·La Regione s’e’ Destra·

Tutti di destra, a qualsiasi costo. E a costo di andare a testa bassa contro il Pd, il suo partito. Un castello di nomine che rischia di franare da un momento all’altro. Gli incarichi di Luciano D’Alfonso nelle società controllate dalla Regione Abruzzo stanno suscitando polemiche e perplessità soprattutto tra i democrat.

Rocco Micucci

Rocco Micucci

Meriti, professionalità, esperienze lasciano spesso molto a desiderare. Contano appartenenze, parentele, simpatie. Nessun nome di peso, e moltissimi riciclati. Eccoli qua. L’ultimo in ordine di tempo è stato Rocco Micucci, che da presidente della Fira nominato ai tempi del centrodestra, finisce insediato da D’Alfonso in una poltrona creata apposta per lui, quella di direttore generale. Micucci è uomo di Fabrizio Di Stefano e da lui era stato indicato come consigliere di minoranza per il cda Fira. D’Alfonso lo ha superato, a destra naturalmente, offrendogli una nomina che gli consentirà di restare a guardia dei cassetti e dei bilanci della finanziaria.

La squadra di Abruzzo sviluppo

La squadra di Abruzzo sviluppo

Poi c’è Mario Amicone, lasciato alla presidenza Arta. E a Rodolfo De Laurentis, area Casini, che rischiava di restare disoccupato dopo la scadenza del cda Rai, ecco che il governatore offre una poltrona alla Tua. Ce n’è per tutti: Pasquale Di Nardo, Forza Italia anche lui, resta in Sangritana come responsabile della sicurezza; Manuel De Monte, candidato con Forza Italia a Francavilla e cognato di Michele Russo è stato nominato presidente di Abruzzo sviluppo, con lui nel cda la bella Valentina Maio presidente del Lanciano calcio (un tocco di pallone ci vuole); Paolo De Cesare, figlio di Angelo mammasantissima dell’associazione costruttori, nominato nel cda del teatro Marrucino a Chieti.

E che dire di Carla Mannetti, la dirigente Rosso antico? Per lei D’Alfonso, che non riusciva a piazzarla ai Trasporti, ha confezionato un contratto di due mesi nella sua segreteria,  con un compenso “pari al più alto trattamento economico tra quelli spettanti ai dirigenti di servizio della Giunta Regionale”. Ora è scaduto, e lavora al suo fianco come volontaria.

Restano al proprio posto i due direttori generali della Asl di Pescara e L’Aquila Claudio D’Amario e Giancarlo Silveri, gli unici a non aver firmato le dimissioni, che non indietreggiano e non vengono fatti indietreggiare neanche dopo i disservizi ai danni dei pazienti. Restano lì, più saldi di prima.

Valentina Maio

Valentina Maio

Paolo De Cesare

Paolo De Cesare

Se non sono di destra lui non li vuole. E poi contano le parentele, meglio se di giudici, e un po’ di amicizie. Con qualche tocco femminile che non guasta mai. Così Antonio Sutti, vecchio amico e testimone di nozze di D’Alfonso, va a guidare il collegio dei liquidatori del consorzio di sviluppo industriale Chieti-Pescara; Giampiero Leombroni, un altro amico e tecnico di fiducia, sostituisce il commissario dimissionario Sandro Annibali al consorzio di bonifica sud; Andrea Grilli, figlio dell’ex presidente del tribunale di Pescara Luigi Grilli, a inizio anno, dopo tre bandi di concorso è stato nominato presidente dell’Arit.

Giampiero Leombroni

Giampiero Leombroni

Al Consorzio di bonifica sud, racconta San Salvo net, i commissari cambiano ma i problemi restano: <I canali di raccolta delle acque nelle campagne e i letti dei torrenti sono in completo abbandono>, eccetera eccetera. E Leombroni, appena insediato, che fa? Nomina altri tre consulenti: sempre Antonio Sutti (quello del consorzio Chieti-Pescara, con cui ha condiviso un’esperienza lavorativa nella Toto spa), il commercialista di Vasto Pignatelli e l’imprenditore Guglielmo Boschetti, il cui nome è apparso in diverse inchieste, da Alfonso Papa agli appalti del terremoto.

Ma di incarichi-doppione non c’è solo quello di Sutti. Anche Sabrina Saccomandi, che è a cavallo tra università di Teramo e Regione, ha una consulenza per Abruzzo sviluppo. Insomma, le società controllate sono veri e propri stipendifici. L’Arit costa alla Regione di “contributo per il funzionamento” un milione e cento mila euro, l’Arta 13.996.000,00 euro; l’Adsu di Chieti, tanto per fare un esempio, un milione e 800 mila euro e rotti. Senza contare i compensi di presidenti, consiglieri e collegi sindacali. Ma il bello deve ancora venire.




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