·Contrordine Micucci·

E all’improvviso, dietro front. Gli aveva cucito addosso quel vestito apposta per lui. Lo aveva intronizzato, infiorettato, incensato, aveva fatto modificare lo Statuto, trovato risorse aggiuntive per pagarlo, sostenendo che dopo di lui, il diluvio. Insomma, la nuova Fira (finanziaria regionale abruzzese), sembrava che senza Rocco Micucci, l’ex presidente nominato dal centrodestra, non potesse andare avanti.

Rocco Micucci

Rocco Micucci

A distanza di soli otto mesi, Luciano D’Alfonso ci ripensa: e Micucci da plenipotenziario della Fira si ritrova a malapena con una seggiolina in quarta fila. Ridimensionato, senza benefit, senza auto di servizio e senza autista. Uno strappo che si consuma, forse, al momento del voto all’Ersi (l’ente regionale per il servizio idrico integrato) dove D’Alfonso insedia la sua amica Daniela Valenza: Micucci, per niente riconoscente, vota Umberto Di Primio. Così racconta il tam-tam politico. E parte la vendetta. Ma non solo per questo.

La nota col dietro-front di Dalfy viene approvata dall’assemblea Fira il 19 maggio scorso: poche righe secche, in cui il presidente della Regione scrive che “a precisazione” della delibera di settembre scorso, i nuovi poteri di Micucci si limiteranno all’ordinaria amministrazione e agli affari in corso. E quindi non avrà più voce in capitolo sul resto. L’auto a noleggio gli era stata già tagliata con le nuove norme anti-sperpero, e a malapena ora gli resta una poltroncina.

felizzi

Il nuovo presidente Felizzi

Uno strappo in piena regola. Basti pensare che a settembre scorso D’Alfonso, con una mossa a sorpresa, si inventa la figura di Segretario generale apposta per lui. L’assemblea della Fira, a malincuore approva:

<L’assemblea – recita il verbale – condividendo la proposta del presidente D’Alfonso, nomina all’unanimità il dott. Micucci Segretario generale. Delibera altresì che la durata di tale incarico è prevista per un intero esercizio, con decorrenza dalla costituzione del nuovo cda e stabilisce che il compenso previsto è di 24 mila euro netti annui, oltre eventuali rimborsi per spese sostenute nell’esercizio delle funzioni>.

Ma questo è niente. E’ nel capitolo delle funzioni che D’alfonso da’ il meglio, si fa per dire, di sé: a Micucci viene assegnata

<la responsabilità di garantire la continuità di esercizio con il conseguimento connesso degli obiettivi aziendali definiti dal cda, promuovendo le idonee e necessarie iniziative commerciali e organizzative, curando lo sviluppo delle risorse interne. Egli, pertanto, svolge funzioni operative e coordinamento delle attività di esercizio, è a capo del personale, approva e autorizza la presentazione delle proposte di delibera agli organi sociali, dà esecuzione alle deliberazioni degli organi sociali, gestisce gli affari correnti, eccetera eccetera>.

L’elenco delle funzioni continua per un’altra pagina: avrebbe avuto delega bancaria, poteri con firma singola, tutto il cucuzzaro. Insomma, un presidente-ombra in piena regola.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

E’ chiaro che un incarico del genere non poteva andare giù neppure al nuovo presidente Alessandro Felizzi, tra l’altro molto amico di D’Alfonso, che si sarebbe ritrovato a fare il passacarte e non è stato digerito neppure da un bel pezzo del Pd. Ma a far crollare il magico mondo di Micucci&Dalfy pare sia stato proprio il voto all’Ersi.

E niente: l’ex presidente della Fira e sindaco di Rapino si è giocato il tutto per tutto. Ha persino avvicinato Matteo Renzi durante la sua visita all’Aquila per la firma del masterplan, strappandogli un colloquio privatissimo di alcuni minuti e un selfie (che per la verità il premier non nega a nessuno) finito sulla home page del Consiglio dei ministri. Senza però ottenere granché: è passata la nuttata senza che sia successo nulla. D’Alfonso non è tornato sui suoi passi, e il siluro e’ partito.

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Il selfie di Rapino, tratto dalla pagina de Il Centro

Ps: però Micucci ha mantenuto il compenso. E a dispetto delle politiche del rigore della Fira, quei tagli del 10 per cento alle remunerazioni dei membri del cda sono serviti soltanto a ricavare i soldi per pagare lui. Che almeno sotto questo aspetto, è caduto in piedi.




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