·Fira a campare·

Bocciata. E con lei la Regione Abruzzo. Una società in cerca di autore, la Finanziaria abruzzese, in tutti i sensi. E per questo ha presentato domanda alla Banca d’Italia per l’iscrizione all’albo in base all’articolo 106, che le consentirebbe di estendere il suo campo d’azione. Perché così non produce molto, se non le contestatissime start up. Con l’iscrizione invece diventerebbe intermediaria finanziaria e quindi, in soldoni, potrebbe cominciare a svolgere attività finanziaria e giustificare così i corposi cachet del suo cda, compreso l’incarico di segretario generale, coniato apposta per mantenere in sella l’ex presidente Rocco Micucci. Insomma, la moltiplicazione dei pani e delle poltrone dell’era D’Alfonso in questo caso ha subito un altro stop.

Rocco Micucci

Rocco Micucci

La Banca d’Italia ha rispedito al mittente la domanda della Fira perchè <incompleta e irregolare>. E naturalmente anche la Regione, in qualità di socio, è stata invitata ad adottare

<i necessari atti formali per consentire alla stessa la predisposizione dell’istanza autorizzativa alla Banca d’Italia per l’iscrizione al nuovo albo degli intermediari finanziari>.

In pratica, sono tanti gli aspetti su cui la Banca d’Italia ha trovato da ridire. Il primo: la Banca

<valuta la qualità e la solidità finanziaria dei partecipanti qualificati, sia diretti che indiretti, sulla base di criteri predefiniti tra cui la correttezza, la competenza professionale e l’affidabilità della situazione finanziaria>,

requisiti che evidentemente la Fira non ha. Il secondo:

<Per quanto attiene al requisito della solidità finanziaria del socio qualificato Regione Abruzzo, dai documenti trasmessi non si evince l’impegno a sostenere finanziariamente la società partecipata, qualora sia necessario per lo sviluppo delle attività e in caso di difficoltà>.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

E così ora la Regione, prendendo spunto dalla nota della Banca d’Italia, con delibera del 3 maggio annuncia intanto che avvierà un percorso per l’acquisto del totale del capitale sociale della Fira

<finalizzato alla trasformazione della finanziaria abruzzese in società in house della Regione>,

e poi che assume formalmente l’impegno

<a sostenere finanziariamente la Fira qualora ciò sia necessario per lo sviluppo delle attività o in caso di difficoltà, così come prescritto dalla circolare della Banca d’Italia>,

per un periodo non superiore a tre anni e nei limiti economici corrispondenti alla quota di proprietà della Regione, cioè 51 per cento.

Il fatto è che la Banca d’Italia non prescrive proprio per niente alla Regione di sostenere la Fira, ma lo fa solo in quanto la Fira ha chiesto di iscriversi all’albo degli intermediari finanziari,e ciò allo scopo di poter estendere il suo raggio di attività. Quindi, a questo punto: la Regione ha una società che non serve a nulla o a quasi nulla, questa fa una domanda alla Banca d’Italia che viene bocciata, la Banca d’Italia per accettare l’iscrizione chiede garanzie alla Regione e la Regione decide di sostenere la Fira scrivendo che glielo ha chiesto la Banca d’Italia. E addirittura la trasforma in house.

Il nuovo presidente Fira, Alessandro Felizzi

Il nuovo presidente Fira, Alessandro Felizzi

Ps: come se non ce ne fossero abbastanza di società che non ce la fanno a campare da sole e hanno bisogno delle flebo regionali, eh.

Ps2: la prima delibera votata dal nuovo cda della Fira prevede la riduzione del compenso per gli amministratori. La quota fissa è stata tagliata del 10 per cento, mentre la quota variabile verrà determinata in funzione dei risultati conseguiti al termine di ogni anno. Chissà quali saranno i risultati, visto che la Fira in fondo, non sa che fare.




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