·Fine vacanza·

Sull’autostrada del ritorno a casa viaggiamo avendo da una parte l’11 settembre, dall’altra l’Afghanistan. Una data e un paese. L’uno ci ricorda l’orrore passato, l’altro ciò che sta accadendo ora. Con un sentimento di vicinanza che è in rapporto inverso rispetto alla realtà geografica: Teheran è più vicina a noi di New York, eppure sentiamo addosso la tragedia delle Torri Gemelle, mentre guardiamo alla restaurazione talebana quasi come se fosse altro da noi.  

Sull’autostrada del ritorno a casa, nel nostro essere delle formiche insignificanti nelle dinamiche mondiali, tentiamo qualche bilancio delle nostre piccole cose. La vacanza appena conclusa, per esempio: rispetto alla quale misuriamo il consueto scarto tra le aspettative iniziali e l’esito finale. Tutto meno di quanto avremmo voluto. I propositi, allora: a settembre farò meglio; non mi farò imprigionare come sempre; l’anno prossimo, vedrai. 

Intanto sei in macchina, di qua l’11 settembre. Se l’hai vissuto, ti ricordi certamente cosa facevi. Personalmente ero in motorino e mi chiamò l’amico con cui la sera saremmo dovuti andare allo stadio: “Oh, guarda che sta scoppiando la guerra”. La partita poi si giocò. Una reazione al terrorismo, si disse; un’incapacità di prendere una decisione sensata, più probabilmente.

Di là c’è L’Afghanistan. Di nuovo sangue, morti, disperazione. Un filo rosso lega ciò che sta accadendo ora all’11 settembre di venti anni fa. 

Quali che siano le distanze e le vicinanze geografiche o culturali, siamo comunque noi quelli che si lanciavano nel vuoto per non morire tra le fiamme, e siamo noi il padre afgano che urla con la sua bimba in braccio. 

Sull’autostrada del ritorno a casa, guardiamo al tutto e al particolare dall’angolo visuale che abbiamo. 

Viene in mente una foto scattata gli ultimi giorni di agosto: nuvole e luce, sole e pioggia, mare ed entroterra. Come colonna sonora, ciascuno metta la propria. Solo strumentale, possibilmente. Così noi, formiche insignificanti nelle dinamiche mondiali, possiamo immaginare il mondo e la vita che vogliamo. Tra l’11 settembre, l’Afghanistan, quello che non abbiamo fatto, che vorremmo essere. Sull’autostrada del ritorno a casa.




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