·Ex Cofa, percorso in salita·

E adesso il quadro è molto più chiaro. Adesso, dopo la conferenza stampa del rettore della D’Annunzio Sergio Caputi e l’uscita pubblica sul suo blog, poche ore prima, del direttore del Dipartimento di Architettura Paolo Fusero, una tra le voci più ascoltate nell’Ateneo, il trasferimento dell’Università nelle aree dell’ex Cofa a dispetto di tutto (del tifo della maggioranza di centrodestra, della stessa Regione e dei privati proprietari delle aree vicine), sembra diventato molto più difficile.  

Il rettore Caputi col dg Gianni Cucullo

Ci sono alcuni punti fermi nella conferenza stampa di Caputi: il primo è che lì sulle aree in riva al fiume si dovrebbe trasferire tutta viale Pindaro, e non soltanto un pezzo, una facoltà o soltanto il Politecnico, come ha sempre sostenuto il sindaco Carlo Masci. Tutto, quindi, perché l’idea di dividere in pezzi l’Ateneo era stata già respinta da Paolo Fusero e da tanti altri. “Non voglio avere due sedi a Pescara”, ha chiuso così il discorso Caputi

Il secondo è che non c’è ancora un progetto, e quindi non si sa se quell’area potrà contenere tutte le attività universitarie con annesso l’Auditorium da 1.200 posti promesso alla città di Pescara.

“No, non c’è proprio un progetto – ha specificato Caputi ieri mattina – non so neppure quanto sviluppa quell’area: ho sentito dire che per contenere l’università si dovrebbe realizzare l’equivalente di otto torri Camuzzi: un’idea che non sta in piedi, per me è accettabile un progetto sostenibile, al massimo di tre piani e che si estenda in larghezza”. 

Il terzo è che non si farà nulla che non sia condiviso con l’intera città.

Le aree ex Cofa

Insomma, al momento Università e Comune sono lontani anni luce: per dichiarazioni, intenti e parole.

E l’intervento di Paolo Fusero che arriva come un fulmine la mattina stessa della conferenza di Caputi, non è per niente casuale: secondo quelli che capiscono le dinamiche universitarie è una riflessione condivisa dal rettore Sergio Caputi, è l’analisi attenta e diplomatica su un’ipotesi di trasferimento che viene già considerata superata. 

Paolo Fusero

Fusero parte da lontano, ricostruisce la storia di viale Pindaro e poi passa a pesare le tre ipotesi di ampliamento dell’Università, con i pro e i contro di ognuna: quella sulle aree retrostanti, il Nuovo Pindaro; il trasferimento nelle aree ex Cofa;  il progetto “Città della conoscenza” sugli edifici dell’ex caserma Di Cocco e dell’attuale caserma dei Vigili del fuoco. E poi elabora le conclusioni a seconda di tre punti di vista: l’Università, la città e gli enti locali.

Il Polo Pindaro: il progetto andrebbe aggiornato e modificato, la zona è ben servita dal trasporto pubblico e si continuerebbe a investire in sintonia con le scelte più recenti; di contro ci sono problemi geotecnici che si potrebbero risolvere con costi aggiuntivi da stimare e l’area è soggetta a inondazioni periodiche.

L’ex Cofa: sì, dice Fusero, “l’area è molto interessante, forse la più attraente di Pescara e si potrebbe progettare un Campus tutto nuovo” ma…Nelle parole che seguono c’è un passaggio decisivo, che potrebbe determinare un ripensamento da parte dell’Università. Spiega il Direttore di Architettura:

“La situazione amministrativa e politica dell’area è particolarmente complessa. Lo stesso iter autorizzativo potrebbe rivelarsi incerto e ciò rappresenta un rischio di impresa per chi deve investire (tempi incerti); inoltre ci sono da verificare i vincoli e le normative esistenti (Prg, Piano alluvioni, geologia dei terreni, etc.)”.

Insomma la storia di Pescaraporto insegna, e non sfuggono al prof i rischi che si potrebbero riproporre in caso di edificazione sull’ex Cofa.

Viale Pindaro

Non solo: la grandezza dell’area si rivela determinante. Qui c’è il richiamo al passaggio che verrà sottolineato qualche ora più tardi dallo stesso Caputi, e cioè il fatto che l’ex Cofa probabilmente non riuscirà a contenere tutte le volumetrie necessarie all’Università. Un aspetto fondamentale, per Fusero:

“Sono contrario a prendere in considerazione un’ipotesi di trasferimento parziale (solo alcune facoltà) che farebbe venir meno l’idea di Campus necessaria per creare comunità accademica, e sinergie tra i corsi di studio e servizi condivisi”.

Anche per lo scenario numero tre ci sono molte riserve: quegli edifici, le caserme Di Cocco e dei Vigili del fuoco non possono ospitare per tipologia e ubicazione le aule e i laboratori e quindi si dovrebbe pensare a un altro uso, come casa dello studente e incubatore d’impresa. 

Ecco quindi le conclusioni: per il trasferimento nell’ex Cofa, secondo Fusero il rischio di impresa induce prudenza.

“La complessità politico amministrativa di quest’area potrebbe dare incertezza sui tempi di realizzazione delle opere. Anche le carenze infrastrutturali (viabilità, mezzi di trasporto pubblici, parcheggi) andrebbero sanate con investimenti che non dipendono dalla nostra volontà.  Il quadro economico poi va valutato con attenzione, perché un conto è operare all’interno di uno scambio tra enti pubblici, un altro è mettere a bilancio il costo di acquisto di terreni privati qualora le aree pubbliche fossero insufficienti per le nostre esigenze di ampliamento”.

E poi intorno a viale Pindaro nel corso degli anni si sono sviluppate attività di servizio, commerciali, spazi di relazione, case in affitto, “e spostarsi in una nuova parte di città significa rimettere in moto da capo il meccanismo e naturalmente ci vuole tempo per metterlo a regime”.

Certo, se l’Università non si sposterà, probabilmente l’ex Cofa rimarrà così per altri trent’anni, ed è per questo che forse il Comune spinge sull’acceleratore ma dal punto di vista della D’Annnunzio è necessario, aggiunge Fusero sottolineando ciò che poche ore più tardi dirà lo stesso Caputi, “condividere un percorso di partecipazione con tutte le forze attive sul territorio. E’ chiaro che l’Università non ha nessuna intenzione di forzare la mano su una soluzione piuttosto che sull’altra, tanto più se ciò dovesse comporre evidenti reazioni di contrasto. Guidare questo percorso di partecipazione però è compito del Comune, non certo dell’Università”.

ps: due passaggi, tra Caputi e Fusero, che tendono a riportare la palla al centro. E dal centrocampo negli spogliatoi. Due interventi dai quali si evince che il trasferimento dell’Università all’ex Cofa non ha futuro.




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