·Freud per tutti·

#Tommaso (Regia: Kim Rossi Stuart. Con: Kim Rossi Stuart, Cristiana Capotondi, Camilla Diana, Jasmine Trinca, Dagmar Lassander, Serra Ylmaz, Edoardo Pesce, Renato Scarpa, Alessandro Genovesi. Genere: Drammatico)

locandina
Vi domanderete la ragione del titolo. Per di più considerando la significativa quantità di “Tommasi” in Abruzzo, per via (credo) delle spoglie del più umano degli apostoli conservate ad Ortona. Si tratta di un sequel, rispetto al primo film da regista di Kim Rossi Stuart, Anche libero va bene. Dove il bambino protagonista si chiamava appunto Tommaso. Questa volta il regista (e cosceneggiatore) Kim parla di un quarantenne, ci descrive come è diventato quel bambino. Sempre Tommaso. Non è semplice in pochi aggettivi concentrare il personaggio (pure interpretato dal regista) intorno al quale ruotano tutti gli altri (o meglio le altre), come in una girandola ripetitiva ed insensata. Nevrotico, insoddisfatto, indeciso, irresponsabile, isterico, pavido, immaturo. Alcuni hanno criticato il film dicendo che il suo autore e attore abbia voluto “scimmiottare” Nanni Moretti, che spesso quelle prerogative le inanella tutte. Effettivamente in alcuni tratti lo ricorda, forse lo cita anche, ma non credo proprio che l’intento fosse costruire una storia sullo stile morettiano. Piuttosto ciò che mi ha colpito (ed è preannunciato dalla bellissima locandina) è che la narrazione è, dall’inizio alla fine, sorretta da temi psicanalitici, con richiami precisi a Freud. Ciò che rende davvero originale e per certi versi prezioso questo film: è addirittura didascalico, come se il suo autore ci volesse dire (banalmente) che le complicazioni ed infelicita’ della nostra vita da adulti sono da ricercare tutte nella prima infanzia. In particolare nel rapporto con la madre. Le conseguenze dei traumi, dei blocchi, delle negazioni che abbiamo avuto “da piccoli” sono coniugate integralmente in Tommaso. Che come un criceto nella sua gabbia circolare reitera errori, in particolare, nelle relazioni sentimentali. È incapace di focalizzare ciò che veramente desidera, rende infelice se stesso e le donne che incontra. Colpisce la scena della rottura con Jasmine Trinca, perché ci dice tutto del protagonista: non la ama più (se mai l’ha amata), non la desidera affatto, spesso è infastidito anche solo dalla sua presenza fisica. Ma quando lei gli dice basta, lui piange, disperato e pavido. Sebbene si percepisca (e Kim è bravissimo nel trasmettere questa impressione) che sotto sotto si senta liberato, al di là della sceneggiata. Importante il tema di come spesso l’insoddisfazione delle relazioni amorose dipenda dall’errore originario: scegliere una persona che ci è completamente incompatibile, nella sostanza di noi, credendola giusta. Magari perché è bella, è dolce, mostra di amarci, è appassionata. Con il finale che non è scontato ma, ancora una volta, didascalico si chiude un cerchio. Sarà perché adoro le cose tonde, ma a me è piaciuto molto. Vi consiglio di non perderlo.




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