·Ex Cofa, stop al progetto-vergogna·

Ma se c’è la Guardia di Finanza perché non può esserci l’Università? E allora Pescaraporto? E allora non è meglio il pubblico del privato?  

Se ne sentono di ogni sullo scempio che sta per essere approvato oggi dal Consiglio comunale di Pescara che si prepara a consegnare all’Università Gabriele D’Annunzio l’ex Cofa, l’ultimo prezioso pezzo di spiaggia a due passi dal porto turistico, un magnifico scampolo di mare che potrebbe finalmente essere utilizzato per fare di Pescara una città ad attrazione turistica (che ora non è), un’occasione di sviluppo, di bellezza, di vita.

E allora Maperò vuole mettere in chiaro una cosa: questa volta non sarà colpa né del centrodestra né del centrosinistra se questo progetto si farà, nè dei D’Alfonso né dei Masci né dei Caputi di ieri e di oggi, ma sarà solo colpa nostra. Perché questo progetto va fermato, con tutta la forza e le energie di cui Pescara è capace, con tutti gli argomenti, i mezzi, le proteste possibili, a partire da oggi, a partire da subito. Se vuole bloccare questo indicibile oltraggio al mare, la città si dovrà mobilitare: lo dovranno fare le forze politiche presenti in Consiglio, le associazioni, i liberi cittadini.

L’Università è bellissima ma non ha bisogno della vista mare, e la vista mare non si regala come un mazzo di fiori: gli errori del passato devono essere di insegnamento, non fonte di mugugno e di lamentele quando poi tutto sarà compiuto, anche l’irreparabile.

Non è più una questione politica, non solo (anche se vorrei vederlo il sindaco di Pescara se glielo costruissero di fronte casa sua, l’ateneo, lì dove va a farsi il bagno ogni mattina con tanto di orgogliosissima foto postata su Facebook), è una questione di rispetto e di dignità: per la città, per la sua storia, per il suo futuro. 

La Regione che è proprietaria dell’area ex Cofa ha bisogno di una sede, e così farebbe uno scambio, ha spiegato Carlo Masci, il sindaco: sul mare la D’Annunzio, in viale Pindaro gli uffici regionali. E la Camera di Commercio dovrà cedere il padiglione dedicato a Daniele Becci per fare il centro congressi. No, non funziona così (ed è strano che la Regione non chieda magari di costruirsela da sola, lì in quel sito, la sede, secondo le sue esigenze: ma anche questa ipotesi sarebbe da fermare): ha perso anni a corteggiare La City, e solo dopo l’inchiesta si è arresa. Non erano bastati i pareri tecnici, le controindicazioni, né il fatto che non avrebbe avuto spazi sufficienti (e non venite a dirci che era D’Alfonso perché D’Alfonso da solo e senza il parere di autorevoli dirigenti regionali non avrebbe potuto fare nulla), e ora la Regione vuole recuperare il tempo perduto apparecchiando un tavolo vista mare all’Università d’Annunzio? No, non funziona così, e lo direbbe anche Daniele Becci che per quell’area immaginava una vocazione turistica, altro che Ateneo.

Il rettore Sergio Caputi

No, non funziona così. 

Questa è una vergogna e Pescara dovràmobilitarsi, al fianco di tutti quelli che il mare lo vogliono salvare davvero, non con le chiacchiere dei politici che ripetono “quanto è bella Pescara” solo per farsi eleggere, pronti a vendersela per un piatto di lenticchie.




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