·Gli occhi di Silvia·

tramonto sul mare

Silvia aveva 18 anni quando ebbe quel brutto incidente. Accadde in una sera, anzi in una notte, che doveva essere allegra, giovane e profumata, come l’estate in cui era immersa. Lei, da un paio d’anni, portava i capelli lunghi, con i ricci neri e stretti, stile “rasta”; così, almeno, li portava d’estate, al mare, quando la vedevo io.
La curva di Torre Paola, a Sabaudia, è pericolosa, perché comincia morbida e poi stringe all’improvviso. Il ragazzo che guidava, neopatentato come (allora) tutti noi, forse non ne conosceva le insidie e la prese a forte velocità.
Venimmo a sapere dell’incidente il giorno dopo, in spiaggia: “Avete saputo di Silvia? Dicono che resterà paralizzata”.
Poi scese il silenzio. Nel corso dell’estate, però, ebbi qualche notizia da un testimone autorevole ed inaspettato: Giuliano Amato, allora Ministro del tesoro, teneva su “L’espresso” una rubrica, “Diario in pubblico”, che in una settimana d’agosto si intitolò “Gli occhi di Silvia”. Raccontava il Ministro di essere stato ricoverato per qualche giorno in un ospedale romano, per degli accertamenti di routine, e di avere, nell’occasione, incrociato ripetutamente, rimanendone colpito, gli occhi scuri ed espressivi di una ragazza, Silvia, che non più di un mese prima aveva avuto un grave incidente automobilistico.
La rividi l’estate successiva. Non camminava. Era bella come sempre. Parlammo a lungo quando l’andai a trovare. Dopo un po’, trovai il coraggio di chiederle se era lei la Silvia di cui aveva parlato il Ministro Amato. Era lei.
Al tempo dell’incidente aveva un ragazzo. Fu lei a volere che la loro storia finisse. Poi ha trovato un nuovo compagno. Insieme hanno avuto una figlia, Germana, bella e forte come i suoi genitori. Anche di Germana venni a sapere da un articolo di giornale, che titolava sulla difficile gravidanza, andata a buon fine, di una ragazza paraplegica.
Lo scorso week end, al mare, ho visto lei, Germana, da sola. Non saprei dire se fosse già successo, di sicuro è stata la prima volta in cui io mi sono reso conto che è diventata grande abbastanza da venire al mare in autonomia dai genitori. Teneva inizialmente i capelli raccolti, poi, dopo che si è tuffata in acqua, le si sono sciolti e li ho potuti ammirare: sono lunghi, con i ricci neri, che ricordano quelli della madre. Quando me ne sono accorto, ho ripensato agli occhi di Silvia, ai suoi capelli rasta, ed ho avvertito, del tempo che passa, e per una volta, non l’ingiuria, ma il soffio benevolo, la carezza. Appena incontro Silvia, se non avrà letto questo post, glielo voglio raccontare.




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