·Gli amici se ne vanno·

Chissà se gli costerà la ri-candidatura. O se il Pd aspetterà di vedere che tempo che fa. Colpevole o innocente, la stella di Gianni Di Pangrazio sindaco di Avezzano e soprattutto fratello di Sua Peppanza, cioè del presidente del Consiglio regionale abruzzese Giuseppe Di Pangrazio, sta decisamente precipitando. Gli amici se ne vanno e anche gli ex amici. L’ultimo a sbattere la porta è stato l’economista Piero Carducci, un addio misterioso che ha procurato ai Di Pangrazios una sonora scoppola: l’immagine dei fratelli marsicani, che già non brillava più come una volta, ha subito un altro durissimo colpo.

I fratelli Di Pangrazio

I fratelli Di Pangrazio

E così una settimana fa si è aperto il processo per l’uso dell’auto blu della Provincia di cui Gianni è dirigente. Peculato, un’accusa pesante.
Accompagnato dai due avvocati Claudio Verini e Antonio Milo, il sindaco tornerà in aula il prossimo 15 settembre: il giudice Guendalina Buccella ha rigettato tutte le eccezioni preliminari. Di rinvio in rinvio è probabile che si arrivi alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del sindaco, il prossimo anno. E la patata bollente della ri-candidatura finirà nelle mani del Pd.
Ma è sull’addio di Carducci che si è concentrata la curiosità di tutti. Perchè l’economista lo ha abbandonato, cosa è successo, cosa ha scoperto, cosa gli avrà fatto?

Piero Carducci

Piero Carducci

Molti la raccontano così: la stella di Gianni è tramontata. Brillante dirigente della Provincia, un po’ scapigliato e un po’ contro gli schemi, all’assalto della nomenklatura marsicana. Il tecnico prestato alla politica a quei tempi prometteva di distruggere i gruppi di potere che avevano immobilizzato per anni Avezzano. E’ quello l’attimo in cui scocca la scintilla con l’economista abruzzese: due opposti che si attraggono parecchio. Certo, Gianni era un vero cafonal, dicono di lui ad Avezzano, non aveva certo fatto studi classici, non era un accademico, non sapeva neppure tenere un discorso in pubblico e si vestiva come si vestiva. Dei congiuntivi non ne parliamo, metteva i piedi sui tavoli, corteggiava tutte le donne che gli capitavano a tiro, ma queste pecche furono considerate dettagli persino simpatici dai cittadini che nel 2012 lo votarono in massa.
Carducci gli prepara il programma di mandato ma una volta eletto, il più giovane dei Di Pangrazios comincia a scendere a patti con quei gruppi che voleva combattere: e sembra proprio questo il motivo che ha indotto poi l’economista a dire arrivederci e grazie.

lui

Un tradimento, che si perfezionò con la cacciata di assessori come Pulsone, De Angelis, Presutti, e con l’ingresso del parrucchiere che si è segnalato mesi fa per gli insulti alle donne o di Daniela Stati presa nel bel mezzo del processo per il terremoto e dopo varie giravolte politiche.
E c’è chi sostiene che alla fine proprio la necessità di sostenere il fratello Peppe alle ultime Regionali lo abbia costretto a mettere nel cassetto tutti i buoni propositi della primissima ora. Così, in quattro anni, Gianni cambia 14 assessori, riesuma esponenti dell’opposizione anche imbarazzanti e isola chi lo aveva sostenuto. E su di lui piovono accuse di trasformismo, di gestione opaca e soprattutto ondivaga: Carducci se ne va, ma prima di lui tanti altri.

La ricandidatura di Di Pangrazio è ora in bilico. Il Pd non potrebbe né dovrebbe ricandidarlo, se non intervenisse prima una assoluzione (e infatti, per esempio, per Valentina Maio a Lanciano, condannata per evasione fiscale, è stata fatta una lista civica: della serie un escamotage si trova sempre). Il codice di autoregolamentazione parla chiaro, niente candidatura neppure con un avviso di garanzia. Certo, lui dice di non essere iscritto al Pd, ma è una scusa un po’ debole.

Con Gianni Letta

Con Gianni Letta

E sarà per questo che in Comune ad Avezzano in questi giorni l’aria si taglia a fette. Tanto il nervosismo e tanta l’ansia che il Di Pangrazio junior giorni fa ha fatto querela alla direttrice del Capoluogo Roberta Galeotti: non avendo argomenti per ribattere, denuncia.

ps: Così fan tutti, i politici, nel tentativo di mettere il bavaglio a giornali e giornalisti. Non ci riusciranno, forza Roberta.




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