·Mal di pancione·

Il caso è finito su tre scrivanie: quelle degli assessori Marinella Sclocco e Silvio Paolucci (pari opportunità e risorse umane) e quella del direttore generale della Regione Abruzzo Cristina Gerardis. E sta facendo un grande scalpore. Lo scontro tra la dirigente encomiata Eliana Marcantonio e una giovane avvocatessa al quinto mese di gravidanza che ha chiesto un permesso per una visita di controllo e si è sentita rispondere che avrebbe dovuto motivare la richiesta, e poi finita davanti al comitato unico di garanzia per le pari opportunità, ora è al vaglio dei vertici della Regione. Richiesta illegittima, arbitraria e inaccettabile, scrive il Cug.

Marinella Sclocco

Marinella Sclocco

La dirigente del servizio patrimonio immobiliare ha risposto difendendosi con le unghie e con i denti, citando leggi e regolamenti. La storia la conoscete, Mapero’ l’ha raccontata qualche giorno fa (qui sotto, per chi se la fosse persa). Ma ecco cosa dice l’assessore Sclocco: “Da donna la notizia mi ha colpito, le mie battaglie in difesa delle donne sono note. Al momento stiamo verificando tecnicamente come deve essere impostato un modulo per le richieste di visita medica: non è chiaro ancora se deve essere specificato il motivo della visita. La Marcantonio ha fornito una risposta ufficiale, con le sue giustificazioni. Stiamo approfondendo con l’assessore Paolucci e il direttore generale”.

 

Colpa del caldo di ferragosto. O di un encomio di troppo. Una rissa tra una direttrice e una dipendente, che finisce però davanti al comitato unico di garanzia per le pari opportunità. Perché di mezzo c’è un pancione e una violazione dei diritti delle donne. Insomma un caso che rischia di diventare grosso come una casa. Succede alla Regione Abruzzo, qualche giorno fa. Una giovane avvocatessa al quinto mese di gravidanza chiede il permesso per andare a una visita di controllo. Succede il finimondo: a scatenarlo è la dirigente del servizio Gestione e patrimonio immobiliare Eliana Marcantonio, una delle encomiate da Luciano D’Alfonso, da poco all’interim delle Risorse umane.

Eliana Marcantonio

Eliana Marcantonio

La dirigente (donna, encomiata e delegata alle Risorse umane, un cocktail esplosivo), per tutta risposta scrive al Cug per chiedere che alle donne in malattia venga applicato un nuovo modello per le richieste di visita. Un modello elaborato secondo il gusto della dirigente, che vorrebbe sapere dalla povera avvocatessa, che tra l’altro va regolarmente al lavoro, come e perché si rivolge a un medico privato, come e perché ci va durante l’orario di lavoro, come e perché ci va. Insomma, vuole sapere la diagnosi. Il caso è al limite del mobbing. La Marcantonio chiede alla gestante <l’impegno a fornire la documentazione giustificativa attestante la data, l’orario della prestazione e la causale relativa a esami e visite prenatali>. Fa piacere sapere che alla fine il Cug stabilisca che è una richiesta <indebita>.

La censura del comitato è su tutta la linea, ed è utile leggerla: <Tale illecita richiesta lede il diritto alla privacy, considerato che, anche nella gestione ordinaria delle assenze dal lavoro per malattia, il certificato medico da presentare al datore di lavoro attesta la prognosi e non la diagnosi>. Insomma la Marcantonio, che tra l’altro da poco ha assunto l’interim alle Risorse umane, vuole mettere il naso nello stato di salute della dipendente. Il Cug rincara la dose: la causale non deve essere mai richiesta per legge, il termine tra l’altro <è infelice se collegato a una gestazione>.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

Infelice? Di più: la giovane avvocatessa, dopo aver subito le angherie della Marcantonio, scoppia in lacrime e si rivolge ai colleghi. In queste condizioni è difficile lavorare in serenità: teme per sé e per il bimbo che aspetta. Ma ora il Comitato unico bastona la dirigente, che rischia grosso: il caso è senza precedenti, soprattutto in una pubblica amministrazione e soprattutto perchè c’è di mezzo una donna in attesa. Il Cug, nella lettera di risposta inviata a lei e agli assessori Marinella Sclocco e Silvio Paolucci, glielo ricorda: <Si ritiene arbitrario e inaccettabile quanto richiesto, se si considera che può usufruire di quei permessi solo una gestante e che, pertanto, l’unica causale è la gravidanza stessa>. E alla fine il Comitato conclude con un appello all’amministrazione regionale:

<Al fine di prevenire e rimuovere situazioni di discriminazioni e diffondere la cultura delle pari opportunità si auspica che questa amministrazione vorrà farsi garante del rispetto e dell’applicazione della normativa e della tutela delle lavoratrici madri e dei loro bambini>. Ma c’è un appello anche ai sindacati, chiamati a intervenire per <garantire il diritto a sostegno della maternità e della paternità>.

Buon ferragosto.




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