·Gal, il Tar manda gli atti in procura·

Avevano ragione loro: quella proroga è illegittima, fatta solo e soltanto per favorire il Gal Terreverdi di Teramo. Il Tar dell’Aquila condanna la Regione Abruzzo e trasmette gli atti alla procura della repubblica: ci sono state indebite ingerenze, pressioni e forzature e la riapertura dei termini del bando fu fatta al solo scopo di consentire a un Gal di Teramo di partecipare. E adesso toccherà alla magistratura accertare anche l’esistenza di profili di carattere penale. Una vicenda scabrosa, di pressioni e insistenze, di rinvii negati e poi concessi, di censure e procedimenti disciplinari nei confronti dei funzionari non allineati. Giustizia amministrativa a parte, è chiaro che c’è molto altro da approfondire in questa vicenda, e toccherà alla procura.

Una storia che due anni fa fece molto discutere e di cui Mapero’ seguì ogni passaggio, pubblicando le lettere e le mail che si scambiarono i protagonisti: il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il suo segretario Claudio Ruffini, il direttore del dipartimento Antonio Di Paolo. 

Tutto comincia il 30 giugno del 2016, il giorno in cui viene approvato il bando per la selezione dei Gal (gruppi di azione locale) che avranno accesso a 24 milioni di euro di fondi comunitari per mettere a punto le strategie di sviluppo rurale. Il termine per la presentazione delle domande è fissato per il 9 settembre ma il giorno prima comincia la sarabanda: il presidente della Regione interviene per chiedere la riapertura del bando, lo fa con una lettera al direttore Antonio Di Paolo, sollecita il rinvio di sette giorni. Due mail, una dietro l’altra perché alla prima Di Paolo risponde no, che non è possibile, lo vieta la legge.

“Il rischio che si corre disattendendo quel termine è di non poter attivare in Abruzzo le predette strategie” – scrive Di Paolo in prima battuta – Ciò premesso sono vivamente spiacente di comunicare che non sussistono margini ragionevoli di tempo per consentire alcuna proroga della scadenza.”

E infatti tre giorni prima, il 6 settembre, una richiesta di proroga avanzata dal presidente della Camera di commercio di Chieti Roberto Di Vincenzo per il Gal “Costa dei trabocchi” era stata bocciata. 

D’Alfonso però insiste. C’è una seconda mail, questa volta la firma Claudio Ruffini “d’ordine” del presidente, che questa volta si accontenta di soli tre giorni.

“Nel raccogliere quanto da lei rappresentato – insiste D’Alfonso – vengo tuttavia a richiederle, rimarcando le ragioni già esplicitate nella mia di ieri, di voler concedere una dilazione del termine di scadenza del bando in argomento sino alle ore 14 del 12 settembre pv”.

E Di Paolo, che alla prima mail risponde picche, questa volta dice sì e proroga il bando fino al 12 settembre, precisando che della richiesta

“si sono fatti portatori tanto gli interessati quanto gli organi di decisione politica dell’ente”.

Organi di decisione politica, che come vediamo dalle lettere sotto, altri non sono che il governatore (e ora senatore) in persona.

 

Ma nella proroga manca la firma del dirigente responsabile, ed è un’assenza che pesa. Scoppia il caso politico, gli occhi di tutti sono puntati sull’assessore all’Agricoltura, il teramano Dino Pepe, perché da lì proviene il Gal che si avvantaggia della proroga, l’unico che presenta la domanda negli ultimi tre giorni. Ma non è così: a sollecitare, chiedere, scrivere è proprio Dalfy.

Un pastrocchio. Il dirigente che si rifiuta di firmare giorni dopo viene sottoposto a procedimento disciplinare. 

Ma a finire sott’accusa è invece la Regione. Ed è probabilmente proprio su questi aspetti, pressioni, lettere, corsie preferenziali, che i giudici amministrativi vogliono richiamare l’attenzione della procura.

Dino Pepe con Dalfy

Il Tar con un colpo di spugna cancella la proroga disposta dalla Regione (il ricorso è della Società Gran Sasso Lega, Gal Gran Sasso Velino, Gal Terre aquilane) e, di conseguenza, esclude il Gal Terreverdi che ne aveva approfittato: la proroga è illegittima perché viziata da incompetenza, nè poteva firmarla il direttore del dipartimento Politiche dello sviluppo rurale e della pesca, che tra l’altro era autorità di gestione del Psr, e soprattutto non poteva farlo in sostituzione del dirigente del servizio. Dice il Tar che l’esercizio dei poteri sostitutivi è consentito al solo scopo

“di superare una situazione di inerzia del titolare della funzione che pur dovendo e potendo adottare un atto del suo ufficio, se ne astiene”.

Non è questo il caso, spiegano i magistrati amministrativi, perché il dirigente aveva già negato formalmente la proroga. Condannati in solido Regione e Gal Terreverdi al pagamento di 12 mila euro di spese processuali. Ma non è tutto.

Ps: gli atti passano alla procura della repubblica. Per aver raccontato cosa accadde in quei giorni, il segretario di D’Alfonso, Claudio Ruffini, presentò una citazione civile per danni nei confronti di Mapero’, dichiarando di essere stato diffamato. Poi, raggiunto dalle prime inchieste della procura della repubblica dell’Aquila sugli appalti della Regione, in occasione del tentativo di mediazione che precede la causa, fece sapere attraverso il suo avvocato Franco Di Teodoro, da poco nominato dalla Regione presidente di Abruzzo engineering, che avrebbe rinunciato. Eccoci qua, due anni dopo.




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