·Gero Gero-tondo·

Si sperticano da ieri mattina a fare le analisi, “quelle vere”. Per dire che il Pd ha vinto altro che storie, che non è andata affatto male, e che piuttosto i grillini. Prima Camillo D’Alessandro poi il presidente in persona. In Abruzzo si canta vittoria prima dei ballottaggi, e si glissa sull’unico dato eclatante: a Sulmona ha vinto Annamaria Casini, la candidata di Andrea Gerosolimo uomo di lotta e di governo, assessore alla Regione col centrosinistra e nella Valle Peligna schierato contro. Il piede in due staffe con la complicità del Pd che non dice niente e che anzi, prima volta nella storia, non presenta una propria lista a Sulmona. Non gareggia, lascia fare.

Gerosolimo con la moglie, appena eletta sindaco di Prezza

Gerosolimo con la moglie, appena eletta sindaco di Prezza

E così, nell’autocelebrazione dalfonsiana, Sulmona diventa la piazza dove

“tutta la rappresentanza politica viene presa dalla giovane e vincente Annamaria Casini e dall’esperto e consolidato Bruno Di Masci: insieme assommano oltre il 70 per cento dell’elettorato”,

come se fossero candidati suoi, come se avessero corso insieme e non l’uno contro l’altro, come se tutto il problema a Sulmona fossero centrodestra e Cinquestelle “ridotti a meno di un diritto di tribuna”.
Neppure una parola su Gero pigliatutto che tra pochi giorni tornerà a sedersi accanto a lui in Giunta regionale, né da parte del governatorissimo né dal segretario del partito Marco Rapino. E figuriamoci.

Dalfy e Gero

Dalfy e Gero

Ma ieri sono volati gli stracci dentro il centrosinistra, segno di altissima tensione e conferma che tutta questa vittoria proprio non ci sta. Da Vasto ha cominciato il sindaco uscente Luciano Lapenna: un attacco diretto alla parlamentare piddì Maria Amato. Non la nomina, ma ce l’ha con lei. Usa la bacheca Facebook Lapenna, per dire che

Francesco (Menna) può farcela. Peccato siano mancate quelle candidature che avrebbero aiutato ad essere primi rispetto a Desiati. Io la faccia ancora una volta l’ho messa. Altri no preferendo rimanere a Roma nelle ovattate aule parlamentari”.

Lapenna con la Amato

Lapenna con la Amato

E’ un affondo, ingeneroso e volgare. La Amato, da sempre esclusa dal cerchio magico di D’Alfonso, aveva accettato di correre alle Primarie rispondendo a un esplicito invito di Rapino. Primarie di facciata. Si scatenano le risposte: la prima, in difesa della parlamentare, è di Angelo Bucciarelli. “La cattiveria ti distruggerà”, scrive al sindaco uscente.  Ma Lapenna insiste, e il web inzuppa senza pietà. Nel tritacarne finisce anche lui, il primo cittadino, insulti, minacce, querele. C’è chi dice che Menna sarà solo il sindaco di facciata, e dietro di lui il vecchio che avanza e non si rassegna, col primo cittadino in carica che risponde rammaricato perchè il partito non corre unito.
Basta? Non basta. Poco più a nord ma sempre sulla costa e sempre su Facebook volano altri stracci e finisce in rissa tra il consigliere comunale di Pescara Francesco Pagnanelli e la segretaria Pd Francesca Ciafardini, l’unica che nel partito ammette la sconfitta nei Comuni del Pescarese.

Francesco Pagnanelli

Francesco Pagnanelli

Pagnanelli si augura che la sconfitta “possa servire di lezione all’attuale dirigenza provinciale”, chiede che la Ciaf si dimetta e rincara la dose:

“L’assenza di idee ed il servilismo alla lunga puniscono”.

Apriti cielo: la segretaria rispedisce al mittente le accuse di servilismo, il consigliere batte in ritirata e si toglie l’ultima soddisfazione:

“Sarebbe stato meglio un dignitoso silenzio”.

E in ogni caso, lì sulla bacheca di Pagnanelli, c’è chi sottolinea che l’unica vera vittoria del Pd, quella di Antonio Luciani a Francavilla, non è certo merito del Pd che non voleva manco candidarlo.

ps: nervosetti, eh. E tutti questi brindisi prima del ballottaggio, in genere portano male. Anzi, malissimo.

ps2: oggi c’è una Direzione del Pd, all’ordine del giorno il referendum. Non si parla di voto, meglio glissare. Come per Gerosolimo.




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