·Emoticon·

Mi ostino a usare gli occhiali da presbite meno di quanto sarebbe necessario. E’ per questo, probabilmente, che fatico sempre un po’ a interpretare gli emoticon. Almeno alcuni. Per esempio le mani giunte. In genere mi fanno pensare a una banana sbucciata. Si dirà: va beh, mettiti gli occhiali e vedrai che li vedi. 

Gli emoticon sono utili, lo so. Consentono di arricchire il testo scritto con quello che, altrimenti, non potresti mai trasmettere: il tono, l’atteggiamento, lo spirito. Eppure mi vergogno di inserirli nel testo. Non so perché. Però è così.

Mi vergogno anche di usare gli audio messaggi. Me ne arrivano e ne apprezzo l’immediatezza. Non sempre. A volte mi trovo in contesti nei quali non mi posso permettere di ascoltarli. In riunione, per esempio. Oppure al cinema. Oppure a un concerto. Situazioni nelle quali, invece, con una breve e, magari, pure un po’ nascosta parentesi dall’attività in corso, potrei leggere e scrivere.

Da un po’ ho preso a usare l’applicazione che converte le mie parole in testo scritto. Lo trovo molto diverso dall’inviare un audio. Perché al destinatario arriva comunque un testo scritto, appunto. L’ho scoperta grazie al mio barbiere iper-tecnlogico. E’ uno strumento utile. Sopratutto in situazioni di difficoltà: quando ho una mano impegnata, la giacca appoggiata sull’altro braccio e l’esigenza di mandare un messaggio rapidamente. Certo, non sempre si fa una bella figura con un telefono davanti e le persone intorno che ascoltano quanto hai da dire al tuo interlocutore virtuale. 

Ho comunque imparato a dettare le virgole e i punti, anche esclamativi e interrogativi. Mi sono invece arreso rispetto ai due punti, alle parentesi o alle virgolette. Quando ci provo, l’applicazione inesorabilmente scrive “due punti” o “aperta parentesi” o “virgolette”. 

Altre volte l’applicazione fraintende ciò che dico e scrive una parola per un’altra. Oppure sono io a rendermi conto di avere sbagliato a dettare. D’altra parte, è raro, per me, riuscire a scrivere un testo che non richieda correzioni. Non è diverso, è anzi peggio se quel testo va dettato. In questi non infrequenti casi l’applicazione perde gran parte della sua utilità. La correzione di un testo dettato è molto complicata. Vuoi eliminare una parola e te ne partono tre. Allora provi a integrare il testo mancante, però non ti raccordi con quello precedente e lo devi correggere ancora. Pensi di farla breve chiudendo con la dettatura e passando alla correzione tradizionale. Lì cominciano problemi ancora maggiori. Il cursore non si posiziona mai nel punto esatto da correggere. Impieghi più tempo ad aggiungere un punto dove non c’era piuttosto che a riscrivere il testo. Si dirà: va beh, ma ti importa? Sei in difficoltà, una mano occupata, la giacca nell’altra, ti stai a preoccupare di una virgola in più o in meno? E’ vero. Qui, però, subentra un altro mio imbarazzo: non riesco a inviare un testo, fosse anche un sms o un messaggio su whatsapp, sapendo di avere trascurato una maiuscola o un punto o una virgola. Se non me ne accorgo o se, semplicemente, non so che sto commettendo un errore, non me ne curo, ovviamente. Ma se lo so, non riesco a spedire. Mi vergogno. E come se avessi davanti a me la maestra che dice: “Marco, che fai? Non ti ricordi che i nomi propri si scrivono con l’iniziale maiuscola?”. 

Quindi, ricapitolando: gli emoticon son utili, perché arricchiscono il testo scritto di ciò che è proprio di un dialogo a parole, solo che mi vergogno di usarli e, quando me li mandano, fatico a comprenderli, perché sono presbite e non uso gli occhiali.

Gli audio messaggi pure son utili, però non sempre sono in condizione di poterli ascoltare e, comunque, mi vergogno di inviarli.

L’applicazione che converte le parole in testo scritto è un po’ più adatta a me, però è difficile riuscire ad inserire un punto e virgola o le virgolette e come si fa a mandare un messaggio se non ha il punto e virgola e le virgolette?

Certo, c’è da riflettere. Quanti di questi messaggi ascoltati, emoticonati, audiodettati sono davvero indispensabili, sono davvero urgenti? Di quanti potrei fare a meno? Di molti, penso. Di quasi tutti, forse. Del resto, quella stessa maestra che cercava di insegnarmi le maiuscole e le virgole, mi diceva pure un’altra cosa: “Ricorda, Marco, che si parla anche con gli occhi”. 

Parole sante. 

Sì. 

Aveva ragione la mia maestra. 

Poi mi viene un dubbio: vuoi vedere che devo  imparare a usare i videomessaggi?




Articoli correlati

  • Scacciamo la pauraMaggio 27, 2017 Scacciamo la paura Non più di una settimana fa, ho comprato il biglietto per il concerto di Ian Anderson, cantante dei Jethro Tull, leggendario gruppo di rock progressive. Prima di procedere […]
  • Il venditore di almanacchiDicembre 29, 2018 Il venditore di almanacchi Qualche giorno prima delle festività natalizie, mi sono trovato a passare, a piedi, davanti ad una scuola media, in orario di lezioni. Le finestre delle aule apparivano silenti e […]
  • Generazione DuranGiugno 18, 2016 Generazione Duran Sono sempre stato duraniano, sin da quando, nel 1984, in Inghilterra, ascoltai per la prima volta quella strana canzone che poi scoprii essere “The Reflex” (“Fle-fle-fle-fle-flex”), di […]
  • Notti prima degli esamiGiugno 16, 2018 Notti prima degli esami Notti prima degli esami. Quante ne ho vissute? Molte. Mi verrebbe da dire troppe, a pensarci adesso. Alle elementari, alle medie e alla maturità. Prima degli scritti e prima […]