattina

La conferenza di ieri mattina

E serviranno a poco a questo punto i bambini selezionati per agitare le bandierine e gridare “Viva Renzi” all’arrivo del premier alla scuola elementare di Spoltore, sul modello Istituto Luce (senza contare che Maperò ieri aveva scritto che ci mancavano solo gli studenti delle elementari con le bandierine, invece non ci mancavano affatto: Dalfy ha pensato a tutto) e l’ufficio scolastico regionale che ha invitato i dirigenti a portare i ragazzi all’incontro con Renzi al Circus, come denuncia Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista, tanto per riempire la sala. In premio riceveranno un attestato di partecipazione.
E niente:  ieri i tre sono usciti allo scoperto.

Un'immagine dell'Istituto Luce

Un’immagine dell’Istituto Luce

“Non è la solita controversia legata a strapuntini o a contentini – ha detto l’assessore Pd Donato Di Matteo – ma è la politica che deve cambiare passo”.

Di Matteo in versione "resistente"

Di Matteo in versione “resistente”

Entro una settimana tireranno le somme, avverte l’assessore Andrea Gerosolimo. Che significa: se non ci saranno risposte allora sono pronti a tutto, anche alle dimissioni. La parola non viene mai pronunciata in modo così netto, ma è nell’aria. Un’aria talmente pesante che all’inizio della conferenza stampa nella sala di piazza Unione privata delle bandiere per l’occasione, chissà da chi, il fido Camillo D’Alessandro si presenta per controllare le parole dei tre ribelli. Si accomoda accanto ai giornalisti, chatta in continuazione col presidente e con l’assessore Silvio Paolucci quando viene toccato l’argomento sanità, si alza ed esce fuori dalla sala della conferenza stampa con Di Matteo per ascoltare cosa dirà ai microfoni di Rete8. In versione, più panciuta, di un qualsiasi 007.

D'Alessandro assiste alla conferenza stampa

D’Alessandro assiste alla conferenza stampa

I guastafeste usano i punti interrogativi, ma il senso delle accuse si rivela durissimo: a distanza di due anni e mezzo c’è stato forse un miglioramento in termini di efficienza e sburocratizzazione della Regione, nonostante la scelta di tanti dirigenti presi dall’esterno (Dalfy ha fatto incetta di esterni togliendo ad ogni assessore la possibilità di un’assunzione per poterne beneficiare lui), e nonostante le nomine negli enti che hanno seguito lo stesso percorso? No, naturalmente. Sono stati eliminati o accorpati gli enti inutili ed è stata fatta una verifica della qualità di questi enti?

D'Alessandro a sinistra nella foto

D’Alessandro a sinistra nella foto

La sanità la nota dolente: la Regione governata da Luciano D’Alfonso ha usato 12 milioni dell’edilizia sanitaria per “armonizzare i bilanci delle Asl” (come Maperò ha scritto già un anno fa e poi un mese fa) e gli attivi delle cartolarizzazioni per finanziare gli interventi a pioggia del consiglio regionale di martedì.

“Bravi ad apparire e a parlare a tv e giornali, ma la Regione non può vivere una campagna elettorale permanente”.

Basta con l’uomo solo al comando, con le decisioni prese nelle segrete stanze, basta con i contentini a questo e a quello (come ha fatto col Masterplan, chiosa Olivieri).
Basta, soprattutto, con la frase che più spesso i tre ribelli si sono sentiti rivolgere in questi giorni: “Che te serve?” “A noi non ci serve niente”, ha risposto il presidente della Commissione Sanità.

Lo striscione di benvenuto sull'asse attrezzato

Lo striscione di benvenuto sull’asse attrezzato

ps1: a Dalfy hanno consegnato la loro piattaforma programmatica, dieci impegni su sanità, lavoro, aree interne, turismo e cultura, nomine, agricoltura, eccetera. Ma soprattutto gli chiedono collegialità nelle decisioni, la ridefinizione del ruolo degli assessori e autonomia di gestione. Per uno come lui, un colpo al cuore.
ps2: insomma oggi con Renzi sarà una mezza festa. E il pranzo al porto turistico rischia di risultare molto indigesto.





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