·Gaffe sull’Olocausto, l’Abruzzo fa scuola·

L’Abruzzo fa scuola: nella buona e nella cattiva sorte. In questo caso nella cattiva sorte. La Repubblica si è occupata ieri di  una gaffe di quelle grosse del Comune di Martinafranca, dimenticando che l’Abruzzo non è secondo a nessuno.

“Il lavoro rende liberi”: il manifesto realizzato dal Comune di Martina Franca è affisso per le vie della cittadina della provincia di Taranto in occasione del Primo maggio 2019 – racconta l’inviato del quotidiano romano – Ai più non è sfuggito il richiamo, se pur involontario, alla frase che campeggiava sui cancelli del campo di concentramento polacco di Auschwitz e di molti altri campi nazisti. “Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi, appunto, lì dove milioni di persone sono state torturate e uccise. E a nulla è valso riportare nello stesso manifesto il testo dell’articolo 36 della Costituzione italiana sulla dignità del lavoro. Le polemiche hanno fatto il giro della città del web.  “Vi prego – scrive su Facebook lo scrittore martinese Donato Carrisi, dopo aver condiviso la foto del manifesto – ditemi che è un fake”. “Rimuovete subito quei manifesti” ha inveito la sezione del Partito comunista italiano della cittadina pugliese. “Sono convinto che la cosa – scrive Maurizio Saiu, segretario Pd di Martina Franca –  sia stata fatta senza retro pensiero alcuno e sia frutto solo di superficialità; chi si occupa di comunicazione deve essere più attento per evitare di creare inutili imbarazzi e responsabile nel rispetto della storia, della cultura e della memoria”.

E infatti anche in Abruzzo la gaffe, attribuita al presidente della Provincia di Chieti dell’epoca Tommaso Coletti (che ha tuttora l’intera responsabilità), in realtà era stata commessa dall’addetta alla comunicazione, attuale assessore della giunta di Ortona, Cristiana Canosa. Anche all’epoca la gaffe fece il giro dei giornali, anche se poi è finita nel dimenticatoio. Ai tempi di Coletti, a proposito della scellerata scritta sui depliant promozionali dei Centri per l’impiego con la citazione “Il lavoro rende liberi”, “Il Giornale” scrisse:

“Una frase che evoca i peggiori fantasmi della nostra storia recente, il nazismo e lo sterminio degli ebrei, e quell’«Arbeit macht frei» che campeggia con agghiacciante ironia in cima ai cancelli di Auschwitz. Ma la gaffe non termina qui. Perché Tommaso Coletti, questo il nome dello smemorato presidente della Provincia di Chieti, nello stesso testo ci tiene a spiegare perché ha scelto proprio quelle parole: «Non ricordo dove lessi questa frase, ma fu una di quelle citazioni che ti fulminano all’istante perché raccontano un’’immensa verità».

Luciani con D’Alessandro e la Canosa

Coletti ci rimise la faccia, la Canosa invece fece carriera: la comunicatrice infatti ha continuato a comunicare, per il Comune di Francavilla per Camillo D’Alessandro per la Regione Abruzzo e per tutto quanto fa(ceva) Pd e persino per l’Expo, fino a conquistare la poltrona politica di assessore, anche se in quota centrodestra.

ps: la riconoscenza in politica dura un attimo. E poi passa. 





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