·Ecco il documento salva-Dalfy·

Eccolo qui il documento della pace, quello che ha spianato la strada a D’Alfonso e a Paolucci per l’approvazione del bilancio della Regione Abruzzo e che ha fatto rientrare la crisetta dichiarata un mese fa dai ribelli Donato Di Matteo, Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri.

Il documento della pace

L’hanno firmato nel pomeriggio di ieri, quando Dalfy col coltello alla gola delle opposizioni e appeso al voto di salvataggio di Giorgio D’Ignazio, l’esponente Ncd vicino a Federica Chiavaroli in procinto di passare armi e bagagli col centrosinistra, e nonostante tutto senza i numeri per approvare il bilancio, ha preso il telefono e convocato i ribelli: venite, firmo quello che volete.

“Il presidente D’Alfonso si impegna a fare sue le questioni evidenziate attraverso una precisa azione che si svilupperà unitamente a Di Matteo, Gerosolimo e Olivieri”:

esordisce così il documento con le firme dei ribelli e del governatore. E a salire:

“Il presidente, su richiesta dei tre, si dichiara disponibile a precisare le deleghe a ciascun assessore riconoscendo agli stessi piena autonomia organizzativa e politica”.

E sulla sanità, “indubbiamente il tema principale”, Dalfy si mette in ginocchio:

“Il presidente si impegna a condividere tutte le scelte di indirizzo che da oggi saranno compiute sui singoli presidi ospedalieri nel quadro del programma regionale”.

In conclusione, Dalfy riconosce tutti i consiglieri della maggioranza “quali riferimenti unici dei territori di provenienza”, che significa niente più incursioni o invasioni di campo.

I tre ribelli

La contropartita per Dalfy è confinata in un ps a fondo pagina, dopo le firme:

“Con il diritto della Regione di disporre della presenza e del voto ogni volta puntualmente”.

Solo dopo la firma del documento, che Dalfy accetta con la pistola puntata e il rischio di non approvare il bilancio, i tre ribelli si materializzano in aula, garantendo così il numero legale.
Certo, l’accordo è stato sul punto di sfumare proprio all’ultimo momento a causa di una nuova lite scoppiata tra Di Matteo e D’Alfonso per colpa di un 6 per 3 fatto affiggere dal governatore a Pescara:

“Dopo 49 anni è realtà il piano regolatore del porto di Pescara”,

recita il manifesto che campeggia allo stadio Rampigna, firmato da Dalfy, dall’assessore Marinella Sclocco e dal consigliere regionale Alberto Balducci. Per Di Matteo è la classica goccia: che c’entrano Sclocco e Balducci, e perchè mai lui non c’è? Apriti cielo: soprattutto alla luce del fatto che in piena crisi politica Di Matteo non aveva fatto mancare il suo voto, cedendo alle pressioni di Dalfy, proprio per consentire l’approvazione del prg portuale.

Il manifesto

Per i ribelli, in ogni caso, è una vittoria su tutta la linea: Di Matteo e Gerosolimo hanno ottenuto di definire meglio le deleghe, hanno rivendicato e spuntato l’autonomia delle scelte, di poter condividere le nomine e le decisioni di giunta, di non avere inciampi o presenze scomode sui propri territori. Sulla sanità c’è poco da esultare: le scelte di indirizzo sugli ospedali potranno essere condivise “nel quadro del programma regionale”, quindi da parte dei tre significa riconoscimento del piano firmato dall’assessore Paolucci.
In cambio dovranno garantire di essere presenti in aula sempre, soprattutto quando serve. Come ieri pomeriggio.
Ma se da un lato può sembrare una grande vittoria, dall’altro c’è da chiedersi quanto possa valere un pezzo di carta.
ps: ieri la presenza dei tre ribelli non era importante, di più, a causa della malattia dell’assessore Marinella Sclocco e nonostante la stampella di D’Ignazio. Domani chissà.




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