·Giunta delle elezioni, che farsa·

Può continuare a fare il comodo suo, ha stabilito la Conferenza dei capigruppo ieri pomeriggio all’Aquila, che ha messo in scena la verifica delle incompatibilità del governatore-senatore Luciano D’Alfonso quando era già tutto deciso fuori da quella stanza.  Perché mica e’ uno qualsiasi, lui si paragona a Mazzini e Garibaldi, che hanno fatto la storia d’Italia. Tutto deciso da lui, naturalmente, visto che il giorno prima aveva consegnato una lettera, distribuita pure alla stampa, in cui spiegava le ragioni per cui sarebbe rimasto ancora in sella a due poltrone.

D’Alfonso e Di Pangrazio

Una farsa, quella che si è tenuta alla giunta per le elezioni, assenti soltanto Mario Mazzocca e Giorgio D’Ignazio mentre gli altri, tutti gli altri a cominciare dal capogruppo Pd Sandro Mariani, passando per Maurizio Di Nicola, Lorenzo Berardinetti e Lucrezio Paolini, con l’astensione di Mario Olivieri e il presidente del Consiglio Di Pangrazio, hanno messo il timbro sulla letterina di Dalfy/Giuseppe (inteso come i due, Mazzini e Garibaldi), autorizzandolo di fatto a fare ancora il bello e il cattivo tempo in Abruzzo e a Roma: no, non c’è incompatibilità, secondo loro, anche se sarà comunque il consiglio regionale il prossimo 3 maggio a dire la parola definitiva. Bisogni che collimano: quello di D’Alfonso, di continuare a sistemare i suoi devoti, e quello dei consiglieri e assessori, che si troverebbero prima della scadenza senza il lauto stipendio regionale e nella necessità, che riguarda molti di loro, di doversi trovare un lavoro. Il delirio, insomma.  (Sostituito invece Camillo D’Alessandro con Tonino Innaurato)

A ribellarsi solo i Cinquestelle e Forza Italia, con Mauro Febbo che sbatteva i pugni sul tavolo, Mauro Di Dalmazio di Abruzzo futuro e Leandro Bracco di Sinistra italiana: inutilmente. 

“Antepone i suoi interessi personali – ha commentato a caldo il capogruppo di Fi Lorenzo Sospiri – In realtà D’Alfonso, temendo di restare senza poltrona a Roma se non si dovesse formare il nuovo governo, resta attaccato all’Abruzzo che è la sua poltrona di riserva”.

Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri

Insomma, Dalfy sostiene, pur di allungare la sua permanenza in Abruzzo, che sarà la giunta per le elezioni del Parlamento a decretare la sua incompatibilità:

“Entro trenta giorni dalla proclamazione il senatore è tenuto a trasmettere alla Giunta l’elenco delle cariche ricoperte, poi il comitato per la verifica delle cariche darà il via a un procedimento in contraddittorio con l’interessato. Il passaggio successivo prevede che il presidente inviti il senatore a optare tra la carica incompatibile e il mandato parlamentare. E solo dopo convalida la sua elezioni”.

ps: Naturalmente la conferenza dei capigruppo è stata ben contenta di abboccare. Scrivendo una delle pagine più vergognose della storia di questa legislatura.




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