·Fronda continua·

L’accordo a tre regge. Almeno per il momento. Il fronte dei ribelli costituito dagli assessori della Regione Abruzzo Andrea Gerosolimo e Donato Di Matteo e dal presidente della Commissione Sanità Mario Olivieri sta resistendo al pressing del presidente Luciano D’Alfonso, che prova a sparigliare gli accordi e a convincere i tre a ritornare all’ovile, dopo la lettera di fuoco che gli hanno recapitato nei giorni scorsi: o la smetti con questo atteggiamento verticistico oppure ce ne andiamo.

Di Matteo e D'Alfonso

Di Matteo e D’Alfonso

Un pressing inutile, fino a ieri: Gerosolimo e Di Matteo non gli rispondono al telefono e Olivieri ha detto no grazie. Nel frattempo i tre stanno mettendo a punto una piattaforma programmatica che sarà sottoposta al governatore entro la fine della settimana: all’interno punti importanti come sanità, aree interne, Open day, ascolto, confronto, e soprattuto la gestione dei lavori dell’Aula da parte di Giuseppe Di Pangrazio. In pratica i ribelli vogliono la sua testa.
E ieri c’è stata una riunione allargata con alcuni esponenti della minoranza, compresa Forza Italia, per preparare una mozione di sfiducia vera e propria nei confronti di Sua Peppanza: la campagna acquisti è abbastanza consistente anche se la lista dei firmatari rischia di perdere pezzi al primo sgambetto di D’Alfonso. Dentro ci sarebbero Paolo Gatti, Lorenzo Sospiri, lo stesso D’Ignazio di Ncd tutti convinti di poter incontrare il sostegno anche dei Cinquestelle.

Gerosolimo con Dalfy

Gerosolimo con Dalfy

L’inverno che si prepara per Dalfy è quindi abbastanza teso e difficile: il governatore rischia di perdere pezzi e di ritrovarsi senza maggioranza. Gerosolimo questa volta giura ai suoi che non mollerà la presa perchè all’orizzonte ci sono scadenze troppo importanti, come le elezioni di Avezzano e anche Regionali e Politiche. E Di Matteo, dal canto suo, da tempo immemorabile ha il dente avvelenato con D’Alfonso, che lo tiene relegato a fare poco o nulla. Una ostilità che si trascina ormai da dieci anni e che ora potrebbe condurre a una vera e propria resa dei conti. Da quando, era il 2008, Di Matteo chiese a Dalfy che era segretario del Pd, di non farlo partecipare alle primarie per le Regionali. Glielo chiese con tanto di lettera ma per tutta risposta D’Alfonso lo candidò salvo poi tagliargli le gambe. Era il tempo dello scontro sull’acqua e del no agli indagati e dei violenti attacchi di Maurizio Acerbo, esponente di Rifondazione e alleato del centrosinistra.

“Caro Luciano, ritengo che in una fase così delicata ci voglia un forte senso di responsabilità da parte di tutti, in particolare modo di noi dirigenti del Partito democratico che abbiamo avuto questo grande problema legato alle note vicende sulla sanità – scriveva Di Matteo – Ritengo utile eliminare tutte le situazioni di imbarazzo per la trattativa in corso per la definizione della coalizione per le prossimi elezioni regionali. Credo di fare cosa utile al partito facendo un passo indietro”.

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Sono stanco di tanti immotivati attacchi personali, continuava Di Matteo,

“voglio essere libero di poter rispondere senza avere condizionamenti che la mia indole politica mi determina”.

Da politico di lungo corso quale era, Di Matteo scriveva che il Pd non avrebbe dovuto restare subalterno agli altri partiti della coalizione sul tema dell’etica, “perché potremmo avere sgradevoli sorprese elettorali”, come in effetti accadde. E suggeriva di non rinnovare l’accordo con Acerbo, perchè “il nostro elettore non capirebbe”. E concludeva così:

“Tolgo l’imbarazzo e il mio ingombro. Torno alla famiglia e alla mia professione che ho trascurato, sentitamente”.

Sentitamente finì invece che Di Matteo si ritrovò candidato e poi silurato da D’Alfonso.
ps: la politica è una partita di giro. E adesso, a quanto pare, gira per Di Matteo.




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