·Una risposta Forte·

E alla fine monsignor Forte gli ha risposto. Ma dal punto di vista di Fabrizio Di Stefano era meglio se non l’avesse fatto. Continua così il botta e risposta tra il parlamentare di Forza Italia e l’arcivescovo di Chieti. Ieri il presule gli ha scritto quattro righe, che per Di Stefano suonano ancora più offensive. Quindi la guerra a distanza non si ferma, tutt’altro.

Monsignor Forte

Monsignor Forte

Il caso scoppia una settimana fa: il politico di Chieti scrive a monsignor Forte annunciandogli che non parteciperà all’incontro su “Legalità e giustizia” al quale era stato invitato anche il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, perchè ai tempi dello scandalo rifiuti (in cui Di Stefano finì indagato), il presule espresse <sconcerto e disgusto>. Una lettera che rimbalza dappertutto e che fa molto scalpore: mai nessuno aveva osato rivolgersi in quei termini a monsignore. Ma Di Stefano va avanti per la sua strada: dopo l’uscita di scena dal processo, rincara la dose: <Provo difficoltà ad ascoltare una lezione da lei>, gli scrive secco.

Ieri la risposta. Si dispiace, l’arcivescovo, che il politico abbia colto in lui, nel suo discorso fatto dall’altare della cattedrale di Vasto all’epoca dello scandalo rifiuti, <atteggiamenti discriminatori>. E conclude dicendo che pregherà per lui e per i suoi cari. Per il parlamentare, una doppia offesa: in pratica Forte insinua che a far parlare così Di Stefano sia stata una specie di gelosia nei confronti di Legnini, presente al convegno in qualità di correlatore. Niente di tutto questo, ribadisce lui. Che decide di non lasciarla cadere così, la risposta dell’arcivescovo, ma di rispondergli ancora per le rime.

Fabrizio Di Stefano

Fabrizio Di Stefano

<La ringrazio ma mi meraviglio che un uomo della sua levatura culturale abbia potuto ridurre la mia lamentela ad una semplice doglianza per un suo eventuale “atteggiamento discriminatorio” nei miei confronti e non per quella che realmente è stata: un’offesa>, scrive il parlamentare azzurro.

Nessun “atteggiamento discriminatorio”, non è questo che Di Stefano ha letto nel discorso fatto da monsignor Forte dalla cattedrale di Vasto: <che lei interpreti così mi ferisce ancor di più>. Se non ha voluto partecipare al convegno su “Legalità e giustizia” è solo e soltanto perché non ha ritenuto il presule <credibile nel parlare con me di tali argomenti>.

<Mi attendevo le sue scuse – aggiunge il parlamentare – quelle che evidentemente non ha reputato giusto farmi, né tali ritengo le sue scarne righe. A questo punto ne prendo atto e non ha senso che le attenda per il futuro>.

E qui finisce la lettera. Ma la storia continua, c’è da scommetterci.




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