·Gero pigliatutto·

E alla fine ha vinto lui, ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Ballando indisturbato su due tavoli, ma proprio indisturbato, senza che nessuno provasse a dirgli scegli, o di qua o di là, oppure oh ma che stai a fare. Niente. La notte di domenica è una notte da ricordare per Andrea Gerosolimo, uomo di lotta a Sulmona e di governo alla Regione. Incassa prima la vittoria della moglie Marianna Scoccia a Prezza, arriva presto il risultato di lady Gerosolimo, è un piccolo Comune ma è il suo Comune. E poi, più tardi, quella di Sulmona, condivisa col sottosegretario Federica Chiavaroli.

D'Alfonso con Gero e signora

D’Alfonso con Gero e signora

La sua candidata Annamaria Casini schiaccia Bruno Di Masci, eterno candidato col supporto della sola Stefania Pezzopane, e schiaccia la candidata del centrodestra Elisabetta Bianchi, sponsorizzatissima da Paola Pelino e Nazario Pagano ma sorretta da una sola lista e sacrificata sull’altare delle divisioni. Certo, la Casini andrà al ballottaggio con Di Masci e la partita è ancora aperta anche se in mezzo ai due c’è un oceano. Ma ora, oggi, ha vinto lui.

Bianchi & Pelino

Bianchi & Pelino

E ha perso il Pd, e col Pd il governatore Luciano D’Alfonso, nonostante le dichiarazioni i comunicati le attribuzioni di voti e le esibizioni di milioni e di bicipiti. Ha perso perchè ha perso e perchè avrebbe dovuto vincere al primo turno, se tanto ci dà tanto. Resta da chiedersi se a Sulmona per esempio più che perdere ha voluto perdere, se ha lasciato che vincesse Gerosolimo, se c’e’ un accordo dietro o davanti, magari in cambio della pace politica alla Regione dove Gero basta che faccia schioccare le dita e Dalfy fa uno scivolone (e a settembre scorso già si è visto). Certo che mai e poi mai era accaduto che il Pd non presentasse una lista in una città così importante.

Dalfy & Gero

Dalfy & Gero

E il valzer dei comunicati del giorno dopo raccontano di un Pd che non la conta giusta: c’è la segretaria di Pescara Francesca Ciafardini che ammette la sconfitta, che chiama le cose col proprio nome e poi, dopo pochi minuti, viene sconfessata dal segretario regionale Marco Rapino che inneggia alla vittoria. Quale vittoria?
Ha perso, per esempio, anche a Lanciano, dove al comizio di chiusura Dalfy si è presentato con la tasca piena di soldi. La mattina del venerdì, nel suo giornale di bordo il governatore scriveva:

Claudio Ruffini, il più potente della Regione, mi ha ricordato che oggi dobbiamo fare seduta di giunta”,

e nella giunta guarda un po’ approva la riqualificazione del Parco delle rose, per l’80 per cento a carico della Regione. Un milione e mezzo di euro, mica bruscolini. Si venerava quel giorno la Beata Vergine Maria, ma i lancianesi avrebbero dovuto venerare lui. E invece il sindaco uscente Mario Pupillo andrà al ballottaggio col candidato del centrodestra Errico D’Amico, da cui lo dividono pochissimi voti.

La Maio con Pupillo e D'Alessandro

La Maio con Pupillo e D’Alessandro

E d’altronde anche qui si era speso molto il capogruppo Pd Camillo D’Alessandro che più che Pupillo aveva appoggiato la lista civica capeggiata da Valentina Maio, facendo una campagna ventre a terra per il salvataggio della Virtus. Andato malissimo, anche quello.
E perde a Manoppello, che è come dire che Dalfy perde a casa sua: intanto perchè se lui è nato a Lettomanoppello qui è nata la moglie Livia Del Bianco. E qui si è presentato a notte fonda, in soccorso della candidata sindaco Silvia Elena Di Donato. E sempre qui si era presentato mesi prima con un malloppo di soldi per il Volto Santo, 900 mila euro per il restauro del convento con annesso albergo. Inutilmente.

La notte di venerdì a Manoppello

La notte di venerdì a Manoppello

Perde a Vasto, dove Massimo Desiati, il candidato del centrodestra riunito è in testa e dovrà sfidare al ballottaggio Francesco Menna della segreteria dell’assessore Silvio Paolucci. E persino a Casalbordino, un altro Pd, il fedelissimo dell’assessore, Antinori Piscicelli, finisce al terzo posto.
E a Roseto, a Roseto è tutta un’altra storia. Qui un candidato del Pd c’era ma Sabatino Di Girolamo era sostenuto dall’eterno suo nemico, nonché amico di Gerosolimo, Tommaso Ginoble. E Dalfy invece, a sfregio, aveva puntato tutte le sue carte su Rosaria Ciancaione, che prima si è portato alla Regione come rinforzo al servizio Ragioneria, e poi ha lanciato come candidata col supporto di Claudio Ruffini e di Giulio Sottanelli. E niente, il candidato del Pd è in testa e sfiderà il sindaco uscente Enio Pavone mentre la Ciancaione ha fatto terza. Più sconfitta di così. E a San Giovanni Teatino, dove Dalfy appoggiava un transfuga, l’ex ex ex sindaco Verino Cardarelli, non ha perso ma straperso.

Luciani con D'Alessandro e la Canosa

Luciani con D’Alessandro e la Canosa

Vince davvero solo Antonio Luciani a Francavilla col 65,70% dei voti e vince al primo turno, ed è questo l’unico fiore che il Pd si può appuntare al petto, forse per merito del sindaco più che del Pd.
E poi c’è il capitolo dei Comuni del Pescarese, dove il Pd perde Tocco e perde Manoppello e Penne e conserva solo Popoli:

“E’ una sconfitta – commenta la Ciafardini – il Pd deve ricostruire e far riflettere tutto il gruppo dirigente”,

fa riferimento alle politiche sanitarie, al taglio degli ospedali, dei punti nascita. E annuncia una direzione politica da tenersi molto presto. Le fa eco dopo pochissimi minuti Rapino, che sembra commenti un’altra partita:

“Un voto che premia il Pd e il lavoro dei suoi amministratori”,

e ringrazia D’Alfonso, ringrazia l’Abruzzo.

Francesca Ciafardini

Francesca Ciafardini

ps: persino Renzi che ha perso, sapendo di perdere, Roma consegnandola forse ai Cinquestelle, e poi Napoli e poi Milano dove vince ma vince di un soffio e Bologna con Merola che ottiene meno di 69 mila voti registrando un crollo terribile rispetto a cinque anni fa, e Torino dove Fassino e’ costretto al ballottaggio, persino lui ammette la sconfitta. E perlomeno dice:“Non sono soddisfatto”. In Abruzzo invece, ci si accontenta: di perdere.

ps2: Berlusconi  a Roma ha perso, ha diviso il centrodestra puntando su Marchini e ha tafazzato la propria leadership. Il centrodestra passerà la mano, e lo farà presto anche in Abruzzo. E i patti stretti da Di Stefano e Pagano per il Parlamento e la Regione  se ne andranno a farsi benedire.




Articoli correlati

  • Gero Gero-tondoGiugno 8, 2016 Gero Gero-tondo Si sperticano da ieri mattina a fare le analisi, “quelle vere”. Per dire che il Pd ha vinto altro che storie, che non è andata affatto male, e che piuttosto i grillini. Prima Camillo […]
  • Rigeneration PdAprile 6, 2018 Rigeneration Pd Lui, il segretario regionale Marco Rapino non si dimette, e loro gli mettono la pistola alla tempia. Si chiama non a caso “Rigenerazione” l’assemblea regionale autoconvocata, e bisogna […]
  • Per un Pelino col PdGiugno 12, 2016 Per un Pelino col Pd Spaccati, divisi, in frantumi. L’idea di Nazario Pagano di apparentarsi con Bruno Di Masci a Sulmona, e proprio in queste ore la parlamentare ex regina dei confetti Paola Pelino dovrebbe […]
  • La riffa delle candidatureGennaio 9, 2018 La riffa delle candidature Eccoli di nuovo i 6 per 3. Il grande baraccone della pubblicità in formato elezioni è partito, il Pd in prima linea: ieri hanno fatto la loro comparsa in vari angoli di Pescara, e anche a […]