·Gero anch’io·

E alla fine ci ha messo il cappello sopra. Mancava Sulmona all’appello del presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, dove il Pd non ha corso con una sua lista, dove non si è schierato, dove ha lasciato campo libero ad Andrea Gerosolimo, ed ecco qua la trovata post-ballottaggio: la vittoria del centrosinistra e del Pd in Abruzzo è “netta e inequivocabile”, scrive il governatore, e vai con l’elenco. Roseto, Francavilla, Lanciano, Vasto e, sorpresa, pure Annamaria Casini a Sulmona,

“sostenuta con un ruolo importante dell’assessore Gerosolimo da uno schieramento di forze riconducibili nella quasi totalità alla maggioranza di governo nazionale e regionale”.

Dalai & Gero, il nuovo cartoon

Dalfy & Gero, il nuovo cartoon

Ecco qua, la rivendicazione è servita, che fa se Gero correva contro il candidato pseudo-Pd Bruno Di Masci, tra l’altro ex collaboratore del presidente alla Regione, se ha vinto è perché fa parte a pieno titolo della maggioranza di centrosinistra, che qualche volta è di destra spesso di centro e pochissime volte di sinistra.
Questa del cappello sulla vittoria di Casini&Gerosolimo&Chiavaroli  è la vera novità del giorno dopo. Ed è un brutto, bruttissimo segno se Dalfy ora vuole salire sul carro di Gero.
Ma c’è anche la sconfitta di Forza Italia, e l’irrilevanza dei Cinquestelle che conquistano mezza Italia e in Abruzzo invece segnano il passo.
Zitto il coordinatore azzurro Nazario Pagano, ferma al 16 giugno con un post contro Renzi la sua bacheca Facebook: forse deve riprendersi ancora dallo choc, tanto che fa uscire allo scoperto poco coraggiosamente la parlamentare Paola Pelino che fa gli auguri alla Casini e si mette a disposizione “nel bene della città”. Poi, al tgR dichiara che uniti si vince, ma quello è un film che non andrà più in onda.

La festa della Casini

La festa della Casini

Insomma, bandiera bianca. Zitti Di Stefano, Febbo e Sospiri e soprattutto il primo che Sulmona l’ha battuta in lungo e in largo, compreso un aperitivo allargato per sostenere il capolista Alessandro De Gennaro, compresi i patti per le politiche tra lui e Pagano, un seggio a Roma a te uno alla Regione a me, tutto drammaticamente in fumo. E l’annientamento di Forza Italia è l’unico dato in linea con quello nazionale. Perde Lanciano perde Vasto e perde pure Roseto.
E se i Cinquestelle non vincono e non sono stati presenti neppure ai ballottaggi in Abruzzo, in controtendenza rispetto al resto del Paese, una ragione c’è: qui non c’erano candidati spendibili, a parte Livio Sarchese a Francavilla (ma una fatica improba contro il sindaco uscente Antonio Luciani, che però il Pd non voleva ricandidare), non ci sono state scelte coraggiose, né le donne giovani, moderate e anche belle che Grillo ha saputo schierare a Roma e a Torino, dando una sonora lezione al rottamatore. Lui parla, gli altri imparano.

Annamaria Casini (ma il cane non è Dudu)

Annamaria Casini (ma il cane non è Dudu)

E allora, chi li ha vinti questi ballottaggi? Li ha vinti davvero il Pd o la maggioranza regionale come sostiene il presidentissimo?
Sulla carta il Pd (o la maggioranza regionale come dicono adesso) vince Roseto, vince Lanciano, vince Vasto. Ma a dirla tutta a Roseto Dalfy portava a viva forza insieme a Sottanelli la dirigente regionale Rosaria Ciancione, la competitor del sindaco eletto Sabatino Di Girolamo, sostenuto da Tommaso Ginoble, eterno nemico di D’Alfonso, che però non è arrivata manco al ballottaggio.

Dalai e Ginoble

Dalfy e Ginoble (notare la faccia di Ginoble)

A Vasto il Pd ha fatto bruciare alle Primarie la parlamentare Maria Amato, che ai tempi della scelta del candidato alle Regionali si schierò apertamente con Giovanni Legnini, affossando D’Alfonso (da allora se la segnarono al dito), e ora a vincere è stato Francesco Menna, segretario dell’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, portato da lui e solo da lui. Che definire maggioranza regionale (Paolucci), di questi tempi di lunghissimi coltelli tra lui e D’Alfonso, ce ne passa.

Rosaria Ciancaione

Rosaria Ciancaione

A Lanciano, dove si è molto speso e impegnato Camillo D’Alessandro (soprattutto per Valentina Maio, candidata in una lista civica che ne esce bene anche grazie ai voti della Virtus e della sua azienda), viene confermato il sindaco uscente. Si rivela un boomerang per D’Amico l’alleanza con la Paolucci e con Casapound, che ha perso per strada la destra storica, ex Msi e anche ex Fn che odiano Casapound peggio dei centri sociali e che anzi ha fatto recuperare a Pupillo un po’ di delusi di sinistra.
E insomma sì, il Pd vince. Ma vince nascondendo la polvere sotto il tappeto, cioè le rivalità mai risolte di Roseto, le liti di Vasto, le vendette trasversali, l’immagine di un partito spaccato e litigioso, incapace di scommettere su facce nuove, di superare i localismi e le rivalità, inconsistente sui valori e sui temi che interessano la regione: lavoro, sviluppo, assistenza, sanità. Tutti problemi che torneranno presto alla luce.

La Amato con Paolucci

La Amato con Paolucci

ps: e poi le vittorie per essere belle devono avere una constituency degna di questo nome. Invece no, a vincere sono stati gli aggregatori di voti, gli sponsorizzatori di turno i portatori di interessi gli azionisti della maggioranza. Se il Pd non si accorge di questo, non sarà stato oggi ma presto i Cinquestelle arriveranno anche qui.




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