·Expo, Casabruzzo non insegna·

Expo, expendi expandi, ma l’insegna di Casabruzzo si regge con lo scotch. Spendono e spandono: per esempio i dipendenti di Abruzzo sviluppo che lavorano all’Expo si riservano 120 mila euro oltre agli stipendi e 21 mila li danno ai consulenti esterni per l’attività di rendicontazione, certificazione e assistenza legale. Per gli spazi espositivi arrivano addirittura alla moltiplicazione dei pani: 70 mila euro prima, poi altri 265 mila per l’allestimento e gestione degli spazi espositivi, e altri 640.500 euro solo per la gestione, sempre degli spazi espositivi.

L'insegna di Casabruzzo

L’insegna di Casabruzzo

Per la comunicazione, e’ noto, non badano a spese (altrui) e affidano subito due consulenze: una da 50 Mila euro più Iva per sei mesi a Nello Bologna, e poi un’altra di 36 Mila euro a Cristiana Canosa, storica segretaria dell’ex presidente della Provincia di Chieti Tommaso Coletti. L’epoca e’ quella della famosa gaffe dei dépliant promozionali dei Centri per l’’impiego con la citazione: «Il lavoro rende liberi».

Raccontava all’epoca Il Giornale: “Una frase che evoca i peggiori fantasmi della nostra storia recente, il nazismo e lo sterminio degli ebrei, e quell’«Arbeit macht frei» che campeggia con agghiacciante ironia in cima ai cancelli di Auschwitz. Ma la gaffe non termina qui. Perché Tommaso Coletti, questo il nome dello smemorato presidente della Provincia di Chieti, nello stesso testo ci tiene a spiegare perché ha scelto proprio quelle parole: «Non ricordo dove lessi questa frase, ma fu una di quelle citazioni che ti fulminano all’istante perché raccontano un’’immensa verità». E lo scivolone si trasforma in capitombolo”.

Gaffe e capitomboli a parte, per la comunicazione Abruzzo sviluppo spende altri 433.200 euro per un portale web, posizionamenti su piattaforme informatiche e social e per TV e siti locali. Insomma, un sacco di soldi (nostri). Ma cento euro, almeno cento euro per l’insegna, che è il primo spot per ogni attività, proprio no? Ecco, nella foto sopra del fotografo teramano Maurizio Anselmi, come appare il cartello di CasAbruzzo a Brera: un pezzo di carta appiccicato con lo scotch. (E Casabruzzo chiusa). Buona comunicazione a tutti. (Ma c’è molto altro ancora).




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