·Girotondo azzurro·

Forse sarebbe stato meglio che se ne fossero andati subito. Invece no, per il momento restano. Gli ex An stanno a guardare e molti di loro sono decisi a fare la guerra dall’interno, una guerra durissima e manco tanto sotterranea al coordinatore di Forza Italia Nazario Pagano, confermato due giorni fa da Silvio Berlusconi nonostante i tiri incrociati dei Gasparriani e di Antonio Razzi.

Nazario Pagano

Nazario Pagano

Gli effetti e le decisioni si vedranno a gennaio. E’ questo il termine che si sono dati gli ex An che per ora hanno deciso di fare buon viso a cattivo gioco. La porta di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni è sempre aperta, e loro sono intenzionati a firmare l’addio a Berlusconi solo quando l’effetto sarebbe più devastante. Probabilmente alla vigilia delle prossime elezioni.

La prima bordata è arrivata ieri mattina: un comunicato stampa del senatore Fabrizio Di Stefano che è un atto pubblico di dissociazione nei confronti del partito.

<Non voterò la sfiducia al ministro Boschi per disciplina di partito: non capisco ma mi adeguo>, scrive Di Stefano.

Ma c’è dell’altro: non ha capito neppure perché Forza Italia ha votato la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina salvo poi ripensarci, perché ha votato l’Italicum, salvo poi ripensarci.

<Perché abbiamo votato la riforma costituzionale, anzi, io no, salvo poi ripensarci. Allo stesso modo non capisco perché abbiamo attaccato in maniera vibrante il governo Renzi salvo poi risparmiare la sua costola Boschi sul voto di sfiducia>.

Fabrizio Di Stefano

Fabrizio Di Stefano

Due pesi e due misure: ciò che è valso per Josefa Idem, la Di Girolamo, Maurizio Lupi, per la Boschi non vale. Di Stefano affonda il coltello:

<Ma i nostri elettori credo che capiscano bene o forse non capiscono lo stesso, ma ci abbandonano>.

E se non è guerra questa. Dal canto suo Pagano riapre le finestre e le porte del partito per far prendere aria alle stanze. E per fare l’occhiolino a una parte dei dissidenti. A Di Stefano, sicuramente, il più agguerrito e pericoloso perché radicatissimo sul territorio: e così nel coordinamento imbarca Febbo, Iampieri e Sospiri, suoi fedelissimi, gli stessi dati in partenza per il partito della Meloni. Iampieri farà il tesoriere, Febbo e Sospiri entreranno nel comitato regionale. Cartellino rosso invece per Paola Pelino e Antonio Razzi, che tra l’altro, essendo parlamentari, a norma di statuto nel comitato ci dovrebbero stare per forza.

Paola Pelino

Paola Pelino

Un tentativo maldestro di rabbonire gli avversari. Ma il gioco è chiaro, dicono gli ex An, in ballo c’è la spartizione dei seggi per le prossime politiche: Carlo Masci candidato sindaco a Pescara, Nazario Pagano al seggio blindato Pescara-Chieti delle prossime Politiche; Gianni Chiodi nel seggio altrettanto blindato Teramo-L’Aquila, Paolo Gatti candidato alla presidenza della Regione. Chi resterebbe al palo proprio Razzi e Pelino (che a quanto pare, nonostante tutto e le buone parole spese con Berlusconi, non otterrà contropartite), mentre Di Stefano potrebbe candidarsi e spuntare un secondo seggio grazie alle proprie forze. Ma visti i sondaggi di Forza Italia, questa è una ipotesi molto difficile da realizzare.

Carlo Masci

Carlo Masci

Insomma, Di Stefano per il momento resta e combatte dall’interno. E anche dai ristoranti: per lunedì ha organizzato una cena degli auguri a Perano. Saranno in 300, altro che le cene di Pagano. A base di porchetta, a quanto pare, e niente ristoranti a cinque stelle. Pardon, quelli erano gli hotel.




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